| Per
ricordare i tuoi diritti
di
Luisa Belardinelli
“Disapprovo
ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo
diritto di dirlo”- Francois Marie De Voltaire.
Lo scorso 10 Dicembre si è celebrato il 60° anniversario
della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, un
singolo breve documento di 30 articoli che ha probabilmente avuto
l’impatto sul genere umano più significativo di qualsiasi
altro documento nella storia moderna. Fa riflettere il fatto che,
dopo 60 anni, molti punti della Dichiarazione universale sono
ancora tralasciati. Ancora oggi esistono milioni di persone nel
mondo che non solo soffrono per violazioni dei diritti umani,
ma che, spesso, sono inconsapevoli di avere dei diritti inalienabili
da far valere nei confronti di Stati e di altri attori non-statali.
Ad onorare il 60° anniversario della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo, oltre all’Europa,
sono gli Stati Uniti d’America, con un caso che ha scosso
per anni l’opinione pubblica mondiale e che continua a far
discutere, purtroppo, ancora oggi: la chiusura della prigione
nella Baia di Guantanamo.
Riguardo
alle modalità di funzionamento della parte carceraria della
base, si sono levate polemiche sulle condizioni di reclusione
e l'effettivo status giuridico-fattuale dei reclusi.
Da parte di alcuni osservatori si sostiene infatti che i reclusi
non sarebbero classificati dal governo USA come prigionieri di
guerra, né come imputati di reati ordinari (il ché
potrebbe garantire loro processi e garanzie ordinarie), ma sarebbero
invece ristretti come detainees senza dichiarato titolo e privati
del diritto di conoscere le accuse per le quali si è stati
arrestati. I combattenti illegali, è così che vengono
chiamati, possono essere oggetto di attacchi armati ed uccisi
e feriti. Il fatto di trovarsi all’estero (nella Baia di
Guantanamo a Cuba), secondo gli alti dirigenti di Washington,
è lecito non applicare loro i diritti fondamentali che
spettano a qualunque persona arrestata da uno Stato democratico.
La notizia della chiusura della base carceraria e dell’azzeramento
delle commissioni militari, si è fortificata proprio in
questi giorni grazie ad un progetto elaborato dal Center For American
Progress di John Podesta. Il tutto potrebbe avvenire già
al momento dell’insediamento del nuovo presidente Barack
Obama, il 20 gennaio 2009 o nei giorni immediatamente successivi.
Da quel momento, i mesi di tempo per concludere il piano, saranno
18.
L’obiettivo,
voluto fortemente dal neo presidente, non sarà semplice
da raggiungere; il rapporto del Center for American Progress
prevede alcune importanti condizioni: dal trasferimento dei detenuti
in una prigione americana, probabilmente in Kansas o Colorado,
alle modalità per nuovi tribunali federali, all’avvio
di programmi di riabilitazione agli ex galeotti, fino al trasferimento
dei soggetti più pericolosi, verso una nuova base Nato
vicino a Bagram in Afghanistan.
Il
2009 quindi, anno importante per sostenere un
concreto progetto mondiale congiunto per il rafforzamento del
pluralismo, della non-discriminazione, della tolleranza, della
giustizia, della solidarietà e dell'eguaglianza tra donne
e uomini nelle società.
Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite
per i diritti umani, ha accolto con soddisfazione la designazione
del 2009 come Anno internazionale per
l’educazione ai diritti umani, esprimendo il desiderio
di riuscire a diffondere il più possibile i valori riconosciuti
nella Dichiarazione, attraverso l’insegnamento e l’educazione.
Si prevede in Italia l’incremento nelle scuole, attraverso
associazioni culturali, il cinema, il teatro, l’arte e le
istituzioni, di campagne promozionali di sensibilizzazione contro
la pena di morte, la tortura e la promozione universale dello
Statuto della Corte penale internazionale. Amnesty International,
un'organizzazione non governativa indipendente, promotrice dei
diritti umani e di solidarietà internazionale, fondata
nel 1961 dall'avvocato inglese Peter Benenson il quale lanciò
una campagna per l'amnistia dei prigionieri di coscienza, da diversi
anni ha affiancato al tradizionale impegno in favore delle vittime
delle violazioni dei diritti umani, un ampio progetto educativo.
In
occasione delle celebrazioni del 60° anniversario della Dichiarazione
universale dei diritti umani, da settembre è partito il
progetto Small Places Tour curato da Amnesty
International; il più ambizioso evento di musica e diritti
umani con centinaia di concerti ed eventi in tutto il mondo conclusosi
proprio pochi giorni fa. Prossimo appuntamento con Amnesty International
è a Roma, il prossimo 17 Gennaio, in Piazza della Repubblica
alle ore 15:00, con una manifestazione dedicata ai prigionieri
di Guantànamo. A ogni partecipante che avrà confermato
la sua adesione, sarà assegnato il nome del detenuto che
rappresenterà durante la manifestazione; in piazza verranno
poi distribuite le tute arancioni, simbolo del centro di detenzione.
Artisti, attivisti e gente comune quindi, uniranno le loro voci
per promuovere la non violenza, un ideale che,
già circa un secolo fa, uno dei più grandi pacifisti
del mondo Mohandas Karamchand Gandhi esprimeva
con le seguenti parole: La non violenza è la forza
più grande a disposizione dell'umanità. È
più potente della più potente arma di distruzione
mai inventata dall'ingegno umano.
Foto:
James M Thorne da www.flickr.com
PER
SAPERNE DI PIU’:
http://ec.europa.eu/external_relations/human_rights/intro/index.htm
http://www.amnesty.it
www.chiudereguantanamo.it
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