Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                   ANNO II Num. 38 del 27 Ottobre 2008

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Sono solo reality

 

di Francesca Zottola

 

Non importa se i programmi di una volta non ci sono più, così come le mezze stagioni e i giovani, la verità è che le giornate si accorciano e il tepore del salotto di casa sembra essere il sogno proibito di tutti, o quanto meno di molti. Così, ogni sera e per tutti i gusti, ecco che la scelta di guardare la tv sembra essere la più scontata, nessun obbligo di pensare, parlare, interagire, solo guardare.

 

In tempo di incertezze, quindi, ci pensa il palinsesto televisivo a rassicurarci, e con l’arrivo dell’autunno ecco che i sogni, le ossessioni, i segreti e le insicurezze di mezza Italia, vip o nip, escono allo scoperto, ventiquattro ore su ventiquattro.

 

Internet, le chat, ma anche, e soprattutto, i Reality Show, molte sono le manifestazioni in cui la relazione tra l’ “Io” e il resto del mondo è mediata dall’incomunicabilità diretta. In un continuo gioco delle parti, un po’ messa in scena e un po’ trasposizione della visione del mondo contemporaneo ecco che modernità e mezzi di comunicazione di massa soddisfano le esigenze dell’uomo nel viaggio costante alla ricerca dell’originalità e dopo dormire, lavorare, mangiare, guardare la tv è la quarta grande attività dell’uomo moderno.

 

All’inizio, la televisione costituiva una forma di intrattenimento collettivo: gli apparecchi privati erano un privilegio, mentre le televisioni dei bar divennero, specialmente nelle aree contadine, un momento cruciale di ritrovo. L’evoluzione tecnologica, politica e sociale e il carattere atomizzante della televisione ne modificarono presto la ritualità e questo impressionante sviluppo accentuò naturalmente la tendenza a un uso passivo e familiare del tempo libero, a scapito, di conseguenza, dei passatempi a carattere collettivo socializzante.

 

Nessuna novità ebbe negli anni Cinquanta, come oggi, un impatto più grande della televisione sulla vita di tutti i giorni. Si tratta di un fenomeno di proporzione enorme che ha accelerato i ritmi della vita sociale in maniera impressionante. Luigi Barbini (La Stampa), già nel 1954, affermava: “La capacità di istruire e commuovere con l’immagine unita alla parola e al suono è enorme. Le possibilità di fare del bene o del male altrettanto vaste.”

 

I giornali si sono da sempre interessati di capire in che modo quello strano apparecchio abbia cambiato la vita del paese. Celebre e modernissima fu l’inchiesta firmata da “l’Espresso”, a dieci anni dall’invenzione del mezzo, che spiegò che l’abitante della sotto-Italia, il segregato sociale, realizzava davanti al video una specie di uguaglianza magica con il resto degli italiani.

 

Comunque sia l’Italia di oggi, e comunque diventi domani, lo è e lo sarà anche a causa della televisione. In poco più di mezzo secolo di storia, la TV è andata ben oltre il uso strumentale, abbiamo imparato che essa non solo riproduce i fatti esterni, ma può anche provocarli, determinarli; può trasformarsi da uno specchio fedele della realtà in sommovitrice di questa realtà. Ogni giorno di più abbiamo appreso, a nostre spese, che i fatti esistono soltanto quando finiscono in TV.

 

È quindi la televisione stessa a formare il suo pubblico abituandolo a un ascolto continuo, con un’offerta ordinata e puntuale, basata su appuntamenti fissi, ed è in questo contesto che “La talpa”, “L’isola dei Famosi”, “Amici” e chi più ne ha più ne metta non sono altro che un rifugio per sentirsi meglio, meno tristi e più speciali.


Il mondo viene rappresentato come una sequenza interminabile di spettacoli, tali per definizione o tali loro malgrado. Stupori, curiosità e ricerca della verità davanti al blasonato mondo dello spettacolo che poi altro non è che lo spettacolo del mondo.

 

PER SAPERNE DI PIU’:

 

Francesco Casetti: “L’occhio del Novecento – Cinema, esperienza, modernità” (Bompiani, 2005)

 

Mauro Wolf: “Gli effetti sociali del media” (Bompiani, 2001)

 

“Storia della Televisione – La TV italiana dalle origini”, (Garzanti, 1998)

 

Umberto EcoArticoli vari – 2004-2005

 


 

 

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