| Universitari
o rivoluzionari?
di
Francesca Calloni
Le proteste del
mondo della scuola e dell'università, di cui oggi leggiamo
sui giornali, non mostrano solo un disagio legato all'odierno,
ma trovano radici nel concetto stesso di università, e
nella sua storia legata alla libertà intellettuale, all'autonomia
e al ruolo sociale che queste istituzioni hanno rivestito in Italia
fin dall'antichità.
Università: (dal latino universitas) un'istituzione
costituita da un gruppo di strutture scientifiche finalizzate
alla didattica e alla ricerca. (http://it.wikipedia.org/wiki/Università"http://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0).
Fin dall'antichità gli uomini hanno sentito il bisogno
di approfondire il sapere e la conoscenza attraverso il confronto
aperto. La prima università, che fa propria questa spinta
alla conoscenza nasce in Italia, più precisamente a Bologna,
quando nel 1088 (data convenzionale) un gruppo di studenti e insegnanti
inizia a incontrarsi per approfondire vari temi legati alla conoscenza
e alla scienza. Ma è solo l'inizio.
Nel 1158
Federico I promulga la Costitutio habita,
con il quale si sancisce che l'università è il luogo
in cui la ricerca si sviluppa in modo indipendente da ogni altro
potere. Questa affermazione sarà fondamentale per lo sviluppo
e la crescita delle università nel territorio italiano
e non solo. Attorno al 1222 nasce un altro centro ancora oggi
importante per l'educazione universitaria: Padova.
A partire dalla seconda metà del 1300 l'idea universitaria
si diffonde in tutta Europa e nascono centri di studio ancora
oggi attivi e rinomati. I centri universitari nati in questo periodo
sono caratterizzati da un'estrema autonomia, i “programmi”
gli argomenti delle lezioni sono decisi in accordo tra studenti
e insegnanti, e questi ultimi vengono pagati mediante la raccolta
di collette tra gli studenti stessi.
Con la nascita
del nuovo stato italiano, sorge la necessità di rendere
più uniforme l'offerta scolastica e universitaria e così
nel 1862 con la riforma De Sanctis si attua la prima “riforma”
scolastica della storia d'Italia. La seconda grande riforma avviene
nel 1923, ad opera di Giovanni Gentile, grazie al quale l'accesso
all'università viene subordinato alla frequentazione dei
licei, uniche scuole superiori che permettono l'entrata nel mondo
universitario. Nello stesso anno viene costituito il Consiglio
Nazionale delle Ricerche (CNR), primo ente italiano per il coordinamento
e la promozione della ricerca. Durante il periodo fascista le
università, proprio in quanto luoghi di diffusione del
sapere e soprattutto della libertà di pensiero, vengono
attaccate e sottomesse alle leggi razziali, causando una prima
“fuga di cervelli”, nel tentativo di liberarsi dal
clima di repressione ormai presente in tutto il territorio nazionale.
Nonostante i tentativi, le università restano comunque
centri importanti per l'educazione, la formazione dello spirito
critico, e la lotta alla dittatura. Un esempio tra tutti è
quello dell'Università patavina, il cui rettore Concetto
Marchesi, nel 1943, invita gli studenti a lottare contro il fascismo,
(per le attività antifasciste svolte l'Università
di Padova verrà insignita della medaglia d'oro al valor
militare).
Con il dopoguerra
le università, autonome solo in teoria, conservano ancora
la struttura rigida imposta in precedenza dalla dittatura fascista,
ma i tempi stanno per cambiare, e proprio dalle università
e dalla scuola partirà una nuova spinta al rinnovamento.
Dopo i primi accenni di rivolte studentesche nel 1967, l'Italia
l'anno successivo viene travolta dalla spinta rivoluzionaria del
'68, che coinvolgerà non più solo gli studenti universitari,
stanchi ormai di sottostare a leggi e regole datate e non al passo
con i tempi, ma anche gli studenti delle scuole secondarie. Questa
nuova spinta innovatrice verrà soddisfatta ( ma non del
tutto) dalla riforma del 1969, con la quale vengono liberalizzati
gli accessi, non più subordinati alla frequenza del liceo,
ma alla frequenza di una qualsiasi scuola secondaria superiore.
L'Italia sta cambiando, le nuove classi sociali, chiedono non
solo diritti nel mondo del lavoro, ma nuove opportunità
per i propri figli: aspirano all'educazione, alla conoscenza e
alle nuove opportunità che lo studio universitario può
fornire. La riforma del 1969 è quindi la prima riforma
che nasce dal basso: dagli studenti, che chiedono un nuovo modo
di “fare scuola”, più attivo, partecipato e
consapevole, non semplice trasmissione di sapere, ma una sorta
di ritorno alle origini, quando studenti e professori quasi alla
pari creavano insieme la propria università.
Dopo la riforma
del 1969 si dovranno aspettare molti anni per essere testimoni
di una nuova riforma, nonostante le richieste di miglioramento
da parte degli studenti non si siano mai fermate. La riforma dell'università
attuata alla fine degli anni 90 non raccoglie i suggerimenti e
le idee che gli studenti hanno riguardo all'università,
poiché punta semplicemente al”europeizzazione”
degli atenei, (anche se non è molto chiaro cosa si intenda
con questo termine). Ciò che emerge dalle ultime spinte
riformiste è la sempre minore importanza data al ruolo
sociale e politico della formazione universitaria, quale luogo
di condivisione e scambio di idee. Si cerca di cambiare dimenticando
la propria storia, ma soprattutto scordando che per crescere è
fondamentale avere nutrimento, (leggi soldi) per poter garantire
un servizio pubblico efficiente, efficace ed accessibile, per
fornire strumenti adeguati ai giovani italiani che domani plasmeranno
il futuro della nostra Italia.
Foto:
http://www.comuni-italiani.it
PER SAPERNE
DI PIU':
Intervento del Rettore
di CA'Foscari all'Assemblea di venerdì 24
http://it.youtube.com/watch?v=OjZTD_43HV8
http://it.youtube.com/watch?v=iiKvM4-Lol8&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=5yfT1fNNDK0&feature=channel
centro interuniversitario
per la storia delle università italiane:
http://www.cisui.unibo.it/"http://www.cisui.unibo.it/
Università
nel medioevo:
http://www.universinet.it/facolta-notizie.html"
http://www.universinet.it/facolta-notizie.html
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