| Come
combattere il nepotismo in Italia
di
Daniele Cimò
Chi
conta solo sulle proprie forze difficilmente riesce a fare carriera
in Italia. L’ascensore sociale ha la porta sbarrata
e per aprirla, si sa, servono le conoscenze: parenti, amici o
amici di amici. Ai primi piani, spesso, l’ascensore proprio
non arriva. Inutile parlare di pari opportunità: il
sistema Italia non è meritocratico e raramente le istituzioni
investono risorse nella formazione dei giovani. I più
bravi e scaltri scappano all’estero, altri si deprimono
e rinunciano alle loro aspirazioni, pochissimi riescono a sfruttare
i piccoli spazi che di rado si aprono. Siamo un paese arretrato
culturalmente, che preferisce guardare a ciò che è
subito realizzabile, subito fruibile e subito visibile, invece
di pensare al futuro e al progresso come una risorsa utile per
tutti.
Di
raccomandazioni, segnalazioni e cooptazioni si parla da decenni.
E’un fenomeno radicato in profondità che sembra impossibile
estirpare. Massoneria, nepotismo e criminalità organizzata
decidono nell’ombra chi si deve sedere sulle poltrone più
importanti, poi ci sono i privilegi, i concorsi truccati, le reti
di parentele intrecciate, gerarchie nazionali su chi comanda e
dove, lobby bianche, rosse e nere, intrecci politici ed economici
nella selezione dei professori universitari e dei primari negli
ospedali. Il libro dei giornalisti Davide Carlucci e Antonio Castaldo
“Un paese di Baroni”, uscito pochi
mesi fa, descrive “un sistema universitario talmente
incancrenito da autoalimentarsi e sopravvivere da solo”.
Il caso della parentopoli di Bari, dove nella facoltà di
economia e commercio erano piazzati nove membri della famiglia
Massari, tra fratelli nipote e cugini, è un esempio estremo
di come funzionino i meccanismi di selezione del personale nelle
università. Ma il discorso vale per quasi tutti i settori.
Le
leggi che dovrebbero combattere questo malcostume italiano sono
poche e male applicate, per questo quando qualche politico
o amministratore pubblico propone nuove norme che vanno in quella
direzione merita subito gli onori della cronaca e della visibilità:
è il caso di Enrico Rossi, assessore alla Salute della
Regione Toscana, padre del così detto provvedimento “antinepotismo”,
un articolo aggiunto alla disciplina del servizio sanitario regionale
per regolamentare i criteri dell’assegnazione del personale:
“La direzione aziendale - si legge nel testo approvato
la scorsa settimana dalla Giunta - deve adottare tutte le
misure necessarie ad evitare che i dipendenti legati da vincoli
di parentela, o di affinità, fino al terzo grado (coniugi,
conviventi, padri e figli, zii e nipoti, nonni e nipoti), prestino
servizio in rapporto di subordinazione gerarchica nella stessa
struttura organizzativa ».
In
pratica negli stessi dipartimenti, o nelle stesse unità
operative, non potranno essere presenti primari e operatori sanitari
legati da una parentela fino al terzo grado. Qualche mese
prima l’assessore aveva chiesto un censimento dei gradi
di parentela ai direttori di asl e aziende ospedaliere universitarie
e aveva inviato una lettera ai direttori generali per invitarli
a non mischiare famiglia e lavoro. Ora che la legge è
stata approvata i direttori delle aziende avranno un anno di tempo
per mettersi in regola.
Il
provvedimento antinepotismo non cambierà di molto la situazione
generale (e riguarda solo il settore sanitario), ma è comunque
un piccolo segnale positivo. L’esperienza insegna
che le leggi sono degli strumenti e un escamotage per aggirarle
si trova sempre. Che fare, ad esempio, contro il nepotismo incrociato?
Io, capo di un reparto di un’azienda, assumo tuo figlio,
o la moglie di tuo figlio, e tu, magari fra dieci anni, assumerai
il mio quando sarà cresciuto e dopo che io avrò
curato il suo curriculum e le sue pubblicazioni: combattere meccanismi
di questo tipo è impossibile.
Cambiare
la mentalità e la cultura di base degli italiani in tema
di pari opportunità e meritocrazia è la sfida più
difficile. Solo così, però, si potrà dare
qualche speranza alle generazioni future.
PER
SAPERNE DI PIU’:
http://www.ghigliottina.it/cultura/090202giovinazzo.htm
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