Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 34-35 del 6 Ottobre 2008

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E vissero felici. Intervista ad Antonella Piperno

 

di Giuditta Angela Mosca

 

Antonella Piperno e Piero Valesio, affermati giornalisti quarantaseienni, si incontrano durante una vacanza in montagna. Scatta il colpo di fulmine con un ma: lei è di Roma, lui è di Torino, sarà il caso di lanciarsi in una storia a distanza ? La risposta è si, ciò che conta al di là di ogni retorica è l'amore e il coinvolgimento. Il loro rapporto dura da cinque anni, avere un partner che viva nel nostro stesso quartiere non ci garantisce la felicità di coppia e, poi, vivere lontani e vedersi nei fine settimana offre notevoli vantaggi come ci raccontano gli autori nel libro E vissero felici e lontani.

 

Nel film Sex and the City una sconsolata Carrie, dopo aver letto l'ennesima favola della buonanotte alla figlia di Charlotte, la guarda e le dice: "Sai che è solo una favola?". Silenzio. La donna più che quarantenne e la bambina si guardano negli occhi e Carrie sa già che la nipote adottiva sarà un'altra predestinata all'infelicità se crederà nelle favole. Il libro E vissero felici e lontani (Giulio Perrone Editore, 124 pp., 9 euro) forse ci offre una speranza nell'amore a distanza. Antonella Piperno e Piero Valesio non vogliono certo offrirci le 10 regole d'oro per far funzionare una storia ma ci raccontano semplicemente la loro esperienza di P.A.D., partner a distanza, in modo semplice, ironico, e soprattutto affrontano l'argomento con sincerità, senza sentimentalismi, offrendoci una panoramica sui problemi di tutti i giorni ma anche sui vantaggi pratici del non vivere 24 ore su 24 con il fiato sul collo dell'amato.

 

Antonella, romana, e Piero, torinese, si conoscono durante una vacanza in montagna. Si piacciono subito e alla fine della vacanza decidono di iniziare un rapporto a distanza. Abitare nello stesso quartiere non ha mai garantito l'amore eterno e lo sanno bene entrambi che provengono da rapporti ormai finiti. All'apparenza ogni svantaggio si rivela, in realtà, un grosso incentivo a continuare la storia: l'amato a distanza non ci vedrà mai nei nostri momenti peggiori ma sempre in tiro in occasione del fine settimana insieme, il sesso si arricchisce di passione e inventiva, i gelosi cronici imparano a rilassarsi un attimo e magari, ma nulla è garantito, a fidarsi del compagno, ognuno mantiene i propri spazi e la propria indipendenza durante la settimana, l'unica cosa a cui bisogna stare attenti è non diventare dipendenti dal telefono. Parliamone con proprio con Antonella Piperno, co-autrice del libro.

 

Lei e il suo P.A.D. (partner a distanza) avete deciso di scrivere questo libro a quattro mani sulla vostra esperienza, com'è nata l'idea?  

L'idea del libro è nata per caso, due estati fa, mentre stavamo incrociando le nostre agende per pianificare i nostri incontri del mese successivo. Ci siamo detti «Però siamo bravi a far collimare tutto», «siamo quasi professionisti dell'amore a distanza» e poi «Ma perché non scriviamo un libro?».

 

Le storie a distanza durano se entrambi hanno abbastanza indipendenza economica e personale, altrimenti diventa impossibile vedersi con continuità. Difficilmente oggi troviamo lavoro, se lo troviamo lo stipendio ci basta a stento per pagarci un affitto, nei casi più felici, e quindi spesso si resta a vivere dai genitori o magari non si hanno disponibilità per vedersi ogni fine settimana. Ha suggerimenti per queste coppie a distanza? Coppie ventenni o trentenni con meno indipendenza. Il lato economico è quello più debole degli amori a distanza, anche per noi. Non ci sono purtroppo grandi consigli da dare se non quello di tenere sempre d'occhio le offerte dei biglietti aerei e ferroviari o sperare nel buon cuore (e nella casa di vacanza a metà strada tra i protagonisti della storia a distanza) di parenti e amici.

 

Una volta una psicologa (ebbene si) mi ha detto che mi ero trovata apposta un uomo a 600 chilometri di distanza per non impegnarmi emotivamente! Se si vuole vivere seriamente una storia a distanza penso sia l'esatto contrario, emotivamente ci si deve impegnare di più e inventarsi qualcosa ogni giorno. Lei che ne pensa?  

Credo che essere sentimentalmente vicino a un partner a distanza richieda un grande impegno emotivo, sicuramente maggiore di quello richiesto da una normale relazione. A meno che non si tratti di una passioncella leggera e senza impegno, non è semplice far circolare affetto e complicità con 500 chilometri di distanza, attraverso il telefono o le mail. Di sicuro è minore però l'impegno pratico, nel senso delle incombenze casalinghe. Come sottolineiamo in un capitolo di E vissero felici e lontani non c'è niente di più godurioso del rientrare a casa e sdraiarsi sul divano davanti alla tv, magari in tuta, monopolizzando il telecomando.

 

Dopo un fine settimana con la persona amata come si supera il trauma dei saluti davanti al treno e del successivo rientro?  

Il trauma c'è sempre. Ma dopo un po' per fortuna passa. L'importante è non cedere all'autocommiserazione, al ruolo dell'eroina letteraria strappata agli affetti. Un cinema con le amiche, una partita di tennis rendono la separazione più sopportabile.

 

Alla fine del libro il suo P.A.D., Piero Valesio, Le comunica la possibilità di un trasferimento nelle sua città ma in realtà nessuno dei due vuole davvero vivere insieme e scombussolare totalmente la propria vita. Com'è andata a finire? Piero si è trasferito a Roma, la sua città, o Milano?  

Il finale del libro è romanzato: non è reale, l'abbiamo inventato, cercando di immedesimarci (e aggiungendoci una buona dose di ironia) nelle nostre possibili reazioni all'ipotesi di un trasferimento. Nel quale, ovviamente, speriamo tutti e due, con la consapevolezza però che la prima reazione sarebbe di panico assoluto.

 

Dopo il libro, un blog: http://evisserofelicielontani.net/ com'è l'esperienza da blogger? E' utile sviscerare la propria relazione giorno per giorno anche attraverso i consigli ad altre persone? Avete scoperto qualche aspetto nuovo del vostro rapporto?  

Il blog è davvero divertente ed è stato sorprendente soprattutto verificare quanto siano diffuse le relazioni a distanza: ci ha scritto perfino una docente universitaria in Texas sposata con un romano. Ci diverte anche constatare quanto i dubbi e le ansie dei Pad, anche di età diverse siano alla fine molto simili. Non direi però che il blog ci abbia fatto scoprire aspetti nuovi del nostro rapporto, a parte il fatto che Piero, torinese riservatissimo, all'inizio era abbastanza scioccato dal veder spiattellate sul blog (da me) le nostre discussioni.

 

In Italia non siamo pronti, a quanto pare, per una legge sui Dico, non è azzardato introdurre la figura del Pad?

Direi che in Italia dove i Pacs vengono visti come il diavolo e il ministro Renato Brunetta ha appena proposto i Di.do.re (diritti e doveri di reciprocità delle coppie conviventi) i Pad sono assolutamente rivoluzionari. E, in questo momento storico di crisi della coppia tradizionale, dove non si sa più come mandare avanti un matrimonio le relazioni a distanza incuriosiscono: credo che i "tutto esaurito" che abbiamo registrato questa estate alle presentazioni del nostro libro si debbano molto a questo.

 

 

 

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