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Il cibo tra rinunce e sprechi
di Francesca Calloni
Primo settembre 2008: un miliardo e mezzo di musulmani circa, in tutto il mondo ha dato inizio al digiuno del mese del Ramadan. In Italia un milione e mezzo di fedeli musulmani, (di cui circa 10.000 sono italiani convertiti) ha già affrontato la prima settimana di digiuno rituale. Il digiuno rituale del Ramadan, trova corrispondenza in altre religioni, (come ad esempio il periodo di Quaresima), ed è molto più che "semplice" astensione dal cibo dall'alba al tramonto, rappresenta la rinnovata sottomissione a Dio da parte del fedele, ma anche la riscoperta, attraverso la rinuncia, delle cose importanti della vita di ogni uno. Essendo stata testimone del digiuno di alcune amiche musulmane mi trovo ogni anno a rivalutare il rapporto che gli italiani hanno con il cibo e il suo peso nella vita di tutti noi.
Gli italiani, popolo povero, hanno sempre vissuto il cibo come simbolo di benessere, ma anche e soprattutto di condivisione e socialità. La tradizione culinaria italiana ha fatto del "riciclo" del cibo una colonna portante delle proprie ricette e tradizioni (basti pensare ai canederli fatti con il pane secco, o la coppa di testa, salume che impiega gli "scarti" del maiale, che così non vengono gettati via), lo spreco del cibo era un vero e proprio peccato in una società prevalentemente agricola che mangiava ciò che produceva. La fame atavica che ha segnato per molto tempo la vita sociale ed economica del nostro paese oggi non c'è più, e gli italiani hanno cominciato a trattare il cibo alla stregua di qualsiasi altra merce.
Oggi pochi producono il cibo che mangiano, i più lo comprano, sprecandone spesso una parte. Non siamo ancora arrivati ai livelli di consumo degli Stati Uniti, ma secondo l'ADOC gli italiani oggi gettano circa 600 € di cibo all'anno, semplicemente perchè si compra più di quanto si finisce poi per mangiare, attirati magari da offerte o pubblicità di cibi che poi non piacciono. Lo spreco di cibo però non si verifica solo a livello di singolo ma anche e soprattutto nella grande distribuzione: solo nel 2006 l'associazione del Banco alimentare (http://www.bancoalimentare.org/dati/) ha raccolto 65.996 tonnellate di cibo non più idoneo alla commercializzazione (ma perfettamente integro dal punto di vista alimentare) che ha distribuito a mense ed enti, garantendo almeno un pasto al giorno ai molti indigenti italiani e stranieri. In Italia secondo una ricerca Istat intitolata "100 statistiche per il paese" (http://www.istat.it/dati/catalogo/20080507_01/testointegrale20080507.pdf) la popolazione al di sotto della soglia di povertà è circa il 13% del totale, mentre si arriva al 11% delle famiglie.
Lo sperpero di cibo e di conseguenza di acqua non è dovuto quindi a falle nel processo di produzione, come ad esempio la presenza di insetti che rovinano i raccolti o mancanza d'acqua che ne compromette la crescita (come accade invece nei paesi poveri) quanto piuttosto ad una commercializzazione distorta che vede il cibo primariamente come merce e non come sostentamento. Così la nostra frutta i nostri cibi in genere devono essere belli, ben confezionati (anche se magari noi palpeggiamo frutta e verdura per trovare quella che preferiamo e magari proviamo anche quella crema nuova, direttamente dallo scaffale e poi la rimettiamo lì se non ci piace), insomma perfetti, ancora prima che buoni, nutrienti e salutari.
Questo è un dato che dovrebbe far riflettere, l'Italia non è più un paese povero, ma forse è diventato un paese che non sa più consumare in modo intelligente. I segnali di crisi che vengono proposti dagli innumerevoli telegiornali e giornali potrebbero però custodire una speranza: non stiamo diventando più poveri ma semplicemente, per necessità, stiamo imparando a spendere meglio e sprecare di meno.
PER SAPERNE DI PIU:
Puntata del 13 aprile 2008 "Buon appetito" www.report.rai.it
"La civiltà della scarpetta" di Marinella Correggia http://www.ilmanifesto.it/terraterra/archivio/2008/Agosto/48b83124cadf2.html
"Contro carovita e sprechi prende piede la mentalità della decrescita felice"
http://www.clandestinoweb.com/qualit-della-vita/contro-carovita-e-sprechi-prende-piede-la-mentalita-della-decrescita-f.html
"Il cibo ritrovato" di Massimo Acanfora http://www.terre.it/giornale/articoli/334.html
"Sobrietà. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti"
http://www.peacelink.it/ecologia/a/9507.html

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