Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                  ANNO II Num. 41 del 17 Novembre 2008

 

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Genova, ovvero De André e dintorni

 

di Matteo Chiavarone

 

Il mare, la Riviera, il porto, i vecchi carrugi. E De André. Agli occhi della gente questa è Genova, come se la bellezza, o lo splendore, possano essere descritti da pochi e immediati elementi. Se non è così, però, poco ci manca perché se Genova è bellissima, e lo è, deve molto a tutto questo.
Così come deve molto a tutti quei grandissimi uomini a cui la città ha dato i natali, da Eugenio Montale a Giorgio Caproni, da Camillo Sbarbaro a Dino Campana, da Umberto Bindi a Luigi Tenco, da Gino Paoli a Bruno Lauzi.

 

Molto interessante il volume Parchi di parole – Genova nelle opere di Cantautori e Poeti (Galata 2007), un libro che è anche una tanto insolita quanto gradevolissima guida turistica capace di leggere la città attraverso i luoghi delle poesie e delle canzoni che negli ultimi anni abbiamo imparato ad amare da questi grandissimi personaggi. Vengono proposti sette percorsi, ognuno riconducibile a un verso o ad una musica, versi e musiche che riecheggiano nelle strade, nei vicoli, nelle mura che sontuosamente portano al porto.

 

Il primo itinerario, come in tutte le guide che si rispettano, riguarda il centro, un centro che non è solo la città vecchia, ma il cuore pulsante della città, il nucleo viscerale e innato di una creatura nient'affatto inanimata. Si inizia dalla lanterna, dal porto, da quel tratto “di negro celeste” cantato da Caproni per poi iniziare ad osservare la città da un punto di vista privilegiato, il mare. Ed ecco i locali storici della zona portuale, come il “Ragno Verde” nominato da De André e Gennari nel loro Un destino ridicolo, la villa del principe Andrea Doria, la chiesa di San Giovanni, piazza Acquaverde, la Stazione Principe cantata da un Bruno Lauzi in partenza per uno sgradevole viaggio a Milano. E poi la Commenda di Prè, l'ascensore per Castelletto fino ad arrivare in cima, ad osservare i tetti d'ardesia del centro storico più grande d'Europa.

 

In quella spianata, in quei vicoli, ha vissuto la gatta cantata da Gino Paoli, in quei vicoli Caproni ha scritto le sue poesie più belle, e lì tra un muro diroccato e un maniero in stile Coppedè, scendendo il Corso Dogali, vi è la casa di Montale. L'accesso alla città vecchia, le chiese storiche, l'imponente Porta dei Vacca fino a Via del Campo, il negozio di dischi di Gianni Tassio, ora tramutato in museo alla memoria di De André, e tutta Sottoripa, tra prelibatezze gastronomiche e la Caricamento che rivisse con Campana quel senso panico di disperazione e allucinazione.
Continuando per vico Castagna fino a via di Porta Soprana e poi ancora a piazza Matteotti: il Palazzo Ducale, il teatro Carlo Felice, la vecchia Borsa, la storica Cambusa in cui Tenco e De André dibatterono sulla paternità di Quando, i luoghi di Fossati e di Irish Mannerini, poeta cieco dell'anarchia.

 

Dal centro si allargano gli altri itinerari, fino a raggiungere da una parte Levante e dall'altra Ponente, il lungomare di Pegli, la Sestri industriale, la zona di Marassi e Valbisagno, il fiume che con i suoi rivi percorre gli argini anche troppo grandi per un corso d'acqua quasi sempre asciutto, i ricordi delle bombe sganciate durante la guerra, il cimitero, lo stadio della Sampdoria e del Genoa, la squadra che ha portato il calcio in Italia.

 

E poi la bellissima Val Trebbia, la Statale 45 cantata da Caproni, la Valle Scrivia, i cimiteri di Loco in cui il poeta è sepolto con l'amata moglie, la strada bianca per Ricaldone e la tomba di Tenco.



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