Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                  ANNO II Num. 36 del 13 Ottombre 2008

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Soluzioni forti per crisi straordinarie. Intervista a Salvatore Biasco

 

di Fabrizio Galassi

 

Il 4 ottobre si sono riuniti i 4 paesi del G8 (Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna) per discutere sui provvedimenti della crisi finanziaria. La proposta di Sarkozy di allentare un po' i parametri di Maastricht potrebbe servire in questo periodo di crisi economica?


Penso che in periodi eccezionali le risposte di politica economica debbano essere eccezionali, senza preoccupazioni eccessive delle conseguenze di lungo periodo (che sarebbero comunque più gravi se si lasciasse correre la crisi). Quindi occorre intervenire subito sulla domanda e questo renderebbe inevitabile sospendere i parametri di Maastricht. La sola promessa di intervento finanziario non basta (e, fra l’altro, l’Europa ha dato prova di non poter raggiungere accordi per una azione combinata). Il problema e’ che l’Unione non ha procedure e istituzioni per agire dal centro sulla domanda (un piano di investimenti pubblici finanziati con debito comunitario e’ lento a mettersi in azione, seppure si raggiungesse la volontà politica di implementarlo). Dovrebbero allora occuparsi di sostenere la domanda i singoli Paesi (magari attingendo a un finanziamento della Comunità, che a sua volta si rifornisca sui mercati). Nei singoli paesi ci dovrebbero essere gabinetti di crisi in grado di coordinare i vari attori e dirigere un piano immediato di spesa in piccole infrastrutture su tutto il territorio nazionale (e accelerare sulle grandi).

 

La contrazione di liquidità delle banche renderà difficile in futuro l'accesso al credito delle imprese, soprattutto piccole?
Sono fiducioso che le banche siano ora più consapevoli del loro ruolo sistemico e che se riescono a ottenere liquidità dalla Banca Centrale con la garanzia dei crediti dubbi (senza essere obbligate a scrivere le perdite) continueranno a finanziare le piccole imprese.

 

La Bce ha tagliato il costo del denaro portandolo al 3,75%. Pensa che la BCE si è finalmente convinta che la minaccia maggiore derivi dalla recessione e non dall'inflazione?
Un taglio dello 0,5 non basta, per lo meno per quanto concerne la Bce, come si può vedere dalla reazione successiva dei mercati borsistici. Ripeto, siamo, in momenti eccezionali; occorre concentrasi sul problema in questo momento più urgente, che e’ la recessione. Il guaio e’ che la Bce non ha un partner in un governo europeo, a differenza degli Usa ed è quindi riluttante ad assumersi entrambi i compiti.

 

In un'intervista a Bloomberg CNBC, Franco Bruni (Professore di politica monetaria internazionale alla Bocconi) ha dichiarato che era ben nota la mancanza di controllo sulla gestione degli strumenti finanziari. In campo accademico si sosteneva da tempo che solo una crisi avrebbe costretto governi e banche a ridisegnare il sistema dei controlli esterni e interni. Perché bisogna sempre aspettare che accada l'irreparabile?
Esiste una “miopia del disastro”. Ci si dimentica rapidamente della devastazione di precedenti crisi finanziarie. In questo caso, vi é stata in più l’illusione che tutto potesse essere tenuto sotto controllo ugualmente, ma questo non era già vero un anno fa, dopo lo scoppio della crisi subprime. A quel punto bisognava approntare i primi strumenti di intervento e por mano alla regolazione. Un clima culturale e politico ostile a queste visioni interventiste impediva di agire in questa direzione. Messo tutto assieme, solo la precipitazione della crisi consente un cambio di paradigma. Non dimentichiamo l’influenza del mondo finanziario nella politica e nella opinione pubblica. Erano in molti a guadagnarci e anche gli strati più umili erano convinti di avere una loro convenienza nell’accesso al credito a buon mercato.


In una recente intervista, il ministro del tesoro tedesco Steinbruck ha dichiarato che dopo questa crisi il mondo finanziario non sarà più lo stesso perché le piazze di New York e Londra perderanno importanza mentre quelle di Cina e Russia ne acquisiranno. Questa previsione ha un fondamento secondo lei?
Un conto è se parliamo di influenza economica e peso nella produzione mondiale, un altro se parliamo di piazza finanziarie. Le piazze di Londra e New York continueranno a essere le più importanti. Saranno, tuttavia, piazze che opereranno con regole più stringenti. Le altre non hanno neppure la più pallida somiglianza per specializzazione, capacità degli operatori, liquidità, esperienza e preparazione degli operatori. Certo, molto cambierà, perché il ruolo del dollaro non sarà lo stesso se gli Stati Uniti dovranno ridurre il deficit estero e abbassare il tenore di vita. Ricordiamoci, però, che la Russia e’ una potenza emergente a metà, perché non e’ riuscita nell’impiego dei proventi del petrolio per la costruzione di una apparato industriale di rispetto (e meno ci riuscirà se aspirerà a un ruolo militare nel mondo); per cui il suo sviluppo e’ ancora legato al prezzo del petrolio, che difficilmente tornerà alle vette che ha raggiunto.

 

 

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