Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                  ANNO II Num. 40 del 10 Novembre 2008

 

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Il successo di piccole imprese: il caso Phenbiox

 

di Fabrizio Galassi

 

La liquefazione delle biomasse agroalimentari ha certamente un impatto positivo sull’ambiente perché riutilizza parte dei prodotti alimentari destinati allo scarto. Ci sono altri benefici ambientali dal processo di raffinazione e liquefazione di questi prodotti?

In termini ambientali e di costo di smaltimento questi sottoprodotti agroindustriali rappresentano un problema, ma possono essere una potenziale risorsa a costo zero per ottenere energia e nuove materie prime. Ingenti investimenti, supportati anche da azioni della UE nel 7° Programma Quadro, dimostrano come tali tecnologie siano considerate strategiche dati gli scenari mondiali che si prospettano.


Da un’intervista ad una società romana di web marketing (AdMaiora srl), ne usci il solito quadro desolante di un’università troppo distante dalle imprese. Quali sono invece i fattori di successo dello spin off di Phenbiox? L’università di Bologna è più attiva di quella romana? Oppure perché siamo forti nella chimica specializzata e deboli nell’informatica?

E’ difficile dire se in un Ateneo le cosa vadano meglio rispetto di un altro. Il problema vero è che l’Università Italiana è scarsamente attrezzata per confrontarsi col mondo dell’impresa, ma ahimè a volte col mondo tout court. Spesso si fa ricerca in modo autoreferenziale senza comunicare all’esterno ciò che si fa e questo lo trovo intollerabile proprio verso i cittadini che pagano quelle ricerche e i ricercatori che le fanno. Trovo dunque che sarebbe non solo giusto, ma doveroso, che i risultati dei ricercatori fossero a disposizione dei contribuenti. Oggi purtroppo non manca solo la pubblicazione di tali valutazioni, ma sono le valutazioni stesse a mancare, caso unico nel panorama scientifico mondiale. Non sono pochi però i casi di fruttuosa collaborazione tra Università e impresa, o di creazione di nuove imprese di derivazione accademica come nel nostro caso. Nonostante la vulgata, nell’Università ci sono molti talenti ancora pieni di voglia di fare, di sperimentare e di sperimentarsi anche al di la di quelli che sono i “doveri” didattici. Troppo spesso, però, il successo di queste iniziative è dovuto all’impegno ed alla dedizione dei singoli all’interno di strutture che non sanno agire alla “velocità”, pratica e mentale, che il mondo, ancor prima che il mercato, oggi richiede.

 

Come avviene in Phenbiox la selezione dei ricercatori? E’ davvero così difficile in Italia trovare dei bravi chimici?
In Phenbiox abbiamo la fortuna di essere ospitati per quanto riguarda le attività di ricerca e sviluppo, all’interno del Dipartimento di Chimica Industriale e dei Materiali dell’Università di Bologna. Ciò ci permette uno strettissimo contatto con i ragazzi che entrano in tesi. Abbiamo dunque la possibilità di valutare molto bene la loro preparazione, l’impegno e la passione che mettono nel lavoro che fanno e la loro maturazione sia come persone che come ricercatori. Grazie a questo osservatorio privilegiato abbiamo la possibilità di offrire ai migliori le opportunità che, direttamente o tramite progetti in collaborazione con l’Università, ci si presentano. Sfortunatamente sono meno le opportunità dei talenti. Per quanto riguarda la chimica in generale oggi in Italia credo che il problema maggiore sia la carenza di lavoro qualificato per i chimici piuttosto che la carenza di chimici, ma questa è solo un’impressione personale.

 

Giorgio Squinzi della Mapei aveva ammesso di aver classificato un investimento in R&D tra le spese di rappresentanza per detrarlo dalle tasse. Le agevolazioni fiscali in R&D, incentivano la ricerca?
Le sfide del mercato non possono prescindere da cospicui investimenti in ricerca se vogliamo rimanere competitivi e quindi tutti gli incentivi possibili credo siano non solo utili ma doverosi. Se la piccola media impresa è stata, contrariamente a quanto si pensava, un punto di forza durante le recenti burrasche economico-finanziarie, ciò lo si deve soprattutto alla capacità di reagire in fretta e di adattarsi alle nuove condizioni che vengono a crearsi. Questa rapidità deve però essere accompagnata da continua innovazione. Il problema delle dimensioni però si ripercuote molto sulla capacità d’investimento, non tanto in termini di investimenti quanto in termini di tempi e risorse umane. In questo gli Atenei hanno competenze e talenti in ricerca e sviluppo per apportare un contributo fondamentale non solo alle imprese ma all’intero paese, cercando di contrastare il declino che da anni ormai ci sta facendo calare nelle classifiche internazionali di competitività.

 

La Bocconi si è detta preoccupata dal taglio sulla ricerca scientifica previsto con la riforma Gelmini. Anche voi giudicate indiscriminati questi tagli oppure non temete ripercussioni sulla vostra attività?
L’Università Italiana ha drammaticamente bisogno di maggiore efficienza per contrastare le baronie e i potentati che la affliggono e la paralizzano, ma il sistema dei tagli orizzontali e i blocchi del turn-over troppo rigidi sono l’antitesi della soluzione. Nessun barone verrà minimamente turbato dal decreto e chi già prima era poco produttivo avrà solamente una scusa in più da accampare, grazie ai tagli, per produrre ancora meno. Solo l’esatto opposto di questa “riforma” potrebbe, a mio avviso, essere davvero utile per l’Università ovvero: tagli verticali con distribuzione dei finanziamenti in base alla reale produttività dei ricercatori (previa valutazione degli stessi, vedi sopra) e turn-over al 200%, per ogni barone pensionato 2 giovani realmente selezionati tra i migliori. In molti paesi, tra i più avanzati in termini di ricerca, non esiste alcun concorso per accedere a posti da ricercatore, si seleziona in base ai CV e i selezionatori rispondono di persona in caso di scelta inadeguata. La mia preoccupazione è più come cittadino, che vede il proprio paese lanciato verso una china dalla quale sarà difficilissimo riprendersi, piuttosto che come imprenditore, nei panni del quale comunque prevedo anche forti criticità anche per il sistema imprenditoriale che inevitabilmente risentirà della generalizzata perdita di competitività del sistema paese.

 

 

 

 

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