| “Posta
con la testa”, l’idea di Save the Children
di
Giuditta Angela Mosca
Save
the Children, Onlus che dal 1919 lotta per i diritti
dei bambini e per migliorare le loro condizioni di vita in tutto
il mondo, ha creato la campagna “Posta con la testa”
in collaborazione con La7 che, dal 17 novembre,
veicolerà uno dei due spot creati, visibile
anche sul sito della Tv. L’altro spot, invece, nel quale
i protagonisti non sono attori ma divertenti cartoni, potete trovarlo
su YouTube. Il messaggio che vogliono veicolare entrambi gli spot
è quello di spingere “i ragazzi a riflettere
sulle conseguenze di alcuni atteggiamenti rischiosi,
come postare una foto personale provocante, rendendola visibile
a tutti, quell’ immagine, una volta online, non può
più tornare indietro. Tutti possono vederla. Il video porta
l’attenzione proprio sulla necessità di pensare alle
possibili conseguenze generate da quello che facciamo
online.
Un
atto ormai così scontato come postare una foto su internet
come metafora dell'esporsi, dell’intimità dei ragazzi
e delle ragazze messa facilmente a nudo su internet da loro stessi,
senza pensare alle conseguenze reali. La ragazza non è
consapevole dei rischi cui si espone, fino alla fine e quindi,
troppo tardi. Non è consapevole che anche la sua
famiglia potrebbe vedere quello che lei fa e mette su internet,
che qualsiasi sconosciuto o compagno di scuola potrebbe vederla
ed utilizzare quella foto, video, informazione ecc… per
gli scopi più diversi”. La campagna rientra nell’ambito
di un progetto di sensibilizzazione ad un utilizzo sicuro e responsabile
delle nuove tecnologie, promosso in partenariato con Adiconsum
e con il sostegno della Commissione Europea e costituisce un tassello
nel lavoro di Save the Children sull’argomento. Tassello
di cui fa parte la ricerca “Ragazzi connessi. I
pre-adolescenti italiani e i nuovi media” realizzata
dall’Onlus insieme al CREMIT- Centro di Ricerca
per l’Educazione ai Media all’Informazione e alla
Tecnologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Da
questo studio è emerso che la rete fa parte della nostra
vita quotidiana e, anche per i più giovani, è un
modo per informarsi, rimanere in contatto con gli amici, per confrontarsi
ma spesso si utilizzano medium come il cellulare ed internet senza
rendersi conto delle implicazioni, ovviamente questo accade soprattutto
ai più giovani. I ragazzi tra gli 11 e i 14 anni,
come emerge dalla ricerca, avvertono i nuovo media come “utili,
facilmente gestibili e non particolarmente pericolosi, nonostante
ammettano anche di aver tenuto comportamenti trasgressivi
e provocatori – come fingersi altri (52%), utilizzare
foto altrui (46% ), cercare materiale pornografico (35%) –
o aver vissuto situazioni rischiose, come ricevere inviti da estranei
(41%) o aver chattato con adulti (32%). Il tutto nella quasi totale
assenza di divieti da parte dei genitori.
Non
in tutti i casi, però, i ragazzi sono del tutto inconsapevoli.
“Alla domanda su eventuali rischi corsi da coetanei
o su comportamenti trasgressivi e pericolosi da loro stessi tenuti
in rete, il 52% dei giovani intervistati ritiene che i coetanei
fingano di essere qualcun altro, il 51% che raccontino cose non
vere, il 46% che pubblichino foto senza autorizzazione, il 41%
che ricevano inviti da parte di estranei, il 35% che cerchino
materiali pornografici, il 34% che chattino con persone adulte.
Evidentemente – commenta Valerio Neri Direttore
Generale di Save the Children Italia - i ragazzi
non sono poi così inconsapevoli e si rendono conto che
alcuni comportamenti tenuti in rete possono essere rischiosi o
provocatori. Se è vero infatti che su Internet possono
navigare anche adulti potenziali abusanti dobbiamo renderci conto
che in molti casi sono proprio i ragazzi a utilizzare
questi media in modi e per scopi inadeguati. La sfida
che si pone agli adulti, genitori e insegnanti è agire
su questi specifici comportamenti, dotando i ragazzi delle
competenze necessarie a rispondere in autonomia e in modo sicuro
alle sollecitazioni che provengono dalla rete”.
Nel quadro delineato dalla ricerca appare anche evidente che i
ragazzi spesso non si confidano, in caso di abusi, con i genitori
e, nemmeno, con gli amici; una campagna di sensibilizzazione è
una scelta mirata ed adeguata a farli riflettere sulle implicazioni
di alcuni comportamenti a rischio che si tengono utilizzando alcuni
tra i nuovi media più diffusi.
PER
SAPERNE DI PIU’:
http://www.savethechildren.it/2003/index.asp
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