Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 43 del 1 Dicembre 2008

 

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Pieve di Soligo, il “paesaggio” di Zanzotto

 

di Dario De Cristofaro

 

Il poeta della lingua.“Per quanto mi riguarda ho il sospetto che la poesia non sia affatto scrivere; il poeta non è scrittore nel senso corrente della parola; direi anzi che arriva a odiare lo scrivere forse perché si sente in qualche modo costretto al suo gesto... Si tratta di scalfire scalpellare graffiare la lingua o di sprofondarvi, più che di usarla... Nella poesia qualcosa è al di fuori e al di là dello scrivere...”.

 

Andrea Zanzotto è certamente uno dei più significativi poeti del panorama letterario contemporaneo. Nato il 10 ottobre del 1921 a Pieve di Soligo, piccolo paese situato nell’estremità settentrionale della provincia di Treviso, esordisce negli anni Cinquanta, in un clima ancora “post-ermetico”, con il libro di poesie Dietro il paesaggio (1951). La piena affermazione arriverà però con la raccolta Beltà (1968) , frutto di uno sperimentalismo linguistico estremo, reazione alla crisi del post-simbolismo e al linguaggio massificato della società contemporanea.

 

Tema ricorrente della poesia di Zanzotto è la riflessione sul linguaggio. Il poeta veneto, distaccandosi tanto dall’ermetismo quanto dalla neoavanguardia, riesce a individuare un duplice aspetto nella lingua. Infatti, se da un lato, nella società massificata, essa diventa il luogo estremo dell’inautenticità e dell’alienazione; dall’ altro lato, però, la lingua risulta essere, anche il deposito di usi e significati passati, serbatoio della vastità dell’esperienza umana. La fiducia di Zanzotto nella poesia come unico mezzo per riscoprire l’autenticità e l’espressività del linguaggio è subordinata a quella duplice concezione. Così non sorprende il ricorso all’uso del dialetto in numerosi suoi testi o il recupero di quel linguaggio infantile, chiamato in dialetto petèl, una sorta di prelingua ricca di vezzeggiativi con cui le madri si rivolgono ai loro bambini.

 

Pieve di Soligo. “Nei miei primi libri io avevo addirittura cancellato la presenza umana, per una forma di "fastidio" causato dagli eventi storici; volevo solo parlare di paesaggi, ritornare a una natura in cui l'uomo non avesse operato. Era un riflesso psicologico alle devastazioni della guerra”. Sono i paesaggi di Pieve di Soligo, a circa 30 Km da Treviso, quelli a cui il poeta veneto fa ritorno nelle sue poesie. I luoghi in cui crebbe e in cui ancora oggi vive. Bagnata dai fiumi dai fiumi Soligo e Lierza, grazie soprattutto alla sua felice posizione geografica, Pieve di Soligo è conosciuta come “la perla del Quartier del Piave”.

 

Il fiume Soligo divide il paese in due contrade rivali, la Pieve del Trevisan e la Pieve del Contà; tuttora questa divisione viene ricordata con l'ormai tradizionale tiro alla fune che si svolge durante la sagra paesana "dei Osei". La Pieve del Trevisan fu così definita perché il centro di Soligo e il territorio di Pieve a destra del fiume Soligo vennero a dipendere direttamente dalla città di Treviso (da questo la denominazione di Trevisan). La parte a sinistra del fiume Soligo, includendo anche Solighetto, venne chiamata Pieve del Contà perché compresa nella contea dei Brandolini della Valmareno.

 

Il centro di Pieve di Soligo è caratterizzato dalla presenza di alcuni interessanti edifici: la seicentesca villa Chisini-Daniotti, i coevi palazzo Ciassi e Morona, con la chiesetta barocca della Madonna del Carmine, palazzo Balbi Valier, del XIX secolo e l’adiacente Borgo Stolfi. Di notevole rilievo artistico è inoltre il duomo, dedicato a Santa Maria Assunta, in cui è conservata una pala di Francesco da Milano datata 1540, una “Crocifissione” di Giovanni Possamai, una “Vergine con Gesù Bambino” di Marta Sammartini e la tomba del Venerato Giuseppe Toniolo.

 

Come arrivare.

In automobile da Treviso si deve percorrere la Strada Statale 13 fino all’uscita 3 a per via Mercatelli / Strada Provinciale 34.

 

Foto: http://www.oggitreviso.it

 

 

 

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