Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 43 del 1 Dicembre 2008

 

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Intervista a Elena Valdini

 

di Stefano Giovinazzo

 


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Donne, innovazione e crescita

 

di Luisa Belardinelli

 

Strade lunghe e tortuose, concorrenze sleali e pregiudizi culturali. Sembrerebbe una visione troppo pessimistica dell’attuale panorama lavorativo al femminile, ma è quello che si sente nell’aria parlando quotidianamente con le giovani donne in carriera. Nel 1977, anno in cui si verificò la più importante svolta culturale nei confronti delle donne italiane, la nascita della Legge di parità (in materia di lavoro) L.903. Con la Legge di parità, si passò dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del diritto di parità nel campo del lavoro. Vennero poi introdotte norme più avanzate in materia di maternità e i primi elementi di condivisione fra i genitori nella cura dei figli. La legge avrebbe dovuto dare, nel corso degli anni a venire, più sicurezza e uno slancio maggiore al lavoro femminile italiano.

 

Oggi tutto questo, studiando gli ultimi dati riportati da un noto quotidiano statunitense, il Wall Street Journal, non è accaduto, o meglio, non si è ancora arrivati alla completa parità tra i sessi, in ambito lavorativo. Leggendo quindi la classifica stilata, tra le prime 50 manager al mondo del 2007, non sono presenti italiane. Sorpresa delle sorprese ai vertici vi sono 3 donne cinesi e 2 indiane! Secondo l’Istat, nel 2006 in Italia, 7 milioni di donne italiane in età lavorativa erano fuori dal mercato del lavoro. Il nostro Sud è il luogo europeo dove le donne lavorano meno in assoluto; anzi, in quei contesti hanno proprio smesso di cercare lavoro. Vogliamo dire di più? L’Italia ha il tasso di occupazione femminile più basso d’Europa, ma quelle che lavorano lo fanno più delle altre.
Ogni giorno, compresa la domenica, la donna italiana lavora, tra casa e ufficio, 7 ore e 26 minuti, un’ora e 10 minuti in più di una donna tedesca. Il 77,7 per cento del lavoro domestico compete alle donne. Non incoraggianti sono i dati relativi al raggiungimento del potere.

 

Nel nostro paese a scuola e all’università le votazioni migliori appartengono alle studentesse, eppure solo il 5% raggiunge il vertice delle aziende.

 

La professoressa Maria Cristina Bombelli, coordinatrice del Laboratorio Armonia alla Sda Bocconi, in Italia uno tra i testimonial più conosciuti per la sua attenzione ai problemi di leadership al femminile, pari opportunità e diversità, nella prefazione del saggio di Nancy Folbre, “Il cuore invisibile. La donna, la società, l’impresa” (Egea, 2006), scrive: “il lavoro al femminile non riesce a prescindere dal cuore, ovvero dalla dimensione della relazione insita e soggiacente ad ogni lavoro. (…) Alla base esistono sicuramente delle distorsioni cognitive, ma anche alcuni aspetti oggettivi. Tra le prime c’è la fissazione della maternità. In Italia infatti, imprenditori e capi del personale ne sono terrorizzati, ed invece, siamo uno dei paesi con la natalità più bassa del mondo, poco sopra l’ 1,2 figli a donna”. E continua: “una manager non avrebbe problemi ad ingaggiare una brava baby-sitter, ma rischia di non diventare mai manager per il sospetto con cui viene vista la maternità. (…) Spesso le donne mancano di alcune competenze chiave per fare carriera:

autostima, capacità di separare l’aspetto relazionale da quello contenutistico, assertività, volontà e capacità di negoziare. La causa prima potrebbe essere un’eccessiva specializzazione, di origine culturale, nella cura e nella relazione, accompagnata da una mancata abitudine ad esercitare queste capacità”.

 

Sulla questione lavoro al femminile si è espressa non molto tempo fa anche l’ex ministro Emma Bonino cui dicastero, fino a poco tempo fa, competevano anche le Politiche Europee: “L’essere europei – ha affermato - ci impone un obiettivo preciso: portare al 60% il tasso di occupazione femminile entro il 2010. In Italia – continua l’ex ministro - siamo molto lontani dal traguardo: il tasso è fermo al 46,3%. Il cambio di passo, deve riguardare tre fronti principali: le politiche per il lavoro e l’impresa femminile, il sistema di welfare e le politiche di conciliazione, le iniziative culturali”.

 

A tal proposito si sono svolti e continueranno a svolgersi, incontri, meeting ed eventi culturali in tutta Italia, con lo scopo di promuovere la cosiddetta cultura del lavoro femminile. Si può prendere come esempio il caso della città di Roma. Roma nell’ultimo anno, seppur lentamente, come ha affermato l’Assessore regionale all’istruzione Silvia Costa, è in costante miglioramento sia per quanto riguarda la promozione del lavoro femminile, che per le attività formative in atto. I dati incoraggianti, sono stati riportati il 14 e 15 Novembre, all’Acquario Romano, in piazza Manfredo Fanti n. 47, all’interno del Forum cento imprese LazioItinerari al femminile. Un evento quindi, che ha avuto come obiettivo quello di promuovere ed incoraggiare l’imprenditoria femminile e di sviluppare e rafforzare la collaborazione economica tra le imprenditrici italiane e straniere. Nello specifico, il Forum Centoimprese Lazio, prevedeva un percorso espositivo con le 100 imprese nate grazie alla Sovvenzione Globale E1, oltre ad incontri, dibattiti, workshop formativi, eventi culturali e spazi informativi sulle varie opportunità.


PER SAPERNE DI PIU':
www.centoimpreselazio.it
http://www.assforseo.it
http://online.wsj.com

 


 

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