La
Chiesa contro Robin Hood
di
Susanna D'Aliesio
Il
libro segue passo dopo passo i pontefici che si sono avvicendati
da Gregorio VII (1073-1085) a Giovanni
Paolo II, e ci offre una sbirciatina dietro le quinte
“delle aspirazioni ad un potere sempre più grande
che furono causa degli scismi dell’XI e del XVI secolo”,
delle guerre di espansione e delle politiche di mantenimento di
uno stato a carattere monarchico che spesso e volentieri pretende
di essere universale.
Da
qualche decennio stiamo assistendo all’ondata di
secolarizzazione forse anche a causa dell’immagine
poco trasparente ed enigmatica circa le ricchezze e le politiche
ecclesiastiche, già Paolo VI introduceva una logica di
chiusura mirata a riprendere le briglie di un cavallo poco educato.
Giovanni Paolo II e “il pastore tedesco” Benedetto
XVI seppur con modi diversi il primo faceva un marketing legato
all’imponenza e alla gestione del fenomeno della globalizzazione,
l’ultimo riporta la Chiesa ad un’idea antica e forse
antiquata, sicuramente non progressista ma tradizionalista e fortemente
conservatrice.
Nel
libro sono liquidati due argomenti in fretta e furia che meriterebbero
di essere approfonditi: lo Ior, la banca del Vaticano, e la morte
di Giovanni Paolo I, il Papa che scomparse 30 giorni
dopo essere stato eletto. Alcune fonti sussurrano che la morte
del Papa fu legata alla sua volontà di spodestare Paul
Marcinkus dallo Ior. Due paralleli sono possibili
con questo libro: “La Questua” di Curzio
Maltese e “Opus dei segreta” di Ferruccio
Pinotti, due visioni che meritano di essere prese in considerazione.
Gli
interrogativi fondamentali sui quali si muove il lavoro dell’autore
sono: se una Chiesa improntata fortemente su un modello
autoritario come quello attuale sia in realtà in grado
di parlare di democrazia in senso stretto e se la chiusura
della visione del pontefice in carica riguardo tematiche come
il sesso, l’aborto o l’omosessualità ed esempio
sia la giusta strada da percorrere per illuminare una “società
profondamente disorientata”. Aggiungo un interrogativo:
non vi sentireste presi in giro da un organo che a voi dice di
demonizzare il denaro ma lui in realtà lo usa per alimentare
se stesso e che spende una minima parte dell’ 8 per mille
per i poveri e la maggior parte lo tiene per sé?
Rudolf
Lill è un professore emerito di storia moderna
all’università di Karlsruhe. Membro dal 1962 al 1974
dell’Istituto Storico Germanico di Roma ha successivamente
insegnato in diverse università tedesche e italiane, tra
cui quelle di Bonn, Colonia, Passau, Roma La Sapienza, Firenze.
E’ stato segretario generale del centro italo-tedesco Villa
Vigoni. e presidente ell’associazione italo-tedesca di Colonia
e di Karlsruhe. E’ autore di numerose pubblicazioni sulla
storia della Germania e dell’Italia e le relazioni tra i
due paesi a partire dal XVIII secolo, sulla storia del papato
e dei rapporti Stato-Chiesa.
|