| Sono solo
reality
di
Francesca Zottola
Non
importa se i programmi di una volta non ci sono più, così
come le mezze stagioni e i giovani, la verità è
che le giornate si accorciano e il tepore del salotto di casa
sembra essere il sogno proibito di tutti, o quanto meno di molti.
Così, ogni sera e per tutti i gusti, ecco che la scelta
di guardare la tv sembra essere la più scontata, nessun
obbligo di pensare, parlare, interagire, solo guardare.
In
tempo di incertezze, quindi, ci pensa il palinsesto televisivo
a rassicurarci, e con l’arrivo dell’autunno ecco che
i sogni, le ossessioni, i segreti e le insicurezze di mezza Italia,
vip o nip, escono allo scoperto, ventiquattro ore su ventiquattro.
Internet,
le chat, ma anche, e soprattutto, i Reality Show,
molte sono le manifestazioni in cui la relazione tra l’
“Io” e il resto del mondo è mediata dall’incomunicabilità
diretta. In un continuo gioco delle parti, un po’ messa
in scena e un po’ trasposizione della visione del mondo
contemporaneo ecco che modernità e mezzi di comunicazione
di massa soddisfano le esigenze dell’uomo nel viaggio costante
alla ricerca dell’originalità e dopo dormire, lavorare,
mangiare, guardare la tv è la quarta grande attività
dell’uomo moderno.
All’inizio,
la televisione costituiva una forma di intrattenimento
collettivo: gli apparecchi privati erano un privilegio,
mentre le televisioni dei bar divennero, specialmente nelle aree
contadine, un momento cruciale di ritrovo. L’evoluzione
tecnologica, politica e sociale e il carattere atomizzante della
televisione ne modificarono presto la ritualità e questo
impressionante sviluppo accentuò naturalmente la tendenza
a un uso passivo e familiare del tempo libero, a scapito, di conseguenza,
dei passatempi a carattere collettivo socializzante.
Nessuna
novità ebbe negli anni Cinquanta, come oggi, un impatto
più grande della televisione sulla vita di tutti i giorni.
Si tratta di un fenomeno di proporzione enorme che ha accelerato
i ritmi della vita sociale in maniera impressionante. Luigi
Barbini (La Stampa), già nel 1954, affermava:
“La capacità di istruire e commuovere con l’immagine
unita alla parola e al suono è enorme. Le possibilità
di fare del bene o del male altrettanto vaste.”
I
giornali si sono da sempre interessati di capire in che modo quello
strano apparecchio abbia cambiato la vita del paese. Celebre e
modernissima fu l’inchiesta firmata da “l’Espresso”,
a dieci anni dall’invenzione del mezzo, che spiegò
che l’abitante della sotto-Italia, il segregato sociale,
realizzava davanti al video una specie di uguaglianza magica con
il resto degli italiani.
Comunque sia l’Italia di oggi, e comunque
diventi domani, lo è e lo sarà anche a causa della
televisione. In poco più di mezzo secolo di storia, la
TV è andata ben oltre il uso strumentale, abbiamo imparato
che essa non solo riproduce i fatti esterni, ma può anche
provocarli, determinarli; può trasformarsi da uno specchio
fedele della realtà in sommovitrice di questa realtà.
Ogni giorno di più abbiamo appreso, a nostre spese, che
i fatti esistono soltanto quando finiscono in TV.
È
quindi la televisione stessa a formare il suo pubblico abituandolo
a un ascolto continuo, con un’offerta ordinata e puntuale,
basata su appuntamenti fissi, ed è in questo contesto che
“La talpa”, “L’isola dei Famosi”,
“Amici” e chi più ne ha più ne
metta non sono altro che un rifugio per sentirsi meglio, meno
tristi e più speciali.
Il mondo viene rappresentato come una sequenza interminabile di
spettacoli, tali per definizione o tali loro malgrado. Stupori,
curiosità e ricerca della verità davanti al blasonato
mondo dello spettacolo che poi altro non è che lo spettacolo
del mondo.
PER
SAPERNE DI PIU’:
Francesco
Casetti: “L’occhio del Novecento –
Cinema, esperienza, modernità” (Bompiani, 2005)
Mauro
Wolf: “Gli effetti sociali del media”
(Bompiani, 2001)
“Storia
della Televisione – La TV italiana dalle origini”,
(Garzanti, 1998)
Umberto
Eco – Articoli vari – 2004-2005
|