Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 43 del 1 Dicembre 2008

 

 Focus

Il dramma dei morti in strada.
Intervista a Elena Valdini

 

di Stefano Giovinazzo

 


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La strage stradale. Intervista a Elena Valdini

 

di Stefano Giovinazzo

 

LIBRO: “Strage continua” (Chiarelettere, 2008) € 12

 

"Più di 6 mila morti sulle strade italiane ogni anno. Una piaga terribile nell’indifferenza generale. Proviamo a fermarla". Con questo spirito la giornalista Elena Valdini entra nel vivo della sicurezza stradale, una piaga umana e sociale che miete vittime ogni giorno su strade. Dal dialogo con l'autore ne emerge una situazione estrema che urge risposte.


Un libro sopra le righe, per urlare basta. Quale veritá sulle vittime della strada?
Più che “la verità” nel libro ho provato a costruire quella che poi ho chiamato “una catenina di verità”, vale a dire quelle informazioni e quei dati ragionati ogni volta insieme a chi (i giudici Fabio Roia e Valter Giovannini, Giordano Biserni (presidente dell’Asaps), Giuseppa Cassaniti Mastrojeni (presidente dell’Aifvs), gli avvocati Gianmarco Cesari e Domenico Musicco, Franco Taggi (direttore del reparto “Ambiente e traumi” dell’ISS e molti altri) da anni si occupa degli scontri stradali. Ho sostanzialmente messo in correlazione i fatti, da qui la “catenina di verità”. Ma, come dico nel libro, è molto probabile che io non abbia capito nulla, quindi giro la domanda e chiedo: la verità, vi prego, sulla strada. L’espressione (che si riferisce alla poesia La verità, vi prego, sull’amore del poeta W.H. Auden) è quindi un invito ad affrontare questa strage continua e inaccettabile con coraggio, onestà.

 

Morire su strada, un dramma messo sotto silenzio. Non se ne parla, spesso si snobba, non si fa una incisiva e dura campagna pubblicitaria a fronte di uno scarso impegno in materia di educazione stradale. Perché?
Secondo i dati ufficiali ogni giorno in Italia a causa di scontri stradali muoiono 16 persone: per ogni persona che muore ce ne sono minimo cinque (vale a dire ottanta al giorno) che improvvisamente devono affrontare un lutto tremendo… Se immaginiamo quindi quante possono essere le persone colpite nell’arco di un anno, il silenzio che cola e cala su questa strage pare ancora più incredibile, inspiegabile. Ma sono molti i motivi. Per troppi anni gli scontri stradali sono stati considerati una conseguenza ‘naturale’ dell’uso delle strade quando invece l’Oms avverte: “E’ arrivato il momento di smettere di considerare le morti da traffico e le ferite come una conseguenza inevitabile dell’utilizzo delle strade: tali eventi sono prevenibili”. Allo stesso tempo l’Oms sottolinea anche che, se non s’interviene concretamente, entro il 2020 gli scontri stradali saranno la terza causa globale di morte e disabilità. A questo si aggiunge un intreccio d’interessi (produzione di veicoli e telefoni, consumo di alcol, locali notturni) che portano alle tragiche conseguenze che conosciamo. Che conosciamo, perché tutti sappiamo, ma che difficilmente consideriamo nella quotidianità. Credo che una delle principali cause sia da ricondurre anche a quel sentire comune che si trincea dietro a frasi del tipo “tanto a me non capita”.

 

Nel suo libro afferma la mancanza di paura verso gli incidenti stradali. Eppure i dati sono un bollettino di una guerra, una guerra silenziosa che ogni giorno lascia vittime innocenti sulla strada (16 decessi al giorno in Italia). È quello che anticipavo prima, purtroppo abbiamo troppe “verità in tasca”: il saper regger l’alcol, l’avere i rilessi pronti, il sapere guidare… Tutti stiamo in strada e in qualche modo ci sentiamo “esperti”. Giordano Biserni nel libro fa molti esempi pratici, sottolinea che abbiamo molto rispetto della velocità verticale e troppa confidenza con quella orizzontale, vale a dire: “Se ti scontri con una pianta a 50 all’ora sulla via Emilia è come se ti buttassi dal terzo piano, anche se sei dentro a una scatola in lamiera con le cinture allacciate. Se non ti ammazzi, ti fracassi le ossa e dici: ‘Cavolo, per poco non mi ammazzavo’. Al pari non ci butteremmo mai dal terzo piano perché altrimenti ci ammazzeremmo”.


Ma questo é anche un libro – testimonianza di persone che hanno perso i loro cari sulle strade. Cosa ha visto nei loro occhi constatando, tra l'altro, una situazione politica pressoché immobile sul tema?
Il 30 ottobre 2007 ho partecipato alla manifestazione “Giustizia per le vittime” organizzata a Roma dall’Associazione italiana familiari e vittime della strada. Quel giorno mi sono resa conto di quanto il nostro Paese abbia trascurato le vittime della strada, quindi anche i familiari. Composti, in piazza, i familiari allestivano gazebo e sistemavano gli striscioni su cui erano riprodotti i volti dei loro figli, delle loro madri e padri. Ho visto la loro esasperazione ma anche il loro coraggio e la costanza nel portare avanti quella che principalmente è una battaglia di civiltà. In una società come la nostra, chi riesce a rendere costruttivo il suo dolore compie un atto di grande civiltà, amore e speranza.

 

L'impegno delle Onlus e la mobilitazione civile. E questa la strada che si sta percorrendo da anni, ricordo tra le altre la Fondazione Luigi Guccione molto attiva con convegni e battaglie sulla sicurezza stradale. Ma c'é urgenza di interventi e di bloccare questa strage. Come vede il futuro? C’è una frase di Giuseppa Cassaniti Mastrojeni che trovo decisiva: “I tempi sono maturi perché qualcosa cambi, nella giustizia e nell’assistenza alle vittime”. Se qualcosa sta mutando lo dobbiamo principalmente all’impegno dei singoli e delle associazioni. Ma non basta, occorre compiere uno sforzo, impegnarsi in un’autocritica sincera: non possiamo guardare a queste persone come se la loro storia fosse altra dalla nostra. Non possiamo permetterci di lasciarle sole. È il più faticoso degli sforzi perché non si tratta di versare un obolo: bisogna che ci interroghiamo sulle nostre azioni quotidiane; la domanda da porci è: le rispettiamo le regole? Le regole spesso ci paiono inutili ma non è così. Troppe volte si pensa che sia sempre e solo colpa degli altri se ‘le cose non funzionano’. Credo fermamente nella collettività e nella coralità: i risultati si ottengono con il contributo di tutti.

Quali le colpe e di chi le responsabilitá. Alcool, droga, infrazione delle regole, strade maltenute. Cosa fare dinnanzi a questa situazione drammatica che non fa presa sull'opinione pubblica se non nei 3 minuti dei servizi al Tg? Lo dicevo prima: serve l’impegno di tutti. Parallelamente il legislatore dovrebbe intervenire in modo organico. In Italia mancano ancora i Centri di assistenza per le vittime, servirebbe – come evidenziano i familiari delle vittime ma non solo – la modifica dell’articolo 111 della Costituzione perché nell’ambito del procedimento penale la vittima possa avere le stesse garanzie dell’imputato. Attualmente la vittima, o il familiare della vittima, ha voce in capitolo sono quando si costituisce parte civile. L’intervento però dovrebbe avvenire non solo sulle norme: non basta per intenderci inasprire le pene se a questo non seguono i finanziamenti, i controlli, la manutenzione delle strade.

Non esistono ricette per uscire dalla crisi ma ci indichi la strada da percorrere.
Ho fatto la stessa domanda alle persone che ho incontrato nel viaggio poi raccontato nel libro: tutti hanno evidenziato l’importanza dell’educazione civica; educazione stradale costante nelle scuole sin dalla prima età scolare.

 

Elena Valdini è nata a Piacenza nel 1981. Giornalista pubblicista, ha collaborato soprattutto con “Il Giorno”. Dal 2004 si occupa dei progetti editoriali della Fondazione Fabrizio De André Onlus, per conto della quale ha curato "Volammo davvero" (Rizzoli/BUR). Questo è il suo primo libro.

 

 

 

 

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