Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                  ANNO II Num. 37 del 20 Ottombre 2008

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Decrescita,meno Pil più benessere

 

di Gaia Angelo

 

Considerare la decrescita una condizione felice? Potrebbe sembrare una contraddizione invece è il paradigma di un nuovo sistema di valori e di una nuova prospettiva economica e produttiva. L'emergenza della catastrofe ambientale, verso la quale i processi produttivi ci stanno trascinando, potrebbe essere frenata dallo sviluppo di nuove tecnologie sostenibili e, soprattutto, dall'adozione di comportamenti più logici e responsabili. La decrescita non deve essere vista come una rinuncia, una riduzione del benessere, un ritorno al passato, piuttosto come una scelta consapevole, un miglioramento della qualità della vita, una rispettosa attenzione per il futuro.

 

Il 15 dicembre 2007 a Rimini il Movimento per la Decrescita Felice si costituisce ufficialmente come Associazione.Si tratta di imprese e professionisti che lavorano e creano occupazione proponendo prodotti e tecnologie che consentono una drastica riduzione dei consumi.

 

Maurizio Pallante, Presidente dell'associazione per la decrescita felice.


Professore,ci spieghi il concetto di “decrescita felice”.
Parlare di decrescita non è del tutto strano. Molti movimenti e molte organizzazioni oggi pongono questo tema al centro della loro attività. Essa rimette in discussione il paradigma culturale sul quale si è fondata la cultura dei paesi occidentali. Potremmo definire la crescita una sorta di super ideologia su cui si sono basate le forze politiche ed economiche del 900.Il nostro movimento ha associato alla decrescita l'aggettivo felice non per “indorare la pillola”, come si suol dire, ma per sottolineare che la decrescita ci propone nuovi orizzonti di vita, decisamente migliori a quelli attuali. La crescita è la somma dei beni che una società è in grado di produrre, quindi più beni ci sono e meglio si sta. In realtà non è così. La crescita misura la quantità di merci e non di beni che vengono scambiati in denaro. Merci e beni sono concetti diversi. Ci sono delle merci che non sono beni e beni che non sono merci.

 

Ci faccia un esempio.
Dunque:quando noi usiamo la nostra auto per spostarci da un punto all'altro consumiamo benzina e consumando benzina aumentiamo il PIL. Se per compiere lo stesso tragitto troviamo code e intasamenti consumiamo più benzina e quindi aumentiamo ancora di più il PIL. Ma andate voi a dire alle persone imbottigliate nel traffico che stanno aumentando il loro benessere.

 

Che cos'è la parabola dello yogurt?
E' una parabola che rappresenta perfettamente i paradossi dei sistemi di produzione e commercio di oggi. Paragoniamo lo yogurt merce, cioè acquistato nei supermercati, e lo yogurt bene,cioè autoprodotto, fatto in casa. In realtà non esiste la produzione dello yogurt perché lo yogurt è il risultato di un processo naturale. Primo paradosso. Lo yogurt che si compra percorre 1500 km secondo i miei calcoli,prima di arrivare sulle nostre tavole, 8000 addirittura secondo una ricerca tedesca(poi mi dicono che sono troppo pessimista). Se lo producessimo in casa nostra non ci sarebbero emissioni inquinanti prodotte dai camion che trasportano questa merce e ci sarebbe meno traffico. Secondo paradosso. Inoltre se comprassimo lo yogurt al supermercato avremmo il problema dello smaltimento del vasetto,del cartoncino e dell' alluminio. A casa nostra non produrremmo nessun rifiuto. Terzo paradosso. (La soluzione al problema dei rifiuti non è solo la raccolta differenziata ma la diminuzione dei rifiuti). Infine le sostanze conservanti uccidono i fermenti lattici vivi. Quarto paradosso. Poi la differenza di costo tra 5 euro al litro di yogurt acquistato contro un euro al litro di yogurt fatto in casa. Ultimo paradosso. .Ci sarebbe però una diminuzione del Pil perché venderebbero di meno i produttori di yogurt, d packaging per gli yogurt, i trasportatori e chi si occupa di smaltimento dei rifiuti. Decrescita abbinata però a un netto miglioramento delle condizioni di vita.

 

Quali sono i rapporti tra la decrescita e la tecnologia?
Nel meccanismo della crescita lo scopo della tecnologia è aumentare la produzione. Nella logica della decrescita l'obiettivo della tecnologia è diminuire energia, materie prime e rifiuti necessari alla produzione. In Alto Adige e in Germania non consentono di costruire case che consumano più di 7 litri annui di gasolio per metro quadrato. Le case in Italia consumano 20 litri di gasolio per metro quadrato di gasolio all'anno. Ora,se abbiamo case che consumano di meno diminuiscono le importazioni di fonti fossili e quindi c'è decrescita. Ma il corpo umano sta meglio in una casa che consuma di meno che non per forza deve essere meno riscaldata ma solo costruita meglio. Infatti il corpo umano scambia il 70 % dell'energia per irraggiamento con le pareti e il 30% con il volume dell'aria riscaldata. Se sto in una stanza con una temperatura più bassa ma con le pareti più calde sto meglio che in una stanza con le pareti più fredde ma una temperatura più alta. Dovremmo puntare quindi a costruire case ben coibentate, potremmo risparmiare notevolmente sulla bolletta e stare meglio, limitando oltretutto i danni all'ambiente.

 

PER SAPERNE DI PIU’:

 

http://www.decrescitafelice.it/

 

 

 

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