Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 44 - 8 Dicembre 2008

 

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I frutti dimenticati di Cristiano Cavina

 

di Matteo Chiavarone

 

Che Cristiano Cavina fosse bravo l'avevamo capito da subito, sin da Alla grande, primo intensissimo libro del giovane scrittore di Casola Valsenio. Ma che lo scrittore di questa novità autunnale, I frutti dimenticati (Marcos y Marcos 2008), superasse così velocemente il passaggio da promessa della letteratura nostrana ad autore confermatissimo, palpabile certezza di un futuro davvero roseo, è sicuramente una lieta sorpresa. Quest'ultimo lavoro è di fatto un'opera matura, intelligente, un tributo alla buona scrittura, al piacere della narrazione, alla voglia di descrivere con semplicità anche i sentimenti più difficili da esprimere.

 

Lo sfondo è ancora una volta il paese natio, quella Casola Valsenio, piccola realtà nell'orbita della miriade di microcosmi che caratterizzano l'Emilia Romagna; il paese come custode geloso di storie, di leggende, di riti sacri e profani e soprattutto di personaggi che si aggirano come fantasmi, spiriti benigni e positivi, tra i luoghi reali e surreali della memoria collettiva. L'autore torna ancora una volta bambino, questa volta però senza la mediazione di un alter ego ma in perfetta tensione-armonia con se stesso adulto. Come se non si potesse più “fingere”, l'autore ci mette la faccia, fa nomi e cognomi reali e poco importa se coincidono fisicamente e psicologicamente ai personaggi di sempre.

 

In questo libro non c'è una storia soltanto, ce ne sono almeno tre: la prima costante in tutte le opere di Cavina è quella del “fantastico mondo” rappresentato dal nido familiare e dalle molte creature che vivono nella memoria dell'autore; la seconda e la terza vivono apparentemente su rette parallele ma si incontrano, come prevedibile, spessissimo fino a sovrapporsi totalmente nella coscienza dell'autore e proprio quando, nel momento stesso in cui rischia di perdere tutto, diventa padre di uno splendido bambino con i suoi stessi occhi da “unno invasore” e figlio di un uomo fino ad allora sconosciuto.

 

Un padre spuntato all'improvviso, un bambino che sta per arrivare, un amore appassito lentamente come una piccola agonia. Muoversi e districarsi in tutti questi mondi che si intrecciano portano l'autore a confrontarsi con ognuna delle parti in causa, quello che ne esce fuori è un confronto diretto con la propria coscienza e con la propria personalissima storia. Così pezzo dopo pezzo Cavina capisce che non può lasciare tutto e scappare, facendo in modo che intorno a sé crolli ogni fondamenta, ma deve reagire per non rimanere sommerso. Un romanzo che ci getta all'interno delle relazioni familiari, sul senso e sulle responsabilità di genitori e figli, con uno stile asciutto, capace di suscitare emozioni attraverso parole che escono dal cuore, giocando sul filo labile che unisce la creatività con il reale.

 

Cristiano Cavina è nato a Casola Valsenio (Faenza), in provincia di Ravenna, nel 1974. Cresce con la mamma e i nonni materni in “un appartamento striminzito” delle case popolari: traboccante di energia “catastrofica”, si sfianca sul campo di calcio, macina chilometri in bicicletta. Ascoltando i racconti nei bar, sviluppa una passione viscerale per le storie: i libri diventano presto la sua seconda casa. Senza esagerare con gli studi e lavorando dove capita, comincia a sua volta a raccontare. Vince qualche concorso letterario; nel 2002 pubblica il primo romanzo, Alla grande, Premio Tondelli 2006, amato al punto da essere letto e messo in scena nei teatri e nelle scuole di tutta Italia e adottato da un intero paese del Piemonte nell’ambito dell’iniziativa “Volvera legge Alla grande: un libro in comune”. Dopo Nel paese di Tolintesàc (2005) piccolo grande best-seller felliniano, e Un’ultima stagione da esordienti, epica comica e commovente dell’adolescenza, possiamo dirlo forte: a Casola Valsenio c’è uno scrittore vero, una delle rivelazioni più sorprendenti della nuova narrativa italiana.




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