|
Il successo
di piccole imprese: il caso Phenbiox
di
Fabrizio Galassi
La
liquefazione delle biomasse agroalimentari ha certamente un impatto
positivo sull’ambiente perché riutilizza parte dei
prodotti alimentari destinati allo scarto. Ci sono altri benefici
ambientali dal processo di raffinazione e liquefazione di questi
prodotti?
In termini ambientali e di costo di smaltimento questi sottoprodotti
agroindustriali rappresentano un problema, ma possono essere una
potenziale risorsa a costo zero per ottenere energia e nuove materie
prime. Ingenti investimenti, supportati anche da azioni della
UE nel 7° Programma Quadro, dimostrano come tali tecnologie
siano considerate strategiche dati gli scenari mondiali che si
prospettano.
Da un’intervista ad una società romana di web marketing
(AdMaiora srl), ne usci il solito quadro desolante di un’università
troppo distante dalle imprese. Quali sono invece i fattori di
successo dello spin off di Phenbiox? L’università
di Bologna è più attiva di quella romana? Oppure
perché siamo forti nella chimica specializzata e deboli
nell’informatica?
E’ difficile dire se in un Ateneo le cosa vadano meglio
rispetto di un altro. Il problema vero è che l’Università
Italiana è scarsamente attrezzata per confrontarsi col
mondo dell’impresa, ma ahimè a volte col mondo tout
court. Spesso si fa ricerca in modo autoreferenziale senza comunicare
all’esterno ciò che si fa e questo lo trovo intollerabile
proprio verso i cittadini che pagano quelle ricerche e i ricercatori
che le fanno. Trovo dunque che sarebbe non solo giusto, ma doveroso,
che i risultati dei ricercatori fossero a disposizione dei contribuenti.
Oggi purtroppo non manca solo la pubblicazione di tali valutazioni,
ma sono le valutazioni stesse a mancare, caso unico nel panorama
scientifico mondiale. Non sono pochi però i casi di fruttuosa
collaborazione tra Università e impresa, o di creazione
di nuove imprese di derivazione accademica come nel nostro caso.
Nonostante la vulgata, nell’Università ci sono molti
talenti ancora pieni di voglia di fare, di sperimentare e di sperimentarsi
anche al di la di quelli che sono i “doveri” didattici.
Troppo spesso, però, il successo di queste iniziative è
dovuto all’impegno ed alla dedizione dei singoli all’interno
di strutture che non sanno agire alla “velocità”,
pratica e mentale, che il mondo, ancor prima che il mercato, oggi
richiede.
Come
avviene in Phenbiox la selezione dei ricercatori? E’ davvero
così difficile in Italia trovare dei bravi chimici?
In Phenbiox abbiamo la fortuna di essere ospitati
per quanto riguarda le attività di ricerca e sviluppo,
all’interno del Dipartimento di Chimica Industriale e dei
Materiali dell’Università di Bologna. Ciò
ci permette uno strettissimo contatto con i ragazzi che entrano
in tesi. Abbiamo dunque la possibilità di valutare molto
bene la loro preparazione, l’impegno e la passione che mettono
nel lavoro che fanno e la loro maturazione sia come persone che
come ricercatori. Grazie a questo osservatorio privilegiato abbiamo
la possibilità di offrire ai migliori le opportunità
che, direttamente o tramite progetti in collaborazione con l’Università,
ci si presentano. Sfortunatamente sono meno le opportunità
dei talenti. Per quanto riguarda la chimica in generale oggi in
Italia credo che il problema maggiore sia la carenza di lavoro
qualificato per i chimici piuttosto che la carenza di chimici,
ma questa è solo un’impressione personale.
Giorgio
Squinzi della Mapei aveva ammesso di aver classificato un investimento
in R&D tra le spese di rappresentanza per detrarlo dalle tasse.
Le agevolazioni fiscali in R&D, incentivano la ricerca?
Le sfide del mercato non possono prescindere da cospicui investimenti
in ricerca se vogliamo rimanere competitivi e quindi tutti gli
incentivi possibili credo siano non solo utili ma doverosi. Se
la piccola media impresa è stata, contrariamente a quanto
si pensava, un punto di forza durante le recenti burrasche economico-finanziarie,
ciò lo si deve soprattutto alla capacità di reagire
in fretta e di adattarsi alle nuove condizioni che vengono a crearsi.
Questa rapidità deve però essere accompagnata da
continua innovazione. Il problema delle dimensioni però
si ripercuote molto sulla capacità d’investimento,
non tanto in termini di investimenti quanto in termini di tempi
e risorse umane. In questo gli Atenei hanno competenze e talenti
in ricerca e sviluppo per apportare un contributo fondamentale
non solo alle imprese ma all’intero paese, cercando di contrastare
il declino che da anni ormai ci sta facendo calare nelle classifiche
internazionali di competitività.
La
Bocconi si è detta preoccupata dal taglio sulla ricerca
scientifica previsto con la riforma Gelmini. Anche voi giudicate
indiscriminati questi tagli oppure non temete ripercussioni sulla
vostra attività?
L’Università Italiana ha drammaticamente bisogno
di maggiore efficienza per contrastare le baronie e i potentati
che la affliggono e la paralizzano, ma il sistema dei tagli orizzontali
e i blocchi del turn-over troppo rigidi sono l’antitesi
della soluzione. Nessun barone verrà minimamente turbato
dal decreto e chi già prima era poco produttivo avrà
solamente una scusa in più da accampare, grazie ai tagli,
per produrre ancora meno. Solo l’esatto opposto di questa
“riforma” potrebbe, a mio avviso, essere davvero utile
per l’Università ovvero: tagli verticali con distribuzione
dei finanziamenti in base alla reale produttività dei ricercatori
(previa valutazione degli stessi, vedi sopra) e turn-over al 200%,
per ogni barone pensionato 2 giovani realmente selezionati tra
i migliori. In molti paesi, tra i più avanzati in termini
di ricerca, non esiste alcun concorso per accedere a posti da
ricercatore, si seleziona in base ai CV e i selezionatori rispondono
di persona in caso di scelta inadeguata. La mia preoccupazione
è più come cittadino, che vede il proprio paese
lanciato verso una china dalla quale sarà difficilissimo
riprendersi, piuttosto che come imprenditore, nei panni del quale
comunque prevedo anche forti criticità anche per il sistema
imprenditoriale che inevitabilmente risentirà della generalizzata
perdita di competitività del sistema paese.
|