Il
diario di Luigino Scricciolo
di
Matteo Chiavarone
Risulta
difficile raccontare la storia di Luigino Scricciolo, una storia
tutta italiana di malagiustizia, parole dette e non dette, di
politica vissuta non tra i banchi del parlamento. Venti
anni in attesa di giustizia (Memori 2006) è un
diario al tempo stesso personalissimo e universale, l'esperienza
di un uomo costretto a reinventarsi una vita, a lasciare per strada
la propria storia, le proprie speranze, il proprio impegno politico
e professionale. Due decenni passati tra carcere, arresti
domiciliari e isolamenti con due accuse pesantissime gettate addosso;
la voce di un pentito più forte della verità, un
presente incapace di far dimenticare il passato e la voglia di
raccontare la propria vicenda, non per vendicarsi ma per fare
in modo che nessun altro subisca lo stesso trattamento.
Quando
il 4 febbraio 1982, durante i Consigli Generali dei sindacati
a Firenze, viene notificato il mandato di cattura a Luigino Scricciolo,
allora direttore del Dipartimento Internazionale della UIL, intorno
regna l'incredulità. Lo stesso passaggio è da commedia
all'italiana: “Sono il Dottor Masone, devo notificarle
un mandato di cattura”. “Ora ho da fare,
passi più tardi”. “Non ha capito, lei è
in arresto per terrirismo”. L'inizio di un qualcosa
che non si risolverà con un chiarimento ma con un muro,
un muro difficilissimo da penetrare per una persona sicura della
sua innocenza. Come nel processo kafkiano Scricciolo non
può far altro che convivere o meglio imparare a convivere
con la propria situazione; al contrario del Signor K.
conosce però il capo d'accusa, falso e pretestuoso. Il
cammino verso la Legge è diverso, ma comunque tremendo.
Prima
accusa: partecipazione a banda armata. Neanche passa
un mese: concorso esterno al rapimento del generale Dozier.
Di fronte per l'opinione pubblica non si ha più
l'uomo, il politico, il sindacalista ma un terrorista,
un brigatista rosso unito da un filo invisibile con tutti i rapimenti,
gli attentati e le stragi che in quegli anni avevano macchiato
di sangue il nostro paese.
Nuova accusa: spionaggio. E poi ancora: attentati
all'integrità e l'unità dello stato. Scricciolo
invoca prove, grida all'errore, si proclama innocente.
E intanto perde tutto: una moglie che divorzierà da lì
a poco, la casa, gli amici, la salute. Uno sciopero della fame
di un anno, i ricoveri all'ospedale, un corpo ridotto a pesare
meno di 50 chilogrammi. Gli arresti domiciliari tardano
ad arrivare, due anni e due mesi di carcere duri come un macigno.
Nel
1991 è scagionato dalle accuse riguardanti il caso Dozier
ma bisogna aspettare ancora dieci anni per il proscioglimento
pieno, il 6 settembre 2001, più di 7000 giorni dopo quella
tremenda giornata di Firenze. La vicenda che ci racconta Scricciolo
è quella di un uomo normale, trapelano emozioni, c'è
dolore, pietà, rammarico, delusione. Non c'è
invece sete di vendetta e neanche stoicismo o eroismo, quanto
mai inutile di questi tempi. C'è la voglia di
raccontare per raccontare, la voglia di mettere a disposizione
la propria esperienza per non dimenticare, per evitare che si
ripetano ingiustizie come queste. La cronaca ci insegna che il
gioco dei pentiti ha modificato a suo piacimento il corso della
storia di questo paese, e l'Italia ancora una volta ha subito
il colpo, senza voltarsi o capire che affondare un uomo innocente
è come affondare la legge, il senso comune di giustizia,
la fiducia verso le istituzioni, è come affondare se stessi.
Luigino
Scricciolo, umbro del Lago Trasimeno, nel 1968 aveva
vent’anni ed iniziava la militanza politica nella nuova
sinistra. Dopo aver militato nel Movimento Studentesco e nell’Unione
dei comunisti italiani partecipa alla controinchiesta sulla strage
alla Banca dell’Agricoltura di Milano da cui uscirà
il volume “La strage di stato” (1970). Collabora alla
rivista “Città Futura” e successivamente aderisce
a Democrazia Proletaria che lascia nel 1979 per entrare nel Dipartimento
internazionale della Uil, di cui diventa responsabile. Il 4 febbraio
1982, viene arrestato a Firenze: è accusato di terrorismo
e di spionaggio. Sarà prosciolto in istruttoria da tutte
le accusa, vent’anni dopo.
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