Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 45 del 15 Dicembre 2008

 

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di Stefano Giovinazzo

 

 


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L’Italia, un paese vecchio

 

di Francesca Calloni

 

Elezioni americane. La vittoria di Barack Obama alle presidenziali statunitensi circa un mese fa, oltre ad aver portato una ventata di giovinezza e speranza nel mondo, ha risollevato una delle anomalie della nostra amata Italia: l'età media dei politici che governano il nostro paese, a quanto pare la più alta d'Europa. Il più giovane Presidente del Consiglio italiano è stato Aldo Moro, 47 anni al suo primo mandato nel 1963. Il fatto che l'Italia è un paese “di vecchi” in un certo senso dovrebbe giustificare questo fatto: sono la maggioranza ed è giusto che governino loro, il punto è che nemmeno loro sembrano essere molto soddisfatti dell'operato dei loro coetanei. Quando nel '46 l'Italia divenne repubblica tra i fondatori e futuri componenti della classe politica italiana figuravano molti giovani, che avevano combattuto per ottenere uno stato democratico che garantisse pari opportunità e diritti a tutti, viene da chiedersi cosa ne è stato dello spirito giovane e rinnovatore che ci fu allora.

 

Il passato. Ci sono stati periodi nella storia italiana in cui il motto “largo ai giovani” aveva significato. I giovani portarono grandi e importanti cambiamenti, creando quelli che oggi sono imperi economici, industriali e finanziari, durante il boom economico l'Italia giovane e piena di entusiasmo ha influenzato positivamente tutta la società. Sono ormai molti anni però, che da risorsa, i giovani si sono trasformati in una nuova minoranza, assieme a donne e migranti, diventando un problema, o più spesso un nemico. Oggi, a distanza ormai di sessantanni, alcuni di quei giovani fanno ancora parte della vita politica italiana, e fin qui non c'è nulla di strano, poiché e indubbia la grande esperienza e saggezza che persone di quel calibro e di quell'età possiedono, ciò che appare sconcertante è che accanto a loro, (non solo nel caso della politica), non vi siano menti giovani che imparino dalle esperienze del passato per poter progettare un migliore futuro. Dando uno sguardo più approfondito alla questione ciò che emerge è infatti non tanto la mancanza di giovani (e non sto parlando di ventenni), quanto la mancanza di posti di valore per i giovani.

 

Visti da fuori. Per chi guarda l'Italia da fuori questa situazione è quanto meno bizzarra, esportiamo “cervelli” in diverse parti del mondo, giovani che contribuiscono ad accrescere il prestigio della nostra nazione, ma quando si tratta di garantire spazio a chi più lo merita, la nostra creatività italiana si arena. Nel concetto di gerontocrazia, l'età è solo la parte visibile dell'iceberg. Analizzando il fenomeno in maniera più approfondita si scoprono le parti nascoste: la mancanza di fiducia quasi atavica verso i giovani, carriere poco spesso legate al merito e molto più ad una distorta idea di lealtà, o magari a una colossale pazienza (nell'attesa che chi sta sopra “molli”), una visione della politica che sembra aver lasciato da parte il benessere dei cittadini e dei più deboli, per dedicarsi al proprio, un'abnegazione quasi totale verso i proprio diritti, ma non verso i propri doveri, un'incapacità progettuale che va di pari passo con la mancanza di una visione politica ed economica a lungo termine che presupponga una progettazione del futuro. Tutto ciò unito ad un attitudine tutta italiana a rinunciare a combattere prima ancora di iniziare, giustificata con il classico “tengo famiglia”.

 

Il futuro. Ciò lascia poche speranze per noi, che ancora giovani, vorremmo dimostrare le nostre capacità poiché la mentalità gerontocratica non è peculiare solamente della classe politica, ma è purtroppo diffusa a tutta la società, e non è una novità. Cercando materiali ho trovato molti articoli, libri e riflessioni pubblicati in periodi meno attenti, che però riportano le riflessioni, le conclusioni e le domande sollevate ancora oggi, evidentemente destinate a rimanere senza risposte o soluzione se continueremo a incolpare “loro” dei mali dell'Italia, ignorando volutamente che “loro” sono in realtà NOI.

 

Foto: www.agriturismo-italiano.com

 

PER SAPERNE DI PIU':

 

Gianluca Violante “la repubblica della terza età

 

La classe politica italiana vista da Time

 

“Un'Italia senza classe dirigente”

 

Giancarlo Bosetti “perchè il potere è nelle mani dei vecchi

 

Ilvo Diamanti “La politica non cerca la selezione in Italia vince la via dinastica

 

Ettore Livini “Italia, un paese da sbloccare dove non crescono i giovani leader


 


 

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