Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 45 del 15 Dicembre 2008

 

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di Stefano Giovinazzo

 

 


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“Posta con la testa”, l’idea di Save the Children

 

di Giuditta Angela Mosca

 

Save the Children, Onlus che dal 1919 lotta per i diritti dei bambini e per migliorare le loro condizioni di vita in tutto il mondo, ha creato la campagna “Posta con la testa” in collaborazione con La7 che, dal 17 novembre, veicolerà uno dei due spot creati, visibile anche sul sito della Tv. L’altro spot, invece, nel quale i protagonisti non sono attori ma divertenti cartoni, potete trovarlo su YouTube. Il messaggio che vogliono veicolare entrambi gli spot è quello di spingere “i ragazzi a riflettere sulle conseguenze di alcuni atteggiamenti rischiosi, come postare una foto personale provocante, rendendola visibile a tutti, quell’ immagine, una volta online, non può più tornare indietro. Tutti possono vederla. Il video porta l’attenzione proprio sulla necessità di pensare alle possibili conseguenze generate da quello che facciamo online.

 

Un atto ormai così scontato come postare una foto su internet come metafora dell'esporsi, dell’intimità dei ragazzi e delle ragazze messa facilmente a nudo su internet da loro stessi, senza pensare alle conseguenze reali. La ragazza non è consapevole dei rischi cui si espone, fino alla fine e quindi, troppo tardi. Non è consapevole che anche la sua famiglia potrebbe vedere quello che lei fa e mette su internet, che qualsiasi sconosciuto o compagno di scuola potrebbe vederla ed utilizzare quella foto, video, informazione ecc… per gli scopi più diversi”. La campagna rientra nell’ambito di un progetto di sensibilizzazione ad un utilizzo sicuro e responsabile delle nuove tecnologie, promosso in partenariato con Adiconsum e con il sostegno della Commissione Europea e costituisce un tassello nel lavoro di Save the Children sull’argomento. Tassello di cui fa parte la ricerca “Ragazzi connessi. I pre-adolescenti italiani e i nuovi media” realizzata dall’Onlus insieme al CREMIT- Centro di Ricerca per l’Educazione ai Media all’Informazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

 

Da questo studio è emerso che la rete fa parte della nostra vita quotidiana e, anche per i più giovani, è un modo per informarsi, rimanere in contatto con gli amici, per confrontarsi ma spesso si utilizzano medium come il cellulare ed internet senza rendersi conto delle implicazioni, ovviamente questo accade soprattutto ai più giovani. I ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, come emerge dalla ricerca, avvertono i nuovo media come “utili, facilmente gestibili e non particolarmente pericolosi, nonostante ammettano anche di aver tenuto comportamenti trasgressivi e provocatori – come fingersi altri (52%), utilizzare foto altrui (46% ), cercare materiale pornografico (35%) – o aver vissuto situazioni rischiose, come ricevere inviti da estranei (41%) o aver chattato con adulti (32%). Il tutto nella quasi totale assenza di divieti da parte dei genitori.

 

Non in tutti i casi, però, i ragazzi sono del tutto inconsapevoli. “Alla domanda su eventuali rischi corsi da coetanei o su comportamenti trasgressivi e pericolosi da loro stessi tenuti in rete, il 52% dei giovani intervistati ritiene che i coetanei fingano di essere qualcun altro, il 51% che raccontino cose non vere, il 46% che pubblichino foto senza autorizzazione, il 41% che ricevano inviti da parte di estranei, il 35% che cerchino materiali pornografici, il 34% che chattino con persone adulte. Evidentemente – commenta Valerio Neri Direttore Generale di Save the Children Italia - i ragazzi non sono poi così inconsapevoli e si rendono conto che alcuni comportamenti tenuti in rete possono essere rischiosi o provocatori. Se è vero infatti che su Internet possono navigare anche adulti potenziali abusanti dobbiamo renderci conto che in molti casi sono proprio i ragazzi a utilizzare questi media in modi e per scopi inadeguati. La sfida che si pone agli adulti, genitori e insegnanti è agire su questi specifici comportamenti, dotando i ragazzi delle competenze necessarie a rispondere in autonomia e in modo sicuro alle sollecitazioni che provengono dalla rete”. Nel quadro delineato dalla ricerca appare anche evidente che i ragazzi spesso non si confidano, in caso di abusi, con i genitori e, nemmeno, con gli amici; una campagna di sensibilizzazione è una scelta mirata ed adeguata a farli riflettere sulle implicazioni di alcuni comportamenti a rischio che si tengono utilizzando alcuni tra i nuovi media più diffusi.

 

PER SAPERNE DI PIU’:

 

http://www.savethechildren.it/2003/index.asp


 

 

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