Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO III Num. 9 del 9 Marzo 2009

 

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di Daniele Cimò

 

 


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Sicilia: l’isola che c’è

 

di Matteo Chiavarone

 

 

Davvero un libro interessante questo di Filippo Conticello. “L’isola che c’è” (Round Robin 2008) è un lavoro di ricerca, collage, denuncia che mostra la faccia meno visibile di una terra, la Sicilia, troppe volte ricordata solo per il cancro apparentemente incurabile della mafia. L’occhio dello scrittore si sposta via via sui vari centri della regione (Palermo, Catania, Gela, Siracusa), come se ognuno fosse un microcosmo diverso dall’altro. E in ogni città viene palesato l’impegno di chi vuole sconfiggere questo torpore marcio che attanaglia il progresso economico e sociale dell’isola.

 

Nelle pagine del libro non v’è odore di arance, il colore delle zagare in fiore, non si respira l’aria del mare che osservato dagli scogli sembra più un oceano che il Mediterraneo, non c’è il silenzio della “siesta” pomeridiana, il fragore delle domeniche in piazza. E per una volta scompare anche il sangue delle stragi mafiose, il dolore delle famiglie colpite, le continue minacce, il lento stillicidio del racket e del pizzo. Tutto è coperto da una sensazione ottimistica e vitale, la sensazione di aver trovato una possibile via d’uscita, una speranza prima nascosta e poi riaffiorata.

 

La storia che ci racconta questo giovanissimo autore è una storia di eroi, una storia di uomini che hanno preso una strada diversa: la strada del rifiuto, dalla denuncia, della resistenza. Dire no al racket. Questo è il cammino da percorrere insieme. E Conticello ci mostra la fisionomia, le carte, le storie di chi c’è l’ha fatta. Eroi che, a conti fatti, sono uomini: uomini responsabili, uomini “con la schiena dritta”, uomini coscienziosi che hanno a cuore il futuro loro e delle generazioni a venire.

 

Pagare il pizzo significa finanziare ogni tipo di illegalità, significa dare forza e linfa vitale alla criminalità organizzata, quella che permette di mettere in strada giovani ragazze provenienti dai paesi più poveri, quella che “uccide” diffondendo droghe di ogni genere e quella che lo fa spargendo il terrore nelle strade. L’unica risposta è la resistenza, l’unica speranza è quella dell’associazionismo, di gruppi uniti ad aiutare anche il singolo individuo, a diffondere una cultura antimafiosa, a difendere il diritto di chi dice di no ad un sistema malato che vede nei politici, locali e nazionali, molti dei colpevoli.

 

Questa “Sicilia che si ribella al pizzo” proposta da Conticello è un’inchiesta che si muove con gli strumenti del reportage, con un’attenzione giornalistica e con uno stile capace di lampi narrativi. In ogni intervista, in ogni storia, emerge come un fantasma la figura di Libero Grasso, imprenditore prima minacciato e poi ucciso dalla mafia a Palermo per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Libero Grasso era da solo e da soli, a lungo andare, si perde. Associazioni come “Addiopizzo”, di cui si parla nella bella prefazione di Tano Grasso, vanno aiutate affinché l’intera opinione pubblica affronti questo problema.

 

La morte di Libero Grasso non deve essere dimenticata. Portatori di questa memoria sono tutti gli uomini che vivono sul filo che divide il racket dall’antiracket, tutti “quelli che non pagano”, tutti quelli che dicono “no”. Andrea Vecchio, Fernando Giovale, Bruno Piazzese, Nino Miceli. Ma anche tutti quegli altri imprenditori o uomini comuni che nel silenzio, nell’anonimato, nei piccoli gesti quotidiani combattono costantemente e coraggiosamente l’estorsione, il pizzo, il germe che ha colpito molti, troppi siciliani. Conticello li stana, ce li mette di fronte. Forte è il senso dell’ammirazione, forte è la speranza: perché anche se è un piccolo passo, è comunque un qualcosa da cui partire, o ripartire.

 

Filippo Conticello nasce a Catania il 22/06/1983. Ha vinto a Napoli l'edizione 2007 del premio giornalistico “Giancarlo Siani” con la tesi specialistica sul racket delle estorsioni in Sicilia. Giornalista pubblicista, è redattore del portale di informazione e inchiesta Rivistaonline.com. Ha lavorato al programma di La7 Italian Job.


 

 




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