Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 46 del 22 Dicembre 2008

 

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Per ricordare i tuoi diritti

 

di Luisa Belardinelli

 

Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”- Francois Marie De Voltaire. Lo scorso 10 Dicembre si è celebrato il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, un singolo breve documento di 30 articoli che ha probabilmente avuto l’impatto sul genere umano più significativo di qualsiasi altro documento nella storia moderna. Fa riflettere il fatto che, dopo 60 anni, molti punti della Dichiarazione universale sono ancora tralasciati. Ancora oggi esistono milioni di persone nel mondo che non solo soffrono per violazioni dei diritti umani, ma che, spesso, sono inconsapevoli di avere dei diritti inalienabili da far valere nei confronti di Stati e di altri attori non-statali. Ad onorare il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, oltre all’Europa, sono gli Stati Uniti d’America, con un caso che ha scosso per anni l’opinione pubblica mondiale e che continua a far discutere, purtroppo, ancora oggi: la chiusura della prigione nella Baia di Guantanamo.

 

Riguardo alle modalità di funzionamento della parte carceraria della base, si sono levate polemiche sulle condizioni di reclusione e l'effettivo status giuridico-fattuale dei reclusi. Da parte di alcuni osservatori si sostiene infatti che i reclusi non sarebbero classificati dal governo USA come prigionieri di guerra, né come imputati di reati ordinari (il ché potrebbe garantire loro processi e garanzie ordinarie), ma sarebbero invece ristretti come detainees senza dichiarato titolo e privati del diritto di conoscere le accuse per le quali si è stati arrestati. I combattenti illegali, è così che vengono chiamati, possono essere oggetto di attacchi armati ed uccisi e feriti. Il fatto di trovarsi all’estero (nella Baia di Guantanamo a Cuba), secondo gli alti dirigenti di Washington, è lecito non applicare loro i diritti fondamentali che spettano a qualunque persona arrestata da uno Stato democratico. La notizia della chiusura della base carceraria e dell’azzeramento delle commissioni militari, si è fortificata proprio in questi giorni grazie ad un progetto elaborato dal Center For American Progress di John Podesta. Il tutto potrebbe avvenire già al momento dell’insediamento del nuovo presidente Barack Obama, il 20 gennaio 2009 o nei giorni immediatamente successivi. Da quel momento, i mesi di tempo per concludere il piano, saranno 18.

 

L’obiettivo, voluto fortemente dal neo presidente, non sarà semplice da raggiungere; il rapporto del Center for American Progress prevede alcune importanti condizioni: dal trasferimento dei detenuti in una prigione americana, probabilmente in Kansas o Colorado, alle modalità per nuovi tribunali federali, all’avvio di programmi di riabilitazione agli ex galeotti, fino al trasferimento dei soggetti più pericolosi, verso una nuova base Nato vicino a Bagram in Afghanistan.

 

Il 2009 quindi, anno importante per sostenere un concreto progetto mondiale congiunto per il rafforzamento del pluralismo, della non-discriminazione, della tolleranza, della giustizia, della solidarietà e dell'eguaglianza tra donne e uomini nelle società.
Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha accolto con soddisfazione la designazione del 2009 come Anno internazionale per l’educazione ai diritti umani, esprimendo il desiderio di riuscire a diffondere il più possibile i valori riconosciuti nella Dichiarazione, attraverso l’insegnamento e l’educazione. Si prevede in Italia l’incremento nelle scuole, attraverso associazioni culturali, il cinema, il teatro, l’arte e le istituzioni, di campagne promozionali di sensibilizzazione contro la pena di morte, la tortura e la promozione universale dello Statuto della Corte penale internazionale. Amnesty International, un'organizzazione non governativa indipendente, promotrice dei diritti umani e di solidarietà internazionale, fondata nel 1961 dall'avvocato inglese Peter Benenson il quale lanciò una campagna per l'amnistia dei prigionieri di coscienza, da diversi anni ha affiancato al tradizionale impegno in favore delle vittime delle violazioni dei diritti umani, un ampio progetto educativo.

 

In occasione delle celebrazioni del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, da settembre è partito il progetto Small Places Tour curato da Amnesty International; il più ambizioso evento di musica e diritti umani con centinaia di concerti ed eventi in tutto il mondo conclusosi proprio pochi giorni fa. Prossimo appuntamento con Amnesty International è a Roma, il prossimo 17 Gennaio, in Piazza della Repubblica alle ore 15:00, con una manifestazione dedicata ai prigionieri di Guantànamo. A ogni partecipante che avrà confermato la sua adesione, sarà assegnato il nome del detenuto che rappresenterà durante la manifestazione; in piazza verranno poi distribuite le tute arancioni, simbolo del centro di detenzione. Artisti, attivisti e gente comune quindi, uniranno le loro voci per promuovere la non violenza, un ideale che, già circa un secolo fa, uno dei più grandi pacifisti del mondo Mohandas Karamchand Gandhi esprimeva con le seguenti parole: La non violenza è la forza più grande a disposizione dell'umanità. È più potente della più potente arma di distruzione mai inventata dall'ingegno umano.

 

Foto: James M Thorne da www.flickr.com

 

PER SAPERNE DI PIU’:

 

http://ec.europa.eu/external_relations/human_rights/intro/index.htm

 

http://www.amnesty.it

 

www.chiudereguantanamo.it


 


 

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