| Soluzioni
forti per crisi straordinarie. Intervista a Salvatore
Biasco
di Fabrizio Galassi
Il
4 ottobre si sono riuniti i 4 paesi del G8 (Italia, Francia, Germania
e Gran Bretagna) per discutere sui provvedimenti della crisi finanziaria.
La proposta di Sarkozy di allentare un po' i parametri di Maastricht
potrebbe servire in questo periodo di crisi economica?
Penso che in periodi eccezionali le risposte di politica economica
debbano essere eccezionali, senza preoccupazioni eccessive delle
conseguenze di lungo periodo (che sarebbero comunque più
gravi se si lasciasse correre la crisi). Quindi occorre intervenire
subito sulla domanda e questo renderebbe inevitabile sospendere
i parametri di Maastricht. La sola promessa di intervento finanziario
non basta (e, fra l’altro, l’Europa ha dato prova
di non poter raggiungere accordi per una azione combinata). Il
problema e’ che l’Unione non ha procedure e istituzioni
per agire dal centro sulla domanda (un piano di investimenti pubblici
finanziati con debito comunitario e’ lento a mettersi in
azione, seppure si raggiungesse la volontà politica di
implementarlo). Dovrebbero allora occuparsi di sostenere la domanda
i singoli Paesi (magari attingendo a un finanziamento della Comunità,
che a sua volta si rifornisca sui mercati). Nei singoli paesi
ci dovrebbero essere gabinetti di crisi in grado di coordinare
i vari attori e dirigere un piano immediato di spesa in piccole
infrastrutture su tutto il territorio nazionale (e accelerare
sulle grandi).
La contrazione di liquidità delle
banche renderà difficile in futuro l'accesso al credito
delle imprese, soprattutto piccole?
Sono fiducioso che le banche siano ora più consapevoli
del loro ruolo sistemico e che se riescono a ottenere liquidità
dalla Banca Centrale con la garanzia dei crediti dubbi (senza
essere obbligate a scrivere le perdite) continueranno a finanziare
le piccole imprese.
La Bce ha tagliato il costo del denaro
portandolo al 3,75%. Pensa che la BCE si è finalmente convinta
che la minaccia maggiore derivi dalla recessione e non dall'inflazione?
Un taglio dello 0,5 non basta, per lo meno per quanto concerne
la Bce, come si può vedere dalla reazione successiva dei
mercati borsistici. Ripeto, siamo, in momenti eccezionali; occorre
concentrasi sul problema in questo momento più urgente,
che e’ la recessione. Il guaio e’ che la Bce non ha
un partner in un governo europeo, a differenza degli Usa ed è
quindi riluttante ad assumersi entrambi i compiti.
In un'intervista a Bloomberg CNBC, Franco
Bruni (Professore di politica monetaria internazionale alla Bocconi)
ha dichiarato che era ben nota la mancanza di controllo sulla
gestione degli strumenti finanziari. In campo accademico si sosteneva
da tempo che solo una crisi avrebbe costretto governi e banche
a ridisegnare il sistema dei controlli esterni e interni. Perché
bisogna sempre aspettare che accada l'irreparabile?
Esiste una “miopia del disastro”. Ci si dimentica
rapidamente della devastazione di precedenti crisi finanziarie.
In questo caso, vi é stata in più l’illusione
che tutto potesse essere tenuto sotto controllo ugualmente, ma
questo non era già vero un anno fa, dopo lo scoppio della
crisi subprime. A quel punto bisognava approntare i primi strumenti
di intervento e por mano alla regolazione. Un clima culturale
e politico ostile a queste visioni interventiste impediva di agire
in questa direzione. Messo tutto assieme, solo la precipitazione
della crisi consente un cambio di paradigma. Non dimentichiamo
l’influenza del mondo finanziario nella politica e nella
opinione pubblica. Erano in molti a guadagnarci e anche gli strati
più umili erano convinti di avere una loro convenienza
nell’accesso al credito a buon mercato.
In una recente intervista, il ministro del tesoro tedesco
Steinbruck ha dichiarato che dopo questa crisi il mondo finanziario
non sarà più lo stesso perché le piazze di
New York e Londra perderanno importanza mentre quelle di Cina
e Russia ne acquisiranno. Questa previsione ha un fondamento secondo
lei?
Un conto è se parliamo di influenza economica e peso nella
produzione mondiale, un altro se parliamo di piazza finanziarie.
Le piazze di Londra e New York continueranno a essere le più
importanti. Saranno, tuttavia, piazze che opereranno con regole
più stringenti. Le altre non hanno neppure la più
pallida somiglianza per specializzazione, capacità degli
operatori, liquidità, esperienza e preparazione degli operatori.
Certo, molto cambierà, perché il ruolo del dollaro
non sarà lo stesso se gli Stati Uniti dovranno ridurre
il deficit estero e abbassare il tenore di vita. Ricordiamoci,
però, che la Russia e’ una potenza emergente a metà,
perché non e’ riuscita nell’impiego dei proventi
del petrolio per la costruzione di una apparato industriale di
rispetto (e meno ci riuscirà se aspirerà a un ruolo
militare nel mondo); per cui il suo sviluppo e’ ancora legato
al prezzo del petrolio, che difficilmente tornerà alle
vette che ha raggiunto.
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