Pieve
di Soligo, il “paesaggio” di Zanzotto
di
Dario De Cristofaro
Il
poeta della lingua.“Per quanto mi riguarda
ho il sospetto che la poesia non sia affatto scrivere; il poeta
non è scrittore nel senso corrente della parola; direi
anzi che arriva a odiare lo scrivere forse perché si sente
in qualche modo costretto al suo gesto... Si tratta di scalfire
scalpellare graffiare la lingua o di sprofondarvi, più
che di usarla... Nella poesia qualcosa è al di fuori e
al di là dello scrivere...”.
Andrea
Zanzotto è certamente uno dei più significativi
poeti del panorama letterario contemporaneo. Nato il 10 ottobre
del 1921 a Pieve di Soligo, piccolo paese situato
nell’estremità settentrionale della provincia di
Treviso, esordisce negli anni Cinquanta, in un
clima ancora “post-ermetico”, con il libro
di poesie Dietro il paesaggio (1951).
La piena affermazione arriverà però con la raccolta
Beltà (1968) , frutto di uno
sperimentalismo linguistico estremo, reazione alla crisi del post-simbolismo
e al linguaggio massificato della società contemporanea.
Tema
ricorrente della poesia di Zanzotto è la riflessione
sul linguaggio. Il poeta veneto, distaccandosi tanto
dall’ermetismo quanto dalla neoavanguardia,
riesce a individuare un duplice aspetto nella lingua. Infatti,
se da un lato, nella società massificata, essa diventa
il luogo estremo dell’inautenticità e dell’alienazione;
dall’ altro lato, però, la lingua risulta essere,
anche il deposito di usi e significati passati, serbatoio della
vastità dell’esperienza umana. La fiducia di Zanzotto
nella poesia come unico mezzo per riscoprire l’autenticità
e l’espressività del linguaggio è subordinata
a quella duplice concezione. Così non sorprende il ricorso
all’uso del dialetto in numerosi suoi testi o il recupero
di quel linguaggio infantile, chiamato in dialetto petèl,
una sorta di prelingua ricca di vezzeggiativi con cui le madri
si rivolgono ai loro bambini.
Pieve
di Soligo. “Nei miei primi libri io avevo addirittura
cancellato la presenza umana, per una forma di "fastidio"
causato dagli eventi storici; volevo solo parlare di paesaggi,
ritornare a una natura in cui l'uomo non avesse operato. Era un
riflesso psicologico alle devastazioni della guerra”.
Sono i paesaggi di Pieve di Soligo, a circa 30 Km da Treviso,
quelli a cui il poeta veneto fa ritorno nelle sue poesie. I luoghi
in cui crebbe e in cui ancora oggi vive. Bagnata dai fiumi dai
fiumi Soligo e Lierza, grazie
soprattutto alla sua felice posizione geografica, Pieve di Soligo
è conosciuta come “la perla del Quartier
del Piave”.
Il
fiume Soligo divide il paese in due contrade rivali, la Pieve
del Trevisan e la Pieve del Contà;
tuttora questa divisione viene ricordata con l'ormai tradizionale
tiro alla fune che si svolge durante la sagra paesana "dei
Osei". La Pieve del Trevisan fu così definita perché
il centro di Soligo e il territorio di Pieve a destra del fiume
Soligo vennero a dipendere direttamente dalla città di
Treviso (da questo la denominazione di Trevisan). La parte a sinistra
del fiume Soligo, includendo anche Solighetto,
venne chiamata Pieve del Contà perché compresa nella
contea dei Brandolini della Valmareno.
Il
centro di Pieve di Soligo è caratterizzato dalla presenza
di alcuni interessanti edifici: la seicentesca villa Chisini-Daniotti,
i coevi palazzo Ciassi e Morona, con la chiesetta
barocca della Madonna del Carmine, palazzo Balbi Valier,
del XIX secolo e l’adiacente Borgo Stolfi. Di notevole rilievo
artistico è inoltre il duomo, dedicato a Santa Maria Assunta,
in cui è conservata una pala di Francesco da Milano datata
1540, una “Crocifissione” di Giovanni Possamai,
una “Vergine con Gesù Bambino” di
Marta Sammartini e la tomba del Venerato Giuseppe Toniolo.
Come
arrivare.
In
automobile da Treviso si deve percorrere la Strada Statale 13
fino all’uscita 3 a per via Mercatelli / Strada Provinciale
34.
Foto:
http://www.oggitreviso.it
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