Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO II Num. 42 del 24 Novembre 2008

 

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Ebay: vendesi giornalista

 

di Giuditta Angela Mosca

 

Su E-Bay ormai si vende di tutto! Potete comprare anche dei simpatici animaletti strani e curiosi che nella vita aspirano a diventare giornalisti. In Italia ci sono ben 21 scuole di giornalismo, da qualche tempo l’Ordine ha deciso di fare ispezioni e controlli per decidere se rinnovare o meno le convenzioni alle suddette. Ma il problema non è questo: il punto è che non c’è alternativa per diventare giornalisti professionisti e, per chi lo diventa, le possibilità di lavoro sono irrisorie. Vietare gli stage è un'ottima cosa ma solo se questi continuano ad essere un’occasione di sfruttamento legalizzato, non retribuito e senza nessuna chance di lavoro futura. Le storie da raccontare sono molte. La scorsa settimana è apparso su E-Bay, il seguente annuncio di Luca Francescangeli, un giornalista in cerca di lavoro. “Ebbene sì ci provo anche su E-bay! Dopo essermi iscritto a decine di siti web, uffici del lavoro e agenzie interinali, alla peggio non porterà a nulla neppure questo. Sono precario e disoccupato: direi che non mi può andare peggio. Ma parliamo di me e della mia voglia di lavorare che metto qui in vendita. Sono un praticante giornalista di 28 anni con sei anni di gavetta alle spalle, una laurea in scienze della comunicazione con il massimo dei voti e un master, sempre in comunicazione. Non sono un “amico degli amici” ma ho lavorato in giornali di livello, televisioni e uffici stampa e vorrei avere un'opportunità, quella che ti può far tornare la speranza e il sorriso. Mi piace il settore editoriale e ci vorrei rimanere. Sapevo che fare il giornalista senza avere le spalle “coperte” era difficile, che è una professione con ingressi stretti, tortuosi e affollati. Ma a un certo punto devi fare qualcosa o rischi che la salita ti spezzi… E state tranquilli non sarò esoso sullo stipendio: sono abituato a tirare la cinghia. Se siete precari anche voi e volete raccontarmi la vostra storia, io e altri amici abbiamo creato il blog: noiprecari.blogspot.com. Vogliamo far partire un progetto per provare a smuovere le acque, ma ci serve aiuto…”. Fin’ora Luca è stato ospitato in varie trasmissioni, non ha trovato lavoro ma certamente ha smosso le acque.

Abbiamo parlato con lui per farci raccontare la sua storia. Puoi parlarci della tua storia/esperienza come aspirante giornalista? Sono uno dei tanti che ci prova ogni giorno. Ho una laurea, un master e tanta passione. Ho iniziato circa sette anni fa e da allora non mi sono mai fermato. Ho collaborato con quotidiani, riviste e televisioni, collezionando molto lavoro gratis e qualche soddisfazione sparsa. In tutto ho fatto 14 mesi di stage in tre anni e mezzo (cioè da quando mi sono laureato) e 11 mesi di contratto a termine come praticante. Gli incarichi di maggior rilievo? Ho lavorato per La Nazione a Firenze (come stagista prima e poi come praticante) e collaboro con l’edizione Lazio Nord del Tempo di Roma dal settembre 2002. Vorrei diventare professionista lavorando, senza fare la scuola di giornalismo. Credo che la scuola non dia nessuna garanzia di lavoro e neppure di superiore formazione. Inoltre ha un costo economico e di vita notevole.

Perchè vendersi su E-Bay, quali sono le motivazioni per questa iniziativa/provocazione?
Perché il lavoro precario è una merce, e allora io mi vendo come un televisore usato o una lampada. Perché noi precari siamo ingranaggi anonimi e sostituibili. L’unico parametro preso in considerazione è il costo, che deve essere più basso possibile. Avevo due obiettivi: farmi pubblicità (perché davvero non trovo lavoro) e accendere un riflettore sul problema precari. E ci sono riuscito.

Cosa pensi dell'Ordine dei Giornalisti, abolirlo o meno?
Non sono un tecnico dell’Ordine, ma ho alcune idee in merito. Io propendo per l’abolizione, perché penso che oggi l’Ordine sia rappresentativo solo di una fascia minima di colleghi e d’interessi privilegiati. L’orizzonte della professione è cambiato, ma l’Ordine è fermo, tutela pochi e non applica politiche serie d’acceso o di promozione della professione. Credo che sia più un impiccio che un aiuto a chi oggi vuole cominciare questa carriera.

 

Come te sono tantissimi i disoccupati e i precari nel settore del giornalismo, quali pensi siano le motivazioni?

Questa domanda è il vaso di Pandora. Le cause sono tante, io ti dico brevemente la mia, ma la risposta non sarà esaustiva. Prima di tutto, il problema del precariato nei giornali è la volontà degli editori di tagliare l’unico costo ancora tagliabile, cioè le risorse umane. Le materie prime e i macchinari aumentano? Tagliamo il personale. I ragazzi sono i primi a farne le spese, perché quelli già assunti da anni hanno contratti a prova di bomba e spesso anche molto esosi rispetto al lavoro che effettivamente svolgono (dipende dalle testate comunque, meglio non generalizzare). Inoltre non esiste un percorso universitario definito per la carriera di giornalista. Le scuole per me non servono a nulla. Servono corsi di laurea a numero chiuso, esattamente come gli avvocati, con un periodo di praticantato sul campo a fine percorso di studi. Questo comporterebbe una selezione e migliorerebbe le condizioni dei precari. Se ci sono meno aspiranti, è possibile che si creino più spazi per chi ce la fa a superare la selezione e rimane nel giro. Poi ricordiamoci che in Italia grandi testate si permettono di pagare i collaboratori anche due euro lordi a pezzo e con questo ho detto tutto….

 

Il tuo annuncio ha dato qualche frutto?

Mi ha portato visibilità (siti internet, quotidiani, televisione tra cui un’ospitata a “Domenica In”) e tanta solidarietà di ragazzi e ragazze come me. Per il resto di lavoro ancora nisba, ma non demordo: sono geloso dei miei sogni.

 

Perché un blog?

Perché in tanti mi hanno contattato dopo l’inserzione e io volevo fare qualcosa per tenerci uniti, per discutere di precariato anche dopo che il ciclone mediatico si fosse quietato.Ho trovato un amico che mi ha aiutato nella parte informatica e siamo partiti. Il blog è stata la scelta naturale. Facile, veloce ed economico. L’ho aperto all’indirizzo noiprecari.blogspot.com. E’ ancora in fasce, ma sono soddisfatto dei riscontri ottenuti e mi auguro possa crescere.

 

PER SAPERNE DI PIU':

 

Eleonora Voltolina cura il bolg

"http://www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com/

 

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