La
strage stradale. Intervista a Elena Valdini
di
Stefano Giovinazzo
LIBRO:
“Strage continua” (Chiarelettere, 2008) €
12
"Più
di 6 mila morti sulle strade italiane ogni anno. Una piaga terribile
nell’indifferenza generale. Proviamo a fermarla".
Con questo spirito la giornalista Elena Valdini entra nel vivo
della sicurezza stradale, una piaga umana e sociale
che miete vittime ogni giorno su strade. Dal dialogo con l'autore
ne emerge una situazione estrema che urge risposte.
Un libro sopra le righe, per urlare basta. Quale veritá
sulle vittime della strada?
Più che “la verità” nel libro ho provato
a costruire quella che poi ho chiamato “una catenina di
verità”, vale a dire quelle informazioni e quei dati
ragionati ogni volta insieme a chi (i giudici Fabio Roia e Valter
Giovannini, Giordano Biserni (presidente dell’Asaps), Giuseppa
Cassaniti Mastrojeni (presidente dell’Aifvs), gli avvocati
Gianmarco Cesari e Domenico Musicco, Franco Taggi (direttore del
reparto “Ambiente e traumi” dell’ISS e molti
altri) da anni si occupa degli scontri stradali. Ho sostanzialmente
messo in correlazione i fatti, da qui la “catenina di verità”.
Ma, come dico nel libro, è molto probabile che io non abbia
capito nulla, quindi giro la domanda e chiedo: la verità,
vi prego, sulla strada. L’espressione (che si riferisce
alla poesia La verità, vi prego, sull’amore del poeta
W.H. Auden) è quindi un invito ad affrontare questa strage
continua e inaccettabile con coraggio, onestà.
Morire
su strada, un dramma messo sotto silenzio. Non se ne parla, spesso
si snobba, non si fa una incisiva e dura campagna pubblicitaria
a fronte di uno scarso impegno in materia di educazione stradale.
Perché?
Secondo i dati ufficiali ogni giorno in Italia a causa di scontri
stradali muoiono 16 persone: per ogni persona che muore ce ne
sono minimo cinque (vale a dire ottanta al giorno) che improvvisamente
devono affrontare un lutto tremendo… Se immaginiamo quindi
quante possono essere le persone colpite nell’arco di un
anno, il silenzio che cola e cala su questa strage pare ancora
più incredibile, inspiegabile. Ma sono molti i motivi.
Per troppi anni gli scontri stradali sono stati considerati una
conseguenza ‘naturale’ dell’uso delle strade
quando invece l’Oms avverte: “E’ arrivato il
momento di smettere di considerare le morti da traffico e le ferite
come una conseguenza inevitabile dell’utilizzo delle strade:
tali eventi sono prevenibili”. Allo stesso tempo l’Oms
sottolinea anche che, se non s’interviene concretamente,
entro il 2020 gli scontri stradali saranno la terza causa globale
di morte e disabilità. A questo si aggiunge un intreccio
d’interessi (produzione di veicoli e telefoni, consumo di
alcol, locali notturni) che portano alle tragiche conseguenze
che conosciamo. Che conosciamo, perché tutti sappiamo,
ma che difficilmente consideriamo nella quotidianità. Credo
che una delle principali cause sia da ricondurre anche a quel
sentire comune che si trincea dietro a frasi del tipo “tanto
a me non capita”.
Nel
suo libro afferma la mancanza di paura verso gli incidenti stradali.
Eppure i dati sono un bollettino di una guerra, una guerra silenziosa
che ogni giorno lascia vittime innocenti sulla strada (16 decessi
al giorno in Italia). È quello che anticipavo
prima, purtroppo abbiamo troppe “verità in tasca”:
il saper regger l’alcol, l’avere i rilessi pronti,
il sapere guidare… Tutti stiamo in strada e in qualche modo
ci sentiamo “esperti”. Giordano Biserni nel libro
fa molti esempi pratici, sottolinea che abbiamo molto rispetto
della velocità verticale e troppa confidenza con quella
orizzontale, vale a dire: “Se ti scontri con una pianta
a 50 all’ora sulla via Emilia è come se ti buttassi
dal terzo piano, anche se sei dentro a una scatola in lamiera
con le cinture allacciate. Se non ti ammazzi, ti fracassi le ossa
e dici: ‘Cavolo, per poco non mi ammazzavo’. Al pari
non ci butteremmo mai dal terzo piano perché altrimenti
ci ammazzeremmo”.
Ma questo é anche un libro – testimonianza
di persone che hanno perso i loro cari sulle strade. Cosa ha visto
nei loro occhi constatando, tra l'altro, una situazione politica
pressoché immobile sul tema?
Il 30 ottobre 2007 ho partecipato alla manifestazione “Giustizia
per le vittime” organizzata a Roma dall’Associazione
italiana familiari e vittime della strada. Quel giorno mi sono
resa conto di quanto il nostro Paese abbia trascurato le vittime
della strada, quindi anche i familiari. Composti, in piazza, i
familiari allestivano gazebo e sistemavano gli striscioni su cui
erano riprodotti i volti dei loro figli, delle loro madri e padri.
Ho visto la loro esasperazione ma anche il loro coraggio e la
costanza nel portare avanti quella che principalmente è
una battaglia di civiltà. In una società come la
nostra, chi riesce a rendere costruttivo il suo dolore compie
un atto di grande civiltà, amore e speranza.
L'impegno
delle Onlus e la mobilitazione civile. E questa la strada che
si sta percorrendo da anni, ricordo tra le altre la Fondazione
Luigi Guccione molto attiva con convegni e battaglie sulla sicurezza
stradale. Ma c'é urgenza di interventi e di bloccare questa
strage. Come vede il futuro? C’è una frase
di Giuseppa Cassaniti Mastrojeni che trovo decisiva: “I
tempi sono maturi perché qualcosa cambi, nella giustizia
e nell’assistenza alle vittime”. Se qualcosa sta mutando
lo dobbiamo principalmente all’impegno dei singoli e delle
associazioni. Ma non basta, occorre compiere uno sforzo, impegnarsi
in un’autocritica sincera: non possiamo guardare a queste
persone come se la loro storia fosse altra dalla nostra. Non possiamo
permetterci di lasciarle sole. È il più faticoso
degli sforzi perché non si tratta di versare un obolo:
bisogna che ci interroghiamo sulle nostre azioni quotidiane; la
domanda da porci è: le rispettiamo le regole? Le regole
spesso ci paiono inutili ma non è così. Troppe volte
si pensa che sia sempre e solo colpa degli altri se ‘le
cose non funzionano’. Credo fermamente nella collettività
e nella coralità: i risultati si ottengono con il contributo
di tutti.
Quali le colpe e di chi le responsabilitá. Alcool,
droga, infrazione delle regole, strade maltenute. Cosa fare dinnanzi
a questa situazione drammatica che non fa presa sull'opinione
pubblica se non nei 3 minuti dei servizi al Tg? Lo dicevo
prima: serve l’impegno di tutti. Parallelamente il legislatore
dovrebbe intervenire in modo organico. In Italia mancano ancora
i Centri di assistenza per le vittime, servirebbe – come
evidenziano i familiari delle vittime ma non solo – la modifica
dell’articolo 111 della Costituzione perché nell’ambito
del procedimento penale la vittima possa avere le stesse garanzie
dell’imputato. Attualmente la vittima, o il familiare della
vittima, ha voce in capitolo sono quando si costituisce parte
civile. L’intervento però dovrebbe avvenire non solo
sulle norme: non basta per intenderci inasprire le pene se a questo
non seguono i finanziamenti, i controlli, la manutenzione delle
strade.
Non
esistono ricette per uscire dalla crisi ma ci indichi la strada
da percorrere.
Ho fatto la stessa domanda alle persone che ho incontrato nel
viaggio poi raccontato nel libro: tutti hanno evidenziato l’importanza
dell’educazione civica; educazione stradale costante nelle
scuole sin dalla prima età scolare.
Elena
Valdini è nata a Piacenza nel 1981. Giornalista
pubblicista, ha collaborato soprattutto con “Il Giorno”.
Dal 2004 si occupa dei progetti editoriali della Fondazione Fabrizio
De André Onlus, per conto della quale ha curato "Volammo
davvero" (Rizzoli/BUR). Questo è il suo primo libro.
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