Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO III Num. 24 del 23Giugno 2009

 

 

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“Stop ai kite surf con il brutto tempo”

 

 

di Daniele Cimò

 

 

 


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“Stop ai kite surf con il brutto tempo”

 

 

di Daniele Cimò

 

Solcare le onde e librarsi nell’aria, saltare tra mare e cielo disegnando evoluzioni o cercando di superare soglie di velocità sempre più elevate: è il kite surf, disciplina nata nel 1999 nelle acque ventose delle isole Hawaii e diventata in pochi anni la passione di migliaia di sportivi in cerca di avventure adrenaliniche.
Prima di praticare il kite surf, però, bisogna seguire un corso di preparazione organizzato da una scuola professionalmente preparata. Se, infatti, divertimento ed emozioni sono assicurate, pericoli e insidie, in questo sport giovane e ancora poco conosciuto, non mancano. Il Kite surf, a differenza del Wind surf, si può praticare anche con venti deboli ed è per questo motivo che in poco tempo le spiagge di tutto il mondo si sono riempite di tavole e vele. A tenerle unite sono una barra di controllo e due, quattro o più cavi lunghi una trentina di metri.


Il kite surf è diviso in diverse discipline: c’è il “free stylè”, dove si effettuano evoluzioni; il “wavè”, dove si naviga in mare cavalcando le onde; il “long distancè”, una competizione simile alla classica regata; lo “speed”, dove si cerca di raggiungere la più alta velocità possibile. Il record del mondo è attualmente di circa 48 nodi ( 90 km/h).


In Italia il kite surf è diventato ancora più famoso dopo l’incidente di due settimane fa sul litorale romano, a Campo di Mare: un giovane poco più che trentenne, da poco tornato dall’Australia, è morto schiantato contro il cancello di una villetta dopo essere stato trascinato per centinaia di metri dalla furia di un’improvvisa tromba d’aria. Un altro ragazzo è rimasto gravemente ferito. Una tragedia che ha scatenato subito polemiche sulla mancanza di norme di sicurezza a protezione di chi entra in mare senza conoscere realmente i pericoli a cui potrebbe andare incontro: "È evidente come servano regole precise a tutela di chi pratica questo sport, per evitare futuri incidenti – ha detto il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, con un comunicato - le autorità marittime, di concerto con le forze dell’ordine, devono effettuare controlli sui litorali, sanzionando coloro che praticano tale sport quando non vi siano adeguate condizioni di sicurezza, mettendo a repentaglio la propria incolumità e quella di altri soggetti".


Il Codacons ha chiesto l’introduzione di una norma specifica: vietare su tutto il territorio nazionale la pratica di questo sport quando le condizioni meteo non lo permettono, in caso di vento forte o della possibilità di raffiche improvvise. Una proposta considerata inutile e ridicola dai kiters e dagli appassionati di sport velici: “Non vogliamo certo farci male – è il commento che si legge spesso su blog e social network - sarebbe molto più utile un servizio informativo ben organizzato sul pericolo di trombe d’aria improvvise e sulla probabilità di repentini cambiamenti delle condizioni meteo”.


La richiesta del Codacons non ha senso - sottolinea Paolo Silvestri, presidente della federazione Kite Surf- ci sono casi in cui 40 nodi di vento costanti possono non essere pericolosi, perché magari si vola davanti a un litorale sabbioso, e altri per i quali 15 nodi possono creare problemi, soprattutto se ci sono rocce e scogli. Deve prevalere il buon senso e la prudenza, e bisogna avvicinarsi a questo sport frequentando una scuola, soprattutto per imparare come si entra e si esce dal mare, le due fasi più rischiose e delicate”.


 

 


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