Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 42 del 24 Novembre 2008

 

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Roma, il Festival del cinema ad un bivio

 

di Gabriele Niola

 

La verità è che non c'è un metro preciso per valutare un festival cinematografico. A diverse settimane dalla fine del Festival Del Film di Roma, la terza edizione di quella che era la Festa Del Cinema di Veltroni, e a qualche giorno dal rilascio dei dati ufficiali sugli incassi, le affluenze e l'andamento della manifestazione, ancora non si ha un parere univoco su come sia andata quest'edizione, la prima dal "cambiamento" di sindaco, quella di transizione dall'oligopolio dei direttori di sezione al comando di Rondi.

 

Un festival si giudica dall'indotto che porta alla città? In questo caso Roma è meglio di Venezia e Cannes, perchè non concentrato in una sola zona ma spalmato in cinema, centri sociali, arene, vie, strade, piazze musei ecc. ecc. La Festa e poi il Festival sono nati per permeare Roma, un'idea che addirittura anche Alemanno ha detto di voler mantenere da Veltroni tanto era buona. Arrivano persone da fuori ma soprattutto si attivano i romani che vedono più film, partecipano a più attività, comprano più biglietti, prendono più autobus, pagano più parcheggi, comprano più da mangiare. Le attività cittadine aumentano e i soldi pure (anche se quest'anno non si è ripetuta l'idea geniale di mandare un divo, come capitò con Di Caprio, in una borgata come Tor Bella Monaca).

 

Un festival si giudica dalla quantità di grandi personalità del mondo del cinema che attira? In questo caso quest'anno il Festival è andato male, ma per scelta dell'amministrazione che ha deciso di dare una sterzata con il passato e non avere divi su divi in passerella, lasciando che venissero solo coloro i quali hanno un film in concorso e non come negli anni scorsi tutti quelli che anche presentavano un film fuori concorso. Ci sono dunque state le solite personalità italiane, Al Pacino che ritirava un premio alla carriera, Viggo Mortensen ed Ed Harris con un film in concorso, Michael Cimino e David Cronenberg per gli incontri d'autore e l'eccezione costituita dai ragazzi del film fuori concorso High School Musical (non a caso l'unico evento mediaticamente e popolarmente devastante).


Meno articoli sui giornali, meno prime pagine, meno risonanza e più austerità. La linea Rondi.

 

Un festival si giudica dalla qualità dei film in concorso? In questo caso quello di Roma non è mai stato un festival in grado di rivaleggiare con gli altri più importanti. Ha un concorso che per scelta è abbastanza ridicolo a livello di cinema vero. Si tratta di una sequela di film selezionati per piacere al pubblico medio, per invitare la gente al cinema e dare loro qualcosa dalla quale possano uscire contenti senza aver fatto il minimo sforzo mentale ma convinti di essere individui migliori di prima per il solo fatto di aver partecipato ad un evento culturale senza fatica ("fatica"???).
Così succede che i film sono deboli, la stampa critica, i vincitori o non vengono distribuiti (come nel caso del film che vinse il primo anno) o sono assolutamente medi (come nel caso del secondo anno) o non avranno la minima vitalità culturale (come nel caso di quest'anno).

 

Un festival si valuta per come riesce ad intercettare i nuovi percorsi che il cinema sta prendendo? In questo caso la manifestazione romana è ai primi posti, con le diverse sezioni parallele (ma staccate dal concorso) riesce ad avere uno sguardo sul cinema intrigante e interessante. I film di L'Altro Cinema o Alice Nella Città, ma anche le retrospettive, sono state quest'anno come negli scorsi di prim'ordine puntando l'occhio dello spettatore su cinematografie emergenti, generi che si mischiano e danno vita a cose nuove, esperimenti intriganti, capolavori misconosciuti del passato e incontri valevoli.


La parte "accessoria" del Festival del Film infatti è il vero sollucchero del cinefilo. La parte che non finisce sui giornali, che incorpora nomi mai sentiti, generi strani e film alle volte di durate straordinarie ci ha regalato negli anni anteprime e anticipazioni su quelle che sarebbero state le nuove tendenze del cinema come pochi hanno fatto.

 

Un festival si giudica per come riesce ad aiutare il sistema-cinema della sua nazione? In questo caso a Roma si sta facendo un ottimo lavoro, spostando il baricentro del mercato del cinema. Uno dei motivi fondamentali della nascita della Festa infatti era l'idea veltroniana di riportare a Roma anche il cuore economico del cinema dopo che Milano aveva gettato la spugna, cioè la compravendita dei film da parte delle distribuzioni italiane e internazionali. A Roma, produttori e distributori vengono a vedere e vagliare film, a sentire registi e a cercare di fare affari. Rondi ha capito bene quest'idea e ha deciso di cavalcarla ed alimentarla aumentando i fondi le strutture e le possibilità del mercato del film. E i risultati pagano.

 

Ad ogni modo qualunque sia la maniera in cui si valuta un festival solo l'anno prossimo vedremo i veri effetti della cura Rondi. E' salito in cattedra troppo tardi nel 2008 e i piccoli aggiustamenti fatti sono stati solo nell'ordine di idee di compiacere l'amministrazione nostalgica destrorsa attravero nomi italianizzati e un blando protezionismo nelle pellicole selezionate che è risultato solo in un provincialismo maggiore che giustifica sempre di più chiama l'evento la Sagra del Cinema di Roma.


Il vero interrogativo è se per l'anno prossimo Rondi si lascerà guidare dal cuore cinefilo o dalle esigenze amministrative di distruzione sistematica dei simboli della gestione veltroniana e inneggiamento ad un passato fuori dal tempo, fuori dalla modernità e fuori da ogni convenienza.

 

Foto: sedlex.splinder.com


 

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