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L’Italia,
un paese vecchio
di
Francesca Calloni
Elezioni
americane. La vittoria di Barack Obama alle presidenziali
statunitensi circa un mese fa, oltre ad aver portato una ventata
di giovinezza e speranza nel mondo, ha risollevato una delle anomalie
della nostra amata Italia: l'età media dei politici che
governano il nostro paese, a quanto pare la più alta d'Europa.
Il più giovane Presidente del Consiglio italiano è
stato Aldo Moro, 47 anni al suo primo mandato nel 1963. Il fatto
che l'Italia è un paese “di vecchi” in un certo
senso dovrebbe giustificare questo fatto: sono la maggioranza
ed è giusto che governino loro, il punto è che nemmeno
loro sembrano essere molto soddisfatti dell'operato dei loro coetanei.
Quando nel '46 l'Italia divenne repubblica tra i fondatori e futuri
componenti della classe politica italiana figuravano molti giovani,
che avevano combattuto per ottenere uno stato democratico che
garantisse pari opportunità e diritti a tutti, viene da
chiedersi cosa ne è stato dello spirito giovane e rinnovatore
che ci fu allora.
Il
passato. Ci sono stati periodi nella storia italiana
in cui il motto “largo ai giovani” aveva significato.
I giovani portarono grandi e importanti cambiamenti, creando quelli
che oggi sono imperi economici, industriali e finanziari, durante
il boom economico l'Italia giovane e piena di entusiasmo ha influenzato
positivamente tutta la società. Sono ormai molti anni però,
che da risorsa, i giovani si sono trasformati in una nuova minoranza,
assieme a donne e migranti, diventando un problema, o più
spesso un nemico. Oggi, a distanza ormai di sessantanni, alcuni
di quei giovani fanno ancora parte della vita politica italiana,
e fin qui non c'è nulla di strano, poiché e indubbia
la grande esperienza e saggezza che persone di quel calibro e
di quell'età possiedono, ciò che appare sconcertante
è che accanto a loro, (non solo nel caso della politica),
non vi siano menti giovani che imparino dalle esperienze del passato
per poter progettare un migliore futuro. Dando uno sguardo più
approfondito alla questione ciò che emerge è infatti
non tanto la mancanza di giovani (e non sto parlando di ventenni),
quanto la mancanza di posti di valore per i giovani.
Visti
da fuori. Per chi guarda l'Italia da fuori questa situazione
è quanto meno bizzarra, esportiamo “cervelli”
in diverse parti del mondo, giovani che contribuiscono ad accrescere
il prestigio della nostra nazione, ma quando si tratta di garantire
spazio a chi più lo merita, la nostra creatività
italiana si arena. Nel concetto di gerontocrazia, l'età
è solo la parte visibile dell'iceberg. Analizzando il fenomeno
in maniera più approfondita si scoprono le parti nascoste:
la mancanza di fiducia quasi atavica verso i giovani, carriere
poco spesso legate al merito e molto più ad una distorta
idea di lealtà, o magari a una colossale pazienza (nell'attesa
che chi sta sopra “molli”), una visione della politica
che sembra aver lasciato da parte il benessere dei cittadini e
dei più deboli, per dedicarsi al proprio, un'abnegazione
quasi totale verso i proprio diritti, ma non verso i propri doveri,
un'incapacità progettuale che va di pari passo con la mancanza
di una visione politica ed economica a lungo termine che presupponga
una progettazione del futuro. Tutto ciò unito ad un attitudine
tutta italiana a rinunciare a combattere prima ancora di iniziare,
giustificata con il classico “tengo famiglia”.
Il
futuro. Ciò lascia poche speranze per noi, che
ancora giovani, vorremmo dimostrare le nostre capacità
poiché la mentalità gerontocratica non è
peculiare solamente della classe politica, ma è purtroppo
diffusa a tutta la società, e non è una novità.
Cercando materiali ho trovato molti articoli, libri e riflessioni
pubblicati in periodi meno attenti, che però riportano
le riflessioni, le conclusioni e le domande sollevate ancora oggi,
evidentemente destinate a rimanere senza risposte o soluzione
se continueremo a incolpare “loro” dei mali dell'Italia,
ignorando volutamente che “loro” sono in realtà
NOI.
Foto:
www.agriturismo-italiano.com
PER
SAPERNE DI PIU':
Gianluca
Violante “la repubblica della terza età”
“La
classe politica italiana vista da Time”
“Un'Italia
senza classe dirigente”
Giancarlo
Bosetti “perchè il potere è nelle mani
dei vecchi”
Ilvo
Diamanti “La politica non cerca la selezione in Italia
vince la via dinastica”
Ettore
Livini “Italia, un paese da sbloccare dove non crescono
i giovani leader”
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