Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO III Num. 18 del 18 Maggio 2009

 

 

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Come combattere il nepotismo in Italia

 

 

di Daniele Cimò

 

 


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Come combattere il nepotismo in Italia

 

di Daniele Cimò

 

Chi conta solo sulle proprie forze difficilmente riesce a fare carriera in Italia. L’ascensore sociale ha la porta sbarrata e per aprirla, si sa, servono le conoscenze: parenti, amici o amici di amici. Ai primi piani, spesso, l’ascensore proprio non arriva. Inutile parlare di pari opportunità: il sistema Italia non è meritocratico e raramente le istituzioni investono risorse nella formazione dei giovani. I più bravi e scaltri scappano all’estero, altri si deprimono e rinunciano alle loro aspirazioni, pochissimi riescono a sfruttare i piccoli spazi che di rado si aprono. Siamo un paese arretrato culturalmente, che preferisce guardare a ciò che è subito realizzabile, subito fruibile e subito visibile, invece di pensare al futuro e al progresso come una risorsa utile per tutti.

 

Di raccomandazioni, segnalazioni e cooptazioni si parla da decenni. E’un fenomeno radicato in profondità che sembra impossibile estirpare. Massoneria, nepotismo e criminalità organizzata decidono nell’ombra chi si deve sedere sulle poltrone più importanti, poi ci sono i privilegi, i concorsi truccati, le reti di parentele intrecciate, gerarchie nazionali su chi comanda e dove, lobby bianche, rosse e nere, intrecci politici ed economici nella selezione dei professori universitari e dei primari negli ospedali. Il libro dei giornalisti Davide Carlucci e Antonio Castaldo “Un paese di Baroni”, uscito pochi mesi fa, descrive “un sistema universitario talmente incancrenito da autoalimentarsi e sopravvivere da solo”. Il caso della parentopoli di Bari, dove nella facoltà di economia e commercio erano piazzati nove membri della famiglia Massari, tra fratelli nipote e cugini, è un esempio estremo di come funzionino i meccanismi di selezione del personale nelle università. Ma il discorso vale per quasi tutti i settori.

 

Le leggi che dovrebbero combattere questo malcostume italiano sono poche e male applicate, per questo quando qualche politico o amministratore pubblico propone nuove norme che vanno in quella direzione merita subito gli onori della cronaca e della visibilità: è il caso di Enrico Rossi, assessore alla Salute della Regione Toscana, padre del così detto provvedimento “antinepotismo”, un articolo aggiunto alla disciplina del servizio sanitario regionale per regolamentare i criteri dell’assegnazione del personale: “La direzione aziendale - si legge nel testo approvato la scorsa settimana dalla Giunta - deve adottare tutte le misure necessarie ad evitare che i dipendenti legati da vincoli di parentela, o di affinità, fino al terzo grado (coniugi, conviventi, padri e figli, zii e nipoti, nonni e nipoti), prestino servizio in rapporto di subordinazione gerarchica nella stessa struttura organizzativa ».

 

In pratica negli stessi dipartimenti, o nelle stesse unità operative, non potranno essere presenti primari e operatori sanitari legati da una parentela fino al terzo grado. Qualche mese prima l’assessore aveva chiesto un censimento dei gradi di parentela ai direttori di asl e aziende ospedaliere universitarie e aveva inviato una lettera ai direttori generali per invitarli a non mischiare famiglia e lavoro. Ora che la legge è stata approvata i direttori delle aziende avranno un anno di tempo per mettersi in regola.

 

Il provvedimento antinepotismo non cambierà di molto la situazione generale (e riguarda solo il settore sanitario), ma è comunque un piccolo segnale positivo. L’esperienza insegna che le leggi sono degli strumenti e un escamotage per aggirarle si trova sempre. Che fare, ad esempio, contro il nepotismo incrociato? Io, capo di un reparto di un’azienda, assumo tuo figlio, o la moglie di tuo figlio, e tu, magari fra dieci anni, assumerai il mio quando sarà cresciuto e dopo che io avrò curato il suo curriculum e le sue pubblicazioni: combattere meccanismi di questo tipo è impossibile.

 

Cambiare la mentalità e la cultura di base degli italiani in tema di pari opportunità e meritocrazia è la sfida più difficile. Solo così, però, si potrà dare qualche speranza alle generazioni future.

 

PER SAPERNE DI PIU’:

http://www.ghigliottina.it/cultura/090202giovinazzo.htm

 



 

 

 


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