Donne,
innovazione e crescita
di
Luisa Belardinelli
Strade
lunghe e tortuose, concorrenze sleali e pregiudizi culturali.
Sembrerebbe una visione troppo pessimistica dell’attuale
panorama lavorativo al femminile, ma è quello che si sente
nell’aria parlando quotidianamente con le giovani donne
in carriera. Nel 1977, anno in cui si verificò la più
importante svolta culturale nei confronti delle donne italiane,
la nascita della Legge di parità (in materia di lavoro)
L.903. Con la Legge di parità, si passò
dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del
diritto di parità nel campo del lavoro. Vennero poi introdotte
norme più avanzate in materia di maternità e i primi
elementi di condivisione fra i genitori nella cura dei figli.
La legge avrebbe dovuto dare, nel corso degli anni a venire, più
sicurezza e uno slancio maggiore al lavoro femminile italiano.
Oggi
tutto questo, studiando gli ultimi dati riportati da un noto quotidiano
statunitense, il Wall Street Journal, non è accaduto, o
meglio, non si è ancora arrivati alla completa parità
tra i sessi, in ambito lavorativo. Leggendo quindi la classifica
stilata, tra le prime 50 manager al mondo del 2007, non
sono presenti italiane. Sorpresa delle sorprese ai vertici vi
sono 3 donne cinesi e 2 indiane! Secondo l’Istat,
nel 2006 in Italia, 7 milioni di donne italiane in età
lavorativa erano fuori dal mercato del lavoro. Il nostro Sud è
il luogo europeo dove le donne lavorano meno in assoluto; anzi,
in quei contesti hanno proprio smesso di cercare lavoro. Vogliamo
dire di più? L’Italia ha il tasso di occupazione
femminile più basso d’Europa, ma quelle che lavorano
lo fanno più delle altre.
Ogni giorno, compresa la domenica, la donna italiana lavora, tra
casa e ufficio, 7 ore e 26 minuti, un’ora e 10 minuti in
più di una donna tedesca. Il 77,7 per cento del lavoro
domestico compete alle donne. Non incoraggianti sono i dati relativi
al raggiungimento del potere.
Nel
nostro paese a scuola e all’università le votazioni
migliori appartengono alle studentesse, eppure solo il 5% raggiunge
il vertice delle aziende.
La
professoressa Maria Cristina Bombelli, coordinatrice
del Laboratorio Armonia alla Sda Bocconi, in Italia uno tra i
testimonial più conosciuti per la sua attenzione ai problemi
di leadership al femminile, pari opportunità e diversità,
nella prefazione del saggio di Nancy Folbre, “Il cuore
invisibile. La donna, la società, l’impresa”
(Egea, 2006), scrive: “il lavoro al femminile non riesce
a prescindere dal cuore, ovvero dalla dimensione della relazione
insita e soggiacente ad ogni lavoro. (…) Alla base esistono
sicuramente delle distorsioni cognitive, ma anche alcuni aspetti
oggettivi. Tra le prime c’è la fissazione della maternità.
In Italia infatti, imprenditori e capi del personale ne sono terrorizzati,
ed invece, siamo uno dei paesi con la natalità più
bassa del mondo, poco sopra l’ 1,2 figli a donna”.
E continua: “una manager non avrebbe problemi ad ingaggiare
una brava baby-sitter, ma rischia di non diventare mai manager
per il sospetto con cui viene vista la maternità. (…)
Spesso le donne mancano di alcune competenze chiave per fare carriera:
autostima,
capacità di separare l’aspetto relazionale da quello
contenutistico, assertività, volontà e capacità
di negoziare. La causa prima potrebbe essere un’eccessiva
specializzazione, di origine culturale, nella cura e nella relazione,
accompagnata da una mancata abitudine ad esercitare queste capacità”.
Sulla
questione lavoro al femminile si è espressa non molto tempo
fa anche l’ex ministro Emma Bonino cui
dicastero, fino a poco tempo fa, competevano anche le Politiche
Europee: “L’essere europei – ha affermato
- ci impone un obiettivo preciso: portare al 60% il tasso
di occupazione femminile entro il 2010. In Italia –
continua l’ex ministro - siamo molto lontani dal traguardo:
il tasso è fermo al 46,3%. Il cambio di passo, deve riguardare
tre fronti principali: le politiche per il lavoro e l’impresa
femminile, il sistema di welfare e le politiche di conciliazione,
le iniziative culturali”.
A
tal proposito si sono svolti e continueranno a svolgersi, incontri,
meeting ed eventi culturali in tutta Italia, con lo scopo di promuovere
la cosiddetta cultura del lavoro femminile. Si può prendere
come esempio il caso della città di Roma. Roma nell’ultimo
anno, seppur lentamente, come ha affermato l’Assessore regionale
all’istruzione Silvia Costa, è in costante miglioramento
sia per quanto riguarda la promozione del lavoro femminile, che
per le attività formative in atto. I dati incoraggianti,
sono stati riportati il 14 e 15 Novembre, all’Acquario Romano,
in piazza Manfredo Fanti n. 47, all’interno del Forum
cento imprese Lazio – Itinerari al femminile.
Un evento quindi, che ha avuto come obiettivo quello di promuovere
ed incoraggiare l’imprenditoria femminile e di sviluppare
e rafforzare la collaborazione economica tra le imprenditrici
italiane e straniere. Nello specifico, il Forum Centoimprese Lazio,
prevedeva un percorso espositivo con le 100 imprese nate grazie
alla Sovvenzione Globale E1, oltre ad incontri,
dibattiti, workshop formativi, eventi culturali e spazi informativi
sulle varie opportunità.
PER SAPERNE DI PIU':
www.centoimpreselazio.it
http://www.assforseo.it
http://online.wsj.com
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