Viaggio
al centro di gravità: scopriamo Riposto
di
Federica Salvo
«La mia
parte assente si identificava con l'umidità.» da
“Arabian song”
Che poesia! Che suoni! Franco Battiato e’ il maestro
della musica italiana – senza togliere nulla agli
altri -, ma è anche poeta, pittore e regista. E’
colui che i miei genitori mi “costringevano” ad ascoltare
e che io cercavo di decifrare tutti i giorni, perché le
sue parole, per quanto mi fossero aliene, evocavano certe emozioni.
In particolare il verso «Da una finestra di ringhiera
mio padre si pettinava, l'odore di brillantina s'impossessava
di me.» (tratto da “Mal d’Africa”)
mi ha sempre incuriosito, probabilmente per la sua eleganza; anche
un oggetto assolutamente materiale, la brillantina, ossia il gel
per capelli, è riempita di un significato allegorico che
lo rende quasi astratto, evanescente.
E’ il potere di Franco Battiato, cantautore
avanguardista, da sempre in grado di attirare una vasta fetta
di pubblico grazie alle sue melodie e ai suoi testi colti e ricercati.
Spazia dalla filosofia occidentale a quella orientale, dall’etnografia
alla sociologia, dalla politica di ogni giorno ai massimi sistemi,
dall’aspetto sessuale a quello sentimentale. Nato nel 1945
e trasferitosi a Milano a vent’anni, egli si fece notare
con la canzone di protesta. Con Gregorio Alicata fondò
infatti un duo, “Gli ambulanti”,
che si esibiva davanti alle scuole all’orario di uscita,
suscitando curiosità negli studenti e poi anche in Giorgio
Gaber che lo aiuta ad entrare nella casa discografica “Jolli”.
Non fu l’unica di cui fece parte: nel 1968 entrò
nella “Philips” dove incise canzoni più “sentimentali”
e dove iniziò a sperimentare. Ma fu solo quando passò
all’etichetta “Bla Bla” che cominciò
la ricerca “elettronica” e il rock d’avanguardia.
Fu comunque con l’ “Emi” che arrivò a
produrre e vendere molti dischi, tra cui il famosissimo “L’era
del cinghiale bianco” (1979). E poi: “Patriots”,
“La voce del padrone” e tanti tanti altri album.
Riposto, il “centro di gravità permanente"
di Battiato. Nato a Jonia, oggi Riposto,
un paesino nella provincia di Catania. Si chiamava Jonia appunto
perché è situato sulla costa del Mar Ionio. Il suo
porto è tra i più grandi, infatti viene definito
“Porto dell’Etna”. Storicamente,
le vicende del paese sono strettamente connesse a quelle di Giarre
e di Mascali, appartenenti tutte alla stessa contea. Risposto
aveva un po’ il ruolo di “cantina”, perché
ivi venivano depositate prodotti agricoli, raccolti e grandi quantità
di vino (da qui il nome Riposto, “ripostiglio”). Nel
XVIII secolo vi fu un’ondata migratoria di messinesi, scappati
dalla loro città per la peste. Nel 1841 il borgo Riposto
divenne autonomo e conobbe un discreto sviluppo commerciale ed
economico. Infatti vi erano lì le sedi consolari di Svezia,
Romania, Norvegia, Uruguay, Francia, Basile, Gran Bretagna.
Nel 1939 fu riunita a Giarre col nome Giarre-Riposto:
dalla fusione dei due nacque Jonia durante il
periodo fascista. Nel 1945 i due paesi furono nuovamente divisi
dopo aver preso in considerazione le diverse origini e vocazioni.
Arte. Di particolare interesse è la Basilica
neoclassica di Riposto, costruita tra il XVIII e il XIX secolo
dedicata a San Pietro. Al suo interno vi sono diversi dipinti
di pittori siciliani, un organo francese del 1800 e un elegante
pulpito. Purtroppo non sono mai stati realizzati il campanile
e diverse statue marmoree. La prima chiesa ad esser stata costruita
è stata quella della Madonna della Lettera,
che fu ricostruita per quattro volte: la prima nel periodo arabo-normanna,
la seconda nel periodo spagnolo, la terza nel 1700 e l’ultima
volta nel 1868.
Come arrivare. Uscire da Catania ed imboccare
l’autostrada A18, direzione Messina. Dopo il casello Catania
nord, imboccare l’E45 in direzione Giarre. Dopo aver attraversato
Giarre, uscire dal paese attraverso Corso Italia ed entrare a
Riposto.
Foto: www.alqasar.altervista.org
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