| “Stop
ai kite surf con il brutto tempo”
di
Daniele Cimò
Solcare
le onde e librarsi nell’aria, saltare tra mare e cielo disegnando
evoluzioni o cercando di superare soglie di velocità sempre
più elevate: è il kite surf, disciplina
nata nel 1999 nelle acque ventose delle isole Hawaii
e diventata in pochi anni la passione di migliaia di sportivi
in cerca di avventure adrenaliniche.
Prima di praticare il kite surf, però, bisogna seguire
un corso di preparazione organizzato da una scuola professionalmente
preparata. Se, infatti, divertimento ed emozioni sono
assicurate, pericoli e insidie, in questo sport giovane e ancora
poco conosciuto, non mancano. Il Kite surf, a differenza del Wind
surf, si può praticare anche con venti deboli ed è
per questo motivo che in poco tempo le spiagge di tutto il mondo
si sono riempite di tavole e vele. A tenerle unite sono una barra
di controllo e due, quattro o più cavi lunghi una trentina
di metri.
Il kite surf è diviso in diverse discipline: c’è
il “free stylè”, dove si effettuano
evoluzioni; il “wavè”, dove
si naviga in mare cavalcando le onde; il “long
distancè”, una competizione simile
alla classica regata; lo “speed”, dove si cerca di
raggiungere la più alta velocità possibile. Il record
del mondo è attualmente di circa 48 nodi ( 90 km/h).
In Italia il kite surf è diventato ancora più famoso
dopo l’incidente di due settimane fa sul litorale romano,
a Campo di Mare: un giovane poco più che trentenne, da
poco tornato dall’Australia, è morto schiantato contro
il cancello di una villetta dopo essere stato trascinato per centinaia
di metri dalla furia di un’improvvisa tromba d’aria.
Un altro ragazzo è rimasto gravemente ferito. Una tragedia
che ha scatenato subito polemiche sulla mancanza di norme di sicurezza
a protezione di chi entra in mare senza conoscere realmente i
pericoli a cui potrebbe andare incontro: "È evidente
come servano regole precise a tutela di chi pratica questo sport,
per evitare futuri incidenti – ha detto il presidente
del Codacons, Carlo Rienzi, con un comunicato - le autorità
marittime, di concerto con le forze dell’ordine, devono
effettuare controlli sui litorali, sanzionando coloro che praticano
tale sport quando non vi siano adeguate condizioni di sicurezza,
mettendo a repentaglio la propria incolumità e quella di
altri soggetti".
Il Codacons ha chiesto l’introduzione di una norma
specifica: vietare su tutto il territorio nazionale la
pratica di questo sport quando le condizioni meteo non lo permettono,
in caso di vento forte o della possibilità di raffiche
improvvise. Una proposta considerata inutile e ridicola dai kiters
e dagli appassionati di sport velici: “Non vogliamo
certo farci male – è il commento che si legge
spesso su blog e social network - sarebbe molto più
utile un servizio informativo ben organizzato sul pericolo di
trombe d’aria improvvise e sulla probabilità di repentini
cambiamenti delle condizioni meteo”.
“La richiesta del Codacons non ha senso - sottolinea
Paolo Silvestri, presidente della federazione Kite Surf- ci
sono casi in cui 40 nodi di vento costanti possono non essere
pericolosi, perché magari si vola davanti a un litorale
sabbioso, e altri per i quali 15 nodi possono creare problemi,
soprattutto se ci sono rocce e scogli. Deve prevalere il buon
senso e la prudenza, e bisogna avvicinarsi a questo sport frequentando
una scuola, soprattutto per imparare come si entra e si esce dal
mare, le due fasi più rischiose e delicate”.
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