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gli americani ringraziano
di
Simonetta Caminiti
L’origine
storica del Ringraziamento è nota: fu indetto
dal Governatore Bradford, a capo della spedizione coloniale britannica
in America nel 1620. Erano i coloni della Mayflower ed erano i
tempi duri dei raccolti che fanno morir di fame, sterminando la
metà dei pellegrini; fino a che non sopraggiunge la bella
stagione nel 1621 e Bradford pronuncia un discorso per
omaggiare – ringraziare –
il cielo degli alimenti finalmente a disposizione. Una
benedizione che coinvolge addirittura i nativi, tanto combattuti
sul territorio. Le pietanze favorite? Carni bianche e cereali,
ma soprattutto quel tacchino che a tutt’oggi è il
simbolo culinario della festività. Il Thanksgiving si sarebbe
consolidato sul territorio statunitense, lungo i suoi primi tredici
stati, entro la fine del ‘700 ed è ancor oggi festeggiato
il quarto giovedì di novembre.
Giovedì
28 novembre 2008 è stato il Giorno del Ringraziamento di
quest’anno. Per l’occasione, il neoeletto
Barcak Obama ha pronunciato un discorso ad hoc: "Oggi come
una sola persona e con una sola voce, gli americani possono dire
grazie perché un nuovo giorno più luminoso sta per
arrivare. […] Ce la faremo nello stesso modo in cui abbiamo
fatto per molti anni da Lincoln in avanti: restando uniti nelle
avversità”. Più ancora che un augurio di buon
Natale, con più slancio del discorso di fine anno, il presidente
degli USA elabora quindi un messaggio tradizionale, proprio a
partire da quanto fece Abraham Lincoln, il cui intervento per
il Thanksgiving Day era stato preceduto sei volte, da tre presidenti
(ma la tradizione era stata interrotta dalla Guerra di Secessione).
Parate
di carri allegorici simili al nostro Carnevale divampano
nei centri americani durante il Giorno del Ringraziamento. A New
York, quest’anno, è stata fissata la ottantaduesima
parata. Festa cristiana, intendiamoci, e che di sicuro inaugura
il periodo natalizio: esordio di stagione nella stagione. Ci raccontano
questo “pilot” annuale tutto americano la letteratura,
il cinema, i seriali. Si sarà notato un particolare: il
rituale della preghiera, la componente spirituale o comunque il
significato della festa è forse più sentito dai
cittadini che il Natale stesso. Non sappiamo quanto questa
impressione rechi in seno una dose di patriottismo, ma sullo schermo
e tra le pagine dei racconti il Thankgiving Day
è un appuntamento denso di clichè: un vero e proprio
topos che mette in scena l’assemblea e il raccoglimento
dei protagonisti. Quasi sempre – ci si faccia caso –
è il giorno in cui la sceneggiatura riesuma il parente
negletto. Sudori freddi, se capita, e messe in discussione dei
rapporti coniugali ab urbe condita, ma per un agognato
e immancabile “e vissero tutti felici e contenti”.
E
passiamo ai “documentari”. Era forse un caso che,
nel periodo natalizio, anni fa, irrompesse sui nostri schermi
il tormentone del “Tacchino innamorato”? Era uno spot
pubblicitario d’animazione, sicuramente di tendenza. Oggi
sono fruibili online filmati e giochi interattivi sulla caccia
al malcapitato tacchino che finirà sulla tavola. Il più
divertente? http://sendables.jibjab.com/sendables/202592/be_thankful#/teaser/202592,
agevolissima clip animata e musicata tutta in attesa delle nostre
facce. Ma per avere un’idea di come il merchandising funzioni
anche su questa faccenda, ecco: http://blog.wired.com/gadgets/2006/11/thanksgiving_co.html,
attrezzi da cucina ed elettrodomestici, gadgets
idonei alla tradizione.
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