| Telestrada:
la web tv dei senza dimora
di
Antonio Borzì
Catania
nell'ultimo periodo è balzata al centro delle cronache
politiche ed economiche per il precario stato delle finanze cittadine.
La pluriennale gestione Scapagnini ha lasciato
un buco, che si fatica a quantificare con precisione, nelle casse
del capoluogo etneo. Nei mesi scorsi le principali strade sono
rimaste al buio per dei problemi nel pagamento dei debiti comunali
nei confronti dell'enel e di luce per i cittadini catanesi se
ne vede ben poca. Una situazione che vede, come spesso accade,
un allargamento della forbice che divide i ricchi dai poveri.
Le famiglie che stavano appena sopra la soglia di povertà
stanno vedendo aggravarsi sempre più la propria posizione
e, sembra quasi inutile sottolinearlo, coloro i quali già
non riuscivano ad arriva alla fatidica quarta settimana stanno
affondando in questo pessimo quadro.
La
caritas diocesana di Catania. Come spesso accade nelle
situazioni di difficoltà chi sta in condizioni migliori
si prodiga per aiutare quelli in difficoltà. Un aiuto importante
per la comunità catanese è sempre arrivato dall'azione
della Caritas che, nella sede vicina la stazione centrale di Catania,
accoglie le richieste dei senzatetto fornendo dei preziosi e indispensabili
aiuti. La sede, a due passi dalla stazione, è in uno dei
cuori pulsanti della città dove si registrano il maggior
numero di senzatetto ed extracomunitari non in regola.
Telestrada.
La caritas di Catania è andata oltre. Ha deciso di espandere
i propri aiuti donando non solo mezzi di prima necessità
ma anche una voce alle persone in difficoltà che risiedono
nel capoluogo etneo. Ampliando l'esperienza di “scarp de
tenis”, il mensile della caritas, nella sede di Catania
è nata: telestrada.
Per
comprendere i motivi e le modalità di nascita di questa
esperienza abbiamo intervistato Gabriella Virgillito
direttore responsabile e vera anima dell'inziativa:
Com'è
nata l'esperienza di telestrada?
L'idea è nata dalla redazione di Catania di Scarp de tenis:
il mensile di strada nazionale della Caritas Italiana, abbiamo
pensato di usare un modo più immediato della carta stampata
per raggiungere la gente, la tv e soprattutto il web ci è
sembrato il modo migliore, ci è sembrato che l'impatto
delle immagini riesca a coinvolgere molto di più¹
la gente sulle nostre storie. Telestrada è realizzata interamente
dalla redazione, ci riuniamo presso l'Help Center della stazione,
luogo molto simbolico perchè è il centro di prima
accoglienza della Caritas perciò lo abbiamo scelto per
le riunioni di redazione.
Chi
contribuisce a realizzare questo progetto?
Il team è composto da persone senza fissa dimora o in grave
stato di necessità, persone povere, che non possono pagarsi
un pranzo e quindi mangiano alle mense per i poveri. C' è
un segretario di redazione, un fotoreporter, i redattori di strada.
Inoltre ci sono i volontari e due operatori della Caritas, uno
si occupa dell'aspetto amministrativo e diffusionale del giornale,
infatti Scarp de tenis viene venduto dai senza fissa dimora i
quali trovano anche una fonte di reddito grazie alla vendita,
si chiama Giovanni Calleri e l'altra sono io, una giornalista,
curo la comunicazione per Caritas Catania, coordino la redazione
di Scarp de tenis per le pagine locali di Catania e anche Telestrada.
Abbiamo anche sostenitori esterni del progetto come Lello Analfino
dei Tinturia, nostro testimonial ufficiale, anche lui redattore
di strada. Leader di una band tutta siciliana che ha fatto emigrare
la propria musica in tutta Italia. Li abbiamo scelti per una comunanza
di interessi e di intenzioni!
Inoltre, tutte le musiche dei nostri documentari sono state concesse
da un musicista, si tratta di Mauro Masà, molto noto per
essere uno dei più sensibili interpreti delle canzoni di
Lucio Battisti, in realtà lui è anche un bravo compositore,
quindi gli siamo molto grati per le belle musiche che ci ha permesso
di utilizzare.
Un'
esperienza che nasce e si sviluppa dal basso dunque. Come riuscite
a sostenere tutte le difficoltà che posso nascere dalla
realizzazione di un simile progetto?
Non abbiamo grandi mezzi ma i servizi vengono bene perchè
raccontiamo storie che conosciamo, volti che incontriamo ogni
giorno per strada o nei luoghi di ricovero, le dimore, le mense
per i poveri, sono nostri amici, gente di strada, ci riconoscono,
ci accettano, da noi si fanno riprendere perchè sanno che
non tratteremo i loro racconti con pietismo ma con dignità.
Diffondiamo le notizie attraverso il nostro sito www.telestrada.it
che è on line dal 13 dicembre 2008 e anche attraverso le
tv locali che ci ospitano periodicamente: Antenna Sicilia e Rai
3 regionale. Noi vogliamo raccontare la vita di strada con un
occhio diverso rispetto alla normale informazione. La nostra è
un'opera che nasce dal basso e che, proprio per questo, ha un
taglio differente. Il fattore di novità è rappresentato
dall'assoluta mancanza di mediazione che rende le nostre storie
autentiche e differenti.
Un normale progetto editoriale o ha ci sono anche altri
fini?
Il progetto non ha solo scopi giornalistici di informazione, ma
anche sociali, l'obiettivo è il reinserimento sociale e
lavorativo dei senza fissa dimora che vi partecipano. Ovviamente
le nostre notizie e video-documentari trattano dei temi del sociale,
della solidarietà, ma anche musica, cultura in generale,
cinema, abbiamo stretto amicizia con registi che ci hanno messo
a disposizione le loro opere, per esempio Ricky Farina, un regista
di Milano, autore di tre bellissimi video ritratti (Silvano Agosti,
Alda Merini e Roby Rosi), Francesco Villa, autore di un film sui
clochard della stazione di Milano dal titolo “Happy mania”
e Daniele Consoli, un regista catanese che ha fatto un documentario
sul quartiere di Librino (un quartiere della periferia di Catania,
molto disagiato), tutti questi video sono già on line su
www.telestrada.it.Vogliamo raggiungere
tutti: la gente, le istituzioni, chi è potente e può
fare qualcosa per cambiare le cose, i ricchi che possono dare
il loro superfluo.
Un'esperienza
dunque che, nonostante sia ancora “neonata”, ha ben
chiari i propri obiettivi. Un esempio chiaro di come si possa
fare del “citizen journalism” anche
in Italia dando una voce chiara e precisa ai più deboli.
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