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Italia,
le università: un paese di baroni
di
Stefano Giovinazzo
Un
libro di denuncia che da voce a chi ha sopportato e subito soprusi
e intimidazioni nelle sedi accademiche italiane. Questo l’obiettivo
perseguito da Davide Carlucci e Antonio Castaldo
nel libro “Un paese di baroni”
(Chiarelettere, 2009) presentato lunedì 26 gennaio presso
il punto vendita Fnac Milano. Un testo più che mai attuale
dove si indaga sulle truffe, i favori, gli abusi di potere, le
logge segrete e la criminalità organizzata insite dentro
l’apparato universitario che dovrebbe essere l’organo
preposto alla formazione. Dovrebbe, perché gli atenei italiani
continuano ad essere sepolti da scandali che i due giornalisti,
proseguendo il lavoro di Francesco Froio “Le mani sull’Università”,
hanno sollevato con coraggio e precisione giornalistica.
Le verità scomode. Il libro ha un merito
indubbio: spiega il meccanismo per il quale l’apparato accademico
ha ottenuto negli anni come sistema di potere, creando dei veri
e propri controlli baronali nelle università.
Oltre a questo merito, le pagine di Carlucci e Castaldo, offrono
la rivincita a coloro che hanno sbattuto la faccia non solo contro
le negligenze accademiche ma soprattutto contro gli inganni, i
trucchi concorsuali, le trame delle selezioni. Persone che hanno
denunciato illeciti che vengono riassunti con dovizia giornalistica
dai due giornalisti. Il libro, come precisa Carlucci
nella presentazione davanti ad un pubblico interessato, “non
si limita soltanto a descrivere l’andamento ma indaga il
conflitto che è in corso negli atenei dove esistono regole
piuttosto ferree che vengono incrinate di continuo da leggi non
scritte ma rispettate”.
Le lobby del potere accademico. L’indagine
dei due cronisti, che definiscono quasi un “libro
storico”, descrive il controllo mafioso delle
università, di rettori-baroni e di lobby politiche ed economiche.
Una situazione non del tutto disperata a patto che “diminuisca
in maniera decisa il potere della casta dei baroni che fanno di
tutto per riprodursi e per affermare il proprio gruppo di interesse”.
Ancora più preoccupante appare essere un aspetto “bizzarro”
della mentalità prevalente negli istituti accademici: l’impunità
del potere baronale come lo descrive Antonio Castaldo,
dove quei professori potenti si credono sciolti dai vincoli legislativi.
Altra nota dolente che i due autori descrivono nelle università
è il nepotismo esasperato, un paradosso per degli apparati
che nascono come luoghi di formazione e di “speranza”
per i giovani che si dovranno inserirsi nel mondo del lavoro.
Situazione di crisi: i rimedi. Una via di fuga c’è.
Ci deve essere: “c’è bisogno di un risveglio
all’interno delle università, un atto di rivolta”.
Durante il dibattito Davide Carlucci ha voluto rispondere alle
persone intervenute con una riflessione finale, un mix di interventi
volti a debellare, o quantomeno ad attenuare, il fenomeno baronale:
- Inserimento di docenti stranieri nelle commissioni concorsuali;
- ritorno al concorso unico nazionale; - non assegnazione del
posto al docente che opera nella facoltà presso cui si
il bandisce il concorso (il 90% dei docenti che vincono il concorso
dal 1996 al 2007 proveniva dalla stessa università istitutrice
del bando).
Davide Carlucci ha 39 anni, dal 2000 scrive per
«la Repubblica», prima per la redazione di Bari e
dal 2007 a Milano, dove si occupa prevalentemente di cronaca giudiziaria.
Laureato in Lettere moderne, ha frequentato l’Istituto per
la formazione al giornalismo di Urbino. Ha collaborato con «il
manifesto» e diverse altre testate – tra le quali
«L’espresso» – ed è stato redattore,
a Modena, del quotidiano «Ultime notizie». Ha seguito
varie inchieste sul nepotismo e sugli scandali nelle università.
Ha scritto anche di ambiente, criminalità organizzata ed
economia.
Antonio Castaldo ha 33 anni, fa il giornalista da quando
ne aveva 17. Laureato in Lettere moderne, redattore del «Corriere
del Mezzogiorno», prima a Caserta e Napoli, poi a Bari,
dove dal 2003 si occupa di cronaca giudiziaria. Nell’estate
del 2004 ha vissuto così, in trincea, l’esplosione
dei primi casi di corruzione universitaria che dalla facoltà
di Medicina hanno poi contagiato l’intero ateneo barese.
Ha collaborato con «Panorama», «Il Sole 24 Ore»,
«Diario», «Il Nuovo» e diverse altre testate.
Dal 2006 vive a Milano. Scrive per il «Corriere della Sera».
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