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Paolo
Roversi e il romanzo per Bukowski
di
Stefano Giovinazzo
Da
questo libro pare ti piaccia Bukowski. Da cosa nasce questa passione
e come hai reso attuale questo romanzo?
Alcune passioni nascono per caso. Sorprendenti e inaspettate come
un cane dall'inferno, direbbe Bukowski stesso. Se oggi sono uno
scrittore lo devo probabilmente a lui. Il suo primo romanzo mi
capitò sotto gli occhi in una biblioteca, giù nella
Bassa, la mia terra, molti anni fa. Quel volume restò fra
le mie mani ben poco, giusto il tempo della lettura perché,
appena sfogliata l'ultima pagina, corsi a comprarlo, comprendendo
per la prima volta cosa significasse possedere un libro. Rileggerselo,
goderselo. La sorte mi sorrise, perché il libro in questione
era Post Office. Uno dei più riusciti. Mi appassionò
talmente che, dopo aver divorato anche tutti gli altri suoi libri,
raccolsi le sue espressioni migliori, i suoi ipse dixit, in un
libretto della collana Millelire che intitolai come un suo racconto:
Seppellitemi vicino all'ippodromo così che possa sentire
l'ebbrezza della volata finale che si trova ancora in circolazione.
Bukowski per me ha rappresentato lo Scrittore. I suoi libri mi
hanno fatto desiderare di scrivere a mia volta. Certo di ogni
maestro bisogna recepire la lezione, farla propria e rielaborarla.
Io non scrivo come lui, non tratto gli argomenti a lui così
cari (donne, alcol e corse di cavalli) – e mi riferisco
chiaramente ai gialli – ma ho cercato di fare tesoro di
quello che poteva darmi come autore, di trovare la mia voce narrativa.
La cosa più importante che ho imparato da lui? La costanza:
devi credere in te stesso. Non scoraggiarti dopo i primi rifiuti,
tenere duro nonostante spesso la vita si metta di traverso. Lui
è diventato uno scrittore affermato a cinquant’anni
suonati. Diciamo che è anche il mio obiettivo: ho ancora
17 anni di buono...
La
maggior difficoltà che hai incontrato nella stesura di
questo libro?
Paradossalmente è stato più facile del solito. Vedi
questo è il primo romanzo dopo tre gialli e lì sì
che devi concentrarti molto per incastrare tutti i pezzi della
trama in modo da tenere viva la suspense fino alla fine. Qui una
volta partito dall'idea di uno che si credeva la reincarnazione
di Bukowski tutto è venuto naturalmente.
Scrittore
e giornalista. Come riesci a conciliare la tua attività
di Direttore di Milano nera e la passione da scrittore? Il tuo
ego pende da qualche parte o sei in bilico perfettamente?
Le passioni le devi per forza conciliare con tutto il resto. Con
ore rubate al sonno, al tempo libero, alle altre normali attività.
Quelli che con supponenza affermano "io non ho tempo di leggere"
è perché in realtà non vogliono farlo. Il
tempo per fare quello che ci piace bisogna trovarlo per forza,
sennò che viviamo a fare?
Il
taccuino di una sbronza: tre aggettivi per definirlo.
Etilico, inebriante, divertente
Nella letteratura di oggi serve più capire la nostra
generazione o inventare nuove storie e soprattutto modi di raccontarla
ai giovani?
Penso che la cosa più importante sia trovare storie originali.
Spesso quando si legge un romanzo si ha un senso di già
visto o di già letto. Ecco quando un romanzo ti sembra
assolutamente originale allora credo si sia trovata la chiave
giusta per piacere a tutti, non solo ai giovani.
Paolo Roversi è nato nel 1975. Scrittore,
giornalista ed esperto di ICT, vive a Milano. Ha pubblicato tre
romanzi gialli con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi:
Blue Tango - noir metropolitano, La mano
sinistra del diavolo, con cui ha vinto il Premio Camaiore
di Letteratura Gialla 2007 ed è stato finalista del Premio
Franco Fedeli 2007, e Niente baci alla francese. Studioso
di Charles Bukowski, alla sua opera ha già dedicato due
libri, tra cui la prima biografia italiana scritta con l'aiuto
di Fernanda Pivano , Scrivo racconti poi ci metto il sesso
per vendere. È fondatore e direttore della rassegna
dedicata al giallo e al noir NebbiaGialla Suzzara Noir Festival.
Dirige il free press letterario MilanoNera (www.milanonera.com).
PER SAPERNE DI PIU’:
Il book trailer
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