Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 46 del 22 Dicembre 2008

 

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Sarsina, il “Locus Amoenus” di Plauto

 

di Federica Salvo

 

Homo homini lupus est” (= ogni uomo è un lupo nei confronti dell’altro), “Doctum doces” (= insegni a uno che sa già), “Quasi piscis, itidemst amator lenae: nequam est, nisi recens” (= l’amante è come il pesce: pessimo se non è fresco)… sono solo alcune dell’espressioni più famose lasciateci dai latini. Queste qua in particolare appartengono a Tito Maccio Plauto, commediografo nato a Sarsina nel 250 a.C. Il suo vero nome sarebbe Titus Plautus al quale poi aggiunse Maccius per adottare il nome tripartito tipico della gens romana per ottenerne gli stessi privilegi, ma anche per ricordare un personaggio farsesco molto in voga il quel periodo, Maccius appunto. Le commedie attribuite con certezza al commediografo sono ventuno; tante altre invece gli sono state attribuite col beneficio del dubbio. Quelle “certe” sono state suddivise in: commedie della beffa, del romanzesco, dell’agnizione (= del riconoscimento), dei sosia e dei caratteri. Tra le più famose possiamo annoverare: la “Cistellaria”, l’ “Aulularia”, il “Poenulus” e via discorrendo. L’elemento che più caratterizza le sue opere è la vis comica, arricchita da un lessico, espressioni fantasiose, scambi e colpi di scena capaci di coinvolgere ed esaltare il pubblico. Le sue commedie sono delle “rielaborazioni” di opere greche di cui spesso mescolava i canovacci e dalle quali traeva i nomi dei personaggi, i luoghi. Insomma, si tratta di una vera e propria contaminatio greca; ma a sua volta Plauto ha contaminato altri autori del calibro di Molière e Shakespeare.


La storia
. Situata su una collina che domina il fiume Savio, Sarsina, paesino in provincia di Forlì-Cesena, ha delle origini molto antiche, che risalgono al VI sec. a.C. Nel III sec. a.C. Sarsina dominava un grande stato che andava dal crinale appenninico all’alto Tevere. Nel 266 a.C. fu conquistata dai Romani e divenne Municipio: la cittadinanza romana le venne riconosciuta solo nel I sec. e fu grazie a questo status che conobbe uno sviluppo economico e commerciale. Le mura e diversi mausolei vennero eretti durante il periodo repubblicano e la città divenne un grande emporio, centro di riferimento per tanti orientali che v’installarono diversi santuari, anche per sfuggire alla crisi dilagante nella Val Padana. Attorno al III secolo visse a Sarsina San Vicinio, vescovo e poi Santo Patrono della città, le cui virtù e le cui doti di esorcista sono rimasti famose nel tempo. Al momento del crollo dell’Impero romano, il paese fu distrutto e saccheggiato più volte, passò da un dominatore ad un altro, ma tuttavia riuscì a mantenere sempre un certo “decoro” grazie al fatto di essere una sede vescovile. Alla fine del XIX secolo fece parte dello Stato Pontificio e successivamente del Regno d’Italia. Nel XX sec. invece, dopo il celeberrimo sbarco americano e la caduta di Mussolini, Sarsina fu teatrino di una rappresaglia nazista che causò moltissimi morti oltre che la distruzione della città.


Visite di interesse. Sicuramente la Cattedrale, dedicata al patrono, splendido gioiello dell’arte romanica, con interni molto curati e solenni che contrastano con la sobrietà della facciata esterna. Ogni anno molti pellegrini vi accorrono per la benedizione della ferrea “catena di San Vicinio” che, indossata, protegge dal maligno e dalle sue possessioni. Altro luogo da visitare è il Museo dell’Arte Sacra che si trova presso il Palazzo in cui, un tempo, si trovava la sede vescovile. Esso è suddiviso in quattro ambienti differenti: i primi due ambienti conservano il patrimonio tessile e gli indumenti sacri, nell’ultimo ambiente troviamo oggetti sacri e argenterie. Prima di accedere alla prima sala si attraversa un’ ex cappella, oggi adibita a pinacoteca.
Per chi fosse interessato invece all’aspetto naturalistico, di grande bellezza è il Parco delle Marmitte dei Giganti, attraversato da un affluente del fiume Savio. Il nome del parco è abbastanza particolare e deriva da un fenomeno geologico che vede l’azione erosiva dei detriti e dei ciottoli trasportati dal fiume, corrompere la roccia creando delle profonde fenditure, talmente grandi da ricordare appunto delle enormi marmitte ove i giganti riscaldano il cibo.


Eventi “mondani”
. Per le buone forchette non devono mancare la Sagra della Pagnotta (le due domeniche antecedenti la Pasqua) e la Sagra delle Castagne (la seconda e la terza domenica d’ottobre). Per gli “acculturati”, invece, non si può perdere il Plautus Festival, una successione di pièce teatrali e di letture dell’autore latino, seguite da una premiazione dei due migliori attori del Laboratorio Teatrale.


 

 

 

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