Roma,
il Festival del cinema ad un bivio
di
Gabriele Niola
La
verità è che non c'è un metro preciso
per valutare un festival cinematografico. A diverse settimane
dalla fine del Festival Del Film di Roma, la terza edizione di
quella che era la Festa Del Cinema di Veltroni, e a qualche giorno
dal rilascio dei dati ufficiali sugli incassi, le affluenze e
l'andamento della manifestazione, ancora non si ha un parere univoco
su come sia andata quest'edizione, la prima dal "cambiamento"
di sindaco, quella di transizione dall'oligopolio dei direttori
di sezione al comando di Rondi.
Un
festival si giudica dall'indotto che porta alla città?
In questo caso Roma è meglio di Venezia e Cannes, perchè
non concentrato in una sola zona ma spalmato in cinema, centri
sociali, arene, vie, strade, piazze musei ecc. ecc. La Festa e
poi il Festival sono nati per permeare Roma, un'idea che addirittura
anche Alemanno ha detto di voler mantenere da Veltroni tanto era
buona. Arrivano persone da fuori ma soprattutto si attivano i
romani che vedono più film, partecipano a più attività,
comprano più biglietti, prendono più autobus, pagano
più parcheggi, comprano più da mangiare. Le attività
cittadine aumentano e i soldi pure (anche se quest'anno non si
è ripetuta l'idea geniale di mandare un divo, come capitò
con Di Caprio, in una borgata come Tor Bella Monaca).
Un
festival si giudica dalla quantità di grandi personalità
del mondo del cinema che attira? In questo caso quest'anno
il Festival è andato male, ma per scelta dell'amministrazione
che ha deciso di dare una sterzata con il passato e non avere
divi su divi in passerella, lasciando che venissero solo coloro
i quali hanno un film in concorso e non come negli anni scorsi
tutti quelli che anche presentavano un film fuori concorso. Ci
sono dunque state le solite personalità italiane, Al Pacino
che ritirava un premio alla carriera, Viggo Mortensen ed Ed Harris
con un film in concorso, Michael Cimino e David Cronenberg per
gli incontri d'autore e l'eccezione costituita dai ragazzi del
film fuori concorso High School Musical (non a caso l'unico evento
mediaticamente e popolarmente devastante).
Meno articoli sui giornali, meno prime pagine, meno risonanza
e più austerità. La linea Rondi.
Un
festival si giudica dalla qualità dei film in concorso?
In questo caso quello di Roma non è mai stato un festival
in grado di rivaleggiare con gli altri più importanti.
Ha un concorso che per scelta è abbastanza ridicolo a livello
di cinema vero. Si tratta di una sequela di film selezionati per
piacere al pubblico medio, per invitare la gente al cinema e dare
loro qualcosa dalla quale possano uscire contenti senza aver fatto
il minimo sforzo mentale ma convinti di essere individui migliori
di prima per il solo fatto di aver partecipato ad un evento culturale
senza fatica ("fatica"???).
Così succede che i film sono deboli, la stampa critica,
i vincitori o non vengono distribuiti (come nel caso del film
che vinse il primo anno) o sono assolutamente medi (come nel caso
del secondo anno) o non avranno la minima vitalità culturale
(come nel caso di quest'anno).
Un
festival si valuta per come riesce ad intercettare i nuovi percorsi
che il cinema sta prendendo? In questo caso la manifestazione
romana è ai primi posti, con le diverse sezioni parallele
(ma staccate dal concorso) riesce ad avere uno sguardo sul cinema
intrigante e interessante. I film di L'Altro Cinema o Alice Nella
Città, ma anche le retrospettive, sono state quest'anno
come negli scorsi di prim'ordine puntando l'occhio dello spettatore
su cinematografie emergenti, generi che si mischiano e danno vita
a cose nuove, esperimenti intriganti, capolavori misconosciuti
del passato e incontri valevoli.
La parte "accessoria" del Festival del Film infatti
è il vero sollucchero del cinefilo. La parte che non finisce
sui giornali, che incorpora nomi mai sentiti, generi strani e
film alle volte di durate straordinarie ci ha regalato negli anni
anteprime e anticipazioni su quelle che sarebbero state le nuove
tendenze del cinema come pochi hanno fatto.
Un
festival si giudica per come riesce ad aiutare il sistema-cinema
della sua nazione? In questo caso a Roma si sta facendo
un ottimo lavoro, spostando il baricentro del mercato del cinema.
Uno dei motivi fondamentali della nascita della Festa infatti
era l'idea veltroniana di riportare a Roma anche il cuore economico
del cinema dopo che Milano aveva gettato la spugna, cioè
la compravendita dei film da parte delle distribuzioni italiane
e internazionali. A Roma, produttori e distributori vengono a
vedere e vagliare film, a sentire registi e a cercare di fare
affari. Rondi ha capito bene quest'idea e ha deciso di cavalcarla
ed alimentarla aumentando i fondi le strutture e le possibilità
del mercato del film. E i risultati pagano.
Ad
ogni modo qualunque sia la maniera in cui si valuta un festival
solo l'anno prossimo vedremo i veri effetti della cura
Rondi. E' salito in cattedra troppo tardi nel 2008 e
i piccoli aggiustamenti fatti sono stati solo nell'ordine di idee
di compiacere l'amministrazione nostalgica destrorsa attravero
nomi italianizzati e un blando protezionismo nelle pellicole selezionate
che è risultato solo in un provincialismo maggiore che
giustifica sempre di più chiama l'evento la Sagra del Cinema
di Roma.
Il vero interrogativo è se per l'anno prossimo Rondi si
lascerà guidare dal cuore cinefilo o dalle esigenze amministrative
di distruzione sistematica dei simboli della gestione veltroniana
e inneggiamento ad un passato fuori dal tempo, fuori dalla modernità
e fuori da ogni convenienza.
Foto:
sedlex.splinder.com
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