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Sarsina,
il “Locus Amoenus” di Plauto
di
Federica Salvo
“Homo
homini lupus est” (= ogni uomo è un lupo nei
confronti dell’altro), “Doctum doces”
(= insegni a uno che sa già), “Quasi piscis,
itidemst amator lenae: nequam est, nisi recens” (=
l’amante è come il pesce: pessimo se non è
fresco)… sono solo alcune dell’espressioni più
famose lasciateci dai latini. Queste qua in particolare appartengono
a Tito Maccio Plauto, commediografo nato a Sarsina
nel 250 a.C. Il suo vero nome sarebbe Titus Plautus al quale poi
aggiunse Maccius per adottare il nome tripartito tipico della
gens romana per ottenerne gli stessi privilegi, ma anche per ricordare
un personaggio farsesco molto in voga il quel periodo, Maccius
appunto. Le commedie attribuite con certezza al commediografo
sono ventuno; tante altre invece gli sono state attribuite col
beneficio del dubbio. Quelle “certe” sono state suddivise
in: commedie della beffa, del romanzesco, dell’agnizione
(= del riconoscimento), dei sosia e dei caratteri. Tra le più
famose possiamo annoverare: la “Cistellaria”, l’
“Aulularia”, il “Poenulus” e via discorrendo.
L’elemento che più caratterizza le sue opere è
la vis comica, arricchita da un lessico, espressioni fantasiose,
scambi e colpi di scena capaci di coinvolgere ed esaltare il pubblico.
Le sue commedie sono delle “rielaborazioni” di opere
greche di cui spesso mescolava i canovacci e dalle quali traeva
i nomi dei personaggi, i luoghi. Insomma, si tratta di una vera
e propria contaminatio greca; ma a sua volta
Plauto ha contaminato altri autori del calibro di Molière
e Shakespeare.
La storia. Situata su una collina che domina il fiume
Savio, Sarsina, paesino in provincia di Forlì-Cesena, ha
delle origini molto antiche, che risalgono al VI sec. a.C. Nel
III sec. a.C. Sarsina dominava un grande stato che andava dal
crinale appenninico all’alto Tevere. Nel 266 a.C. fu conquistata
dai Romani e divenne Municipio: la cittadinanza romana le venne
riconosciuta solo nel I sec. e fu grazie a questo status che conobbe
uno sviluppo economico e commerciale. Le mura e diversi mausolei
vennero eretti durante il periodo repubblicano e la città
divenne un grande emporio, centro di riferimento per tanti orientali
che v’installarono diversi santuari, anche per sfuggire
alla crisi dilagante nella Val Padana. Attorno al III secolo visse
a Sarsina San Vicinio, vescovo e poi Santo Patrono della città,
le cui virtù e le cui doti di esorcista sono rimasti famose
nel tempo. Al momento del crollo dell’Impero romano, il
paese fu distrutto e saccheggiato più volte, passò
da un dominatore ad un altro, ma tuttavia riuscì a mantenere
sempre un certo “decoro” grazie al fatto di essere
una sede vescovile. Alla fine del XIX secolo fece parte dello
Stato Pontificio e successivamente del Regno d’Italia. Nel
XX sec. invece, dopo il celeberrimo sbarco americano e la caduta
di Mussolini, Sarsina fu teatrino di una rappresaglia nazista
che causò moltissimi morti oltre che la distruzione della
città.
Visite di interesse. Sicuramente la Cattedrale,
dedicata al patrono, splendido gioiello dell’arte romanica,
con interni molto curati e solenni che contrastano con la sobrietà
della facciata esterna. Ogni anno molti pellegrini vi accorrono
per la benedizione della ferrea “catena di San Vicinio”
che, indossata, protegge dal maligno e dalle sue possessioni.
Altro luogo da visitare è il Museo dell’Arte
Sacra che si trova presso il Palazzo in cui, un tempo,
si trovava la sede vescovile. Esso è suddiviso in quattro
ambienti differenti: i primi due ambienti conservano il patrimonio
tessile e gli indumenti sacri, nell’ultimo ambiente troviamo
oggetti sacri e argenterie. Prima di accedere alla prima sala
si attraversa un’ ex cappella, oggi adibita a pinacoteca.
Per chi fosse interessato invece all’aspetto naturalistico,
di grande bellezza è il Parco delle Marmitte dei Giganti,
attraversato da un affluente del fiume Savio. Il nome del parco
è abbastanza particolare e deriva da un fenomeno geologico
che vede l’azione erosiva dei detriti e dei ciottoli trasportati
dal fiume, corrompere la roccia creando delle profonde fenditure,
talmente grandi da ricordare appunto delle enormi marmitte ove
i giganti riscaldano il cibo.
Eventi “mondani”. Per le buone forchette
non devono mancare la Sagra della Pagnotta (le
due domeniche antecedenti la Pasqua) e la Sagra delle
Castagne (la seconda e la terza domenica d’ottobre).
Per gli “acculturati”, invece, non si può perdere
il Plautus Festival, una successione di pièce
teatrali e di letture dell’autore latino, seguite da una
premiazione dei due migliori attori del Laboratorio Teatrale.
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