Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO III Num. 4 del 2 Febbraio 2009

 

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Italia, le università: un paese di baroni

 

di Stefano Giovinazzo

 

Un libro di denuncia che da voce a chi ha sopportato e subito soprusi e intimidazioni nelle sedi accademiche italiane. Questo l’obiettivo perseguito da Davide Carlucci e Antonio Castaldo nel libro “Un paese di baroni” (Chiarelettere, 2009) presentato lunedì 26 gennaio presso il punto vendita Fnac Milano. Un testo più che mai attuale dove si indaga sulle truffe, i favori, gli abusi di potere, le logge segrete e la criminalità organizzata insite dentro l’apparato universitario che dovrebbe essere l’organo preposto alla formazione. Dovrebbe, perché gli atenei italiani continuano ad essere sepolti da scandali che i due giornalisti, proseguendo il lavoro di Francesco Froio “Le mani sull’Università”, hanno sollevato con coraggio e precisione giornalistica.


Le verità scomode. Il libro ha un merito indubbio: spiega il meccanismo per il quale l’apparato accademico ha ottenuto negli anni come sistema di potere, creando dei veri e propri controlli baronali nelle università. Oltre a questo merito, le pagine di Carlucci e Castaldo, offrono la rivincita a coloro che hanno sbattuto la faccia non solo contro le negligenze accademiche ma soprattutto contro gli inganni, i trucchi concorsuali, le trame delle selezioni. Persone che hanno denunciato illeciti che vengono riassunti con dovizia giornalistica dai due giornalisti. Il libro, come precisa Carlucci nella presentazione davanti ad un pubblico interessato, “non si limita soltanto a descrivere l’andamento ma indaga il conflitto che è in corso negli atenei dove esistono regole piuttosto ferree che vengono incrinate di continuo da leggi non scritte ma rispettate”.


Le lobby del potere accademico. L’indagine dei due cronisti, che definiscono quasi un “libro storico”, descrive il controllo mafioso delle università, di rettori-baroni e di lobby politiche ed economiche. Una situazione non del tutto disperata a patto che “diminuisca in maniera decisa il potere della casta dei baroni che fanno di tutto per riprodursi e per affermare il proprio gruppo di interesse”. Ancora più preoccupante appare essere un aspetto “bizzarro” della mentalità prevalente negli istituti accademici: l’impunità del potere baronale come lo descrive Antonio Castaldo, dove quei professori potenti si credono sciolti dai vincoli legislativi. Altra nota dolente che i due autori descrivono nelle università è il nepotismo esasperato, un paradosso per degli apparati che nascono come luoghi di formazione e di “speranza” per i giovani che si dovranno inserirsi nel mondo del lavoro.


Situazione di crisi: i rimedi
. Una via di fuga c’è. Ci deve essere: “c’è bisogno di un risveglio all’interno delle università, un atto di rivolta”. Durante il dibattito Davide Carlucci ha voluto rispondere alle persone intervenute con una riflessione finale, un mix di interventi volti a debellare, o quantomeno ad attenuare, il fenomeno baronale: - Inserimento di docenti stranieri nelle commissioni concorsuali; - ritorno al concorso unico nazionale; - non assegnazione del posto al docente che opera nella facoltà presso cui si il bandisce il concorso (il 90% dei docenti che vincono il concorso dal 1996 al 2007 proveniva dalla stessa università istitutrice del bando).


Davide Carlucci ha 39 anni, dal 2000 scrive per «la Repubblica», prima per la redazione di Bari e dal 2007 a Milano, dove si occupa prevalentemente di cronaca giudiziaria. Laureato in Lettere moderne, ha frequentato l’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino. Ha collaborato con «il manifesto» e diverse altre testate – tra le quali «L’espresso» – ed è stato redattore, a Modena, del quotidiano «Ultime notizie». Ha seguito varie inchieste sul nepotismo e sugli scandali nelle università. Ha scritto anche di ambiente, criminalità organizzata ed economia.


Antonio Castaldo
ha 33 anni, fa il giornalista da quando ne aveva 17. Laureato in Lettere moderne, redattore del «Corriere del Mezzogiorno», prima a Caserta e Napoli, poi a Bari, dove dal 2003 si occupa di cronaca giudiziaria. Nell’estate del 2004 ha vissuto così, in trincea, l’esplosione dei primi casi di corruzione universitaria che dalla facoltà di Medicina hanno poi contagiato l’intero ateneo barese. Ha collaborato con «Panorama», «Il Sole 24 Ore», «Diario», «Il Nuovo» e diverse altre testate. Dal 2006 vive a Milano. Scrive per il «Corriere della Sera».



 


 




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