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Volontari
in Colombia, risponde solo la Sicilia
di
Daniele Cimò
Dalla
Sicilia alla Colombia, per lavorare aiutando i bambini e per vivere
un’esperienza lontano da casa. Tredici giovani siciliani
sono gli unici in Italia ad aver inviato il modulo per
partecipare ad un bando di concorso nazionale indetto dal Servizio
Civile per la selezione di giovani volontari da impiegare
nel paese sudamericano. Selezione che, data le scarse richieste
di partecipazione, alla fine non c’è stata.
I
volontari sono studenti di Palermo, di Agrigento e giovani
da tempo alla ricerca di un lavoro che in Sicilia, come
nel resto d’Italia, per il momento proprio non si trova:
tutti entusiasti e felici per l’occasione che gli è
capitata. Si occuperanno per 7 mesi di bambini abbandonati, vittime
di maltrattamenti e con disturbi psicologici, e li aiuteranno
a studiare e a ritrovare la fiducia nel mondo che li circonda.
Un compito complesso e delicato che richiede competenze e specifiche
capacità. Per questo i ragazzi hanno vissuto per cinque
mesi insieme nella Casa del Sorriso di Monreale, in provincia
di Palermo, dove hanno seguito ogni giorno lezioni teoriche
e pratiche di supporto psicologico, rapporti di gruppo, linguaggio
non verbale, lingua spagnola. Hanno incontrato assistenti
psicologici colombiani ed hanno visionato documentari su operatori
umanitari impiegati in paesi in difficoltà.
La
partenza è prevista il 10 marzo, il ritorno ad ottobre.
I ragazzi avranno vitto, alloggio e spese per gli spostamenti
pagati. Riceveranno uno stipendio di 900 euro e saranno divisi
in tre gruppi: cinque lavoreranno a Pasto, nel
sud della Colombia vicino al confine con l’Ecuador, altri
cinque nella città di Manizales, nel centro
del paese, e gli ultimi tre a Pereira. Tre città
poste a quote elevate, oltre i duemila metri sul livello del mare,
sulla fascia occidentale della catena montuosa delle Ande. Tre
nuclei urbani lontani dalla capitale Bogotà, dalle sue
zone ricche e sviluppate.
La
Colombia è un paese che sta cercando di aprirsi al mondo
e dal 2002 l’ultimo presidente eletto Alvaro Uribe
ha iniziato una lotta senza precedenti contro la guerriglia, la
criminalità e i cartelli della droga. L’obbiettivo
del presidente Uribe e della sua squadra di governo è quello
di eliminare quell’idea di se che la Colombia proietta all’estero,
con il mito di Pablo Escobar “ il re della
coca” e l’ombra delle Farc, il violento
gruppo di guerriglieri nascosto nella giungla amazzonica, da troppo
tempo i prodotti tipici più conosciuti del paese sudamericano.
Certo, la Colombia è ancora presidiata militarmente in
tutto il suo territorio, con tanti posti di blocco sparsi lungo
il corso di vie principali e secondarie e chek point dell’esercito
che controllano accuratamente qualsiasi veicolo in transito. Ma
il livello di sicurezza è salito, i turisti, soprattutto
dall’Europa, stanno aumentando e l’economia cresce
a ritmi costanti da qualche anno. In Colombia si può
trovare tutto: mare oceanico e caraibico, montagne, deserto, giungla,
piccoli paesi selvaggi e una grande metropoli moderna come Bogotà.
“Non
vediamo l’ora di partire – racconta Andrea,
ragazzo di 28 anni della provincia di Agrigento –
dopo due anni che provavo ad entrare nei Vigili del Fuoco stavo
ormai perdendo le speranze. Ora ho trovato allo stesso tempo un
lavoro stimolante e l’opportunità di visitare un
paese così lontano ed affascinante”. Agnese, Chiara
e Stefania, invece, vengono da Palermo, le prime due sono assistenti
sociali, mentre Stefania sta frequentando un corso come educatrice
di prima infanzia. “Quest’esperienza sarà utilissima
dal punto di vista professionale, ci aprirà gli occhi verso
parti e situazioni del mondo a noi sconosciute – raccontano
emozionate le ragazze mentre sfogliano curiose una guida turistica
della Colombia – è strano che ci siano state poche
richieste, ma molte persone a cui abbiamo raccontato del bando
ci hanno guardato come se fossimo un po’ matte ad andare
per così tanto tempo in un posto lontano e sconosciuto”.
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