| Bilancio
sull’Industria della Comunicazione
di
Giuditta Angela Mosca
Il
18 dicembre a Roma, presso il Tempio di Adriano, si è
svolto il sesto Summit sull’Industria della Comunicazione
al quale sono intervenuti, oltre agli esponenti della Fondazione
Rosselli, anche Giovanna Melandri (PD), Claudio Petruccioli (Rai),
Gina Nieri (Mediaset), Pietro Guindani (Vodafone) e molti altri.
Un’occasione, per la Fondazione Rosselli, di presentare
l’undicesimo Rapporto Iem, che quest’anno ripercorre
i cambiamenti del settore dal 1978 al 2008. Ad aprire i lavori
delle tavole rotonde è stata la prof.ssa Flavia
Barca (Coordinatrice Iem – Fondazione Rosselli)
che, proprio con una relazione introduttiva “1987
– 2008: le trasformazioni dell’Industria della Comunicazione
in Italia nel contesto europeo” ha delineato un
quadro chiaro e preciso sull’andamento dei mercati, le sfide,
i rischi e le opportunità che si aprono per il futuro.
“Questa
edizione del rapporto Iem è insieme ordinaria
e straordinaria – ha commentato la prof.ssa
Barca – ordinaria perché mantiene la
sua mission di offrire dati, trend e raffronti internazionali
per tutti i settori che compongono l’industria della comunicazione;
straordinaria perché la decisione di celebrare
i primi dieci rapporti Iem è stata l’occasione
per interrogarsi sulle trasformazioni dell’industria della
comunicazione attraverso un’analisi storica, lungo
un arco di tempo ventennale, di natura quantitativa e qualitativa”.
L’analisi è stata completata da un cd-rom allegato
al rapporto che contiene una banca dati con i testi di tutte le
edizioni precedenti.
“Indentificare
dei punti di rottura in un’evoluzione storica –
ha continuato la prof.ssa Barca – può rappresentare
una forzatura, ci sono quattro fenomeni che rappresentano dei
punti di svolta importanti nella storia dei media in Italia negli
ultimi 20 anni: l’esplosione degli investimenti
pubblicitari negli anni ’80;
la diffusione del computer, di una cultura digitale
e multipiattaforma, quindi la nascita di Internet e lo sviluppo
delle reti; la telefonia mobile e, con questa,
la possibilità di interazione in ogni momento della giornata
ed infine lo sviluppo della pay-tv, sotto la
cui spinta tutti i mercati si configurano stabilmente a due versanti
e competono per gli investimenti delle imprese, il tempo e la
spesa degli spettatori. Questi fattori di rottura o di cambiamento
hanno avviato o velocizzato alcuni processi con
la conseguenza di lanciare dei settori e contribuire al
rallentamento di altri: nel mercato ICT, ad esempio,
l’ascesa verticale delle telecomunicazioni mobili, seppur
rallentatasi negli anni 2000, ha contribuito ad una lunga fase
di stagnazione del mercato delle telecomunicazioni fisse; nella
spesa diretta dei consumatori in contenuti audiovisivi, l’ascesa
della pay-tv, insieme a fattori come la pirateria, ha contribuito
al rallentamento del mercato Home Video."
Il
risultato complessivo è un’industria della comunicazione
che sfiora i 101 miliardi nel 2007, a fronte
dei 28,6 miliardi del 1987. L’industria è sempre
più condizionata dalle grosse sfide provenienti dal mercato
internazionale e le spinte al consolidamento hanno avuto importanti
ripercussioni sul mercato italiano nel 2007: Telecom-Telefonica,
Vodafone-Tele2, Swisscom-Fastweb, e molti gruppi di comunicazione
in Italia fanno riferimento ad azionisti esteri: da Wind, H3g,
Sky, ai centri media, alle filiali delle major Usa in cinema,
tv, video, musica…. In questo Summit non è mancato
il momento delle polemica, oltre ai buoni propositi elencati,
Gina Nieri (Mediaset) e Claudio Petruccioli (Rai – Radiotelevisione
italiana) hanno suggerito un “corso di aggiornamento per
i giornalisti” rei di aver riportato i dati secondo cui,
dopo il passaggio al digitale in Sardegna, il gradimento di Rai
e Mediaset è sceso al di sotto del 75%.
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