L'anima oltre lo schermo. Il doppiaggio a Roma Tre
di Simonetta Caminiti
In occasione del secondo Seminario del Doppiaggio presso l'Università di Roma Tre (22-23 maggio 2008), Marinella Rocca Longo, Presidente del Collegio Didattico di Lingue e Culture Straniere, ci spiega quali relazioni intercorrano tra lo studio delle lingue straniere - e delle tecniche di traduzione - e l'affascinante mondo del doppiaggio. Il Seminario si svolgerà in due giornate alle quali interverranno Pino Insegno e Roberto Pedicini (giovedì 22, in qualità di doppiatori professionisti e di grandissima esperienza) e alcuni direttori di doppiaggio (venerdì 23).
Quello dei prossimi 22 e 23 maggio sarà il secondo Seminario del Doppiaggio nel corso di laurea in Lingue e Culture Straniere di Roma Tre. Come nasce un progetto del genere all'interno della Facoltà?
L'ambito del doppiaggio è anzitutto un problema di traduzione. Ovviamente però non si tratta solo di questo: è questione di adattamento e di recitazione dei testi. L'interesse si sviluppa tre anni fa, nel corso di un lavoro di traduzione; ci si chiedeva come l'Italia si occupasse di una industria mediatica quale quella del doppiaggio, che ha un valore sia culturale che commerciale. Si trattava per noi di problematiche "sperimentali". Finché il Grinzane Cinema non mi ha dato l'occasione di incontrare Gianni Galassi, e in seguito ho avuto modo di coinvolgere (sempre in merito all'idea di approfondire questo discorso) Pino Insegno. Lo scorso anno il Seminario è durato una settimana, in occasione del Premio Internazionale del Doppiaggio 2007. Quest'anno i seminari saranno tenuti dalle tre Università di Roma, La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre.
Traduzione e adattamento, diceva. Quali sono le competenze di un adattatore eccellente?
La conoscenza di entrambe le culture a cui ci riferisce (quella della lingua dell'originale e quella in cui il prodotto viene adattato), e naturalmente una profonda conoscenza dei personaggi. Occorre coglierne le sfumature per riferire fedelmente ciò che intendono. Occorre saper cogliere le sottigliezze umoristiche, per fare un esempio, o si rischia di sacrificare molto l'originale. È sia un approfondimento linguistico che un problema di psicologia, di sensibilità.
Con la distribuzione dei dvd sottotitolati si sta forse diffondendo una corrente di "puristi" delle versioni originali. Un testo drammatizzato e recitato nella propria lingua, però, è altra cosa. Concorda?
Certo. Si dice che dare la voce a un personaggio equivalga a darne l'anima, in qualche misura. Del resto, le versioni originali sottotitolate possono aiutare a smascherare qualche errore traduttivo delle edizioni doppiate, o qualche variazione legata al sincrono, o ancora qualche caso ai limiti della intraducibilità in cui l'adattatore si era concesso delle libertà. Tuttavia anche i sottotitoli presentano spesso degli errori. Aggiungerei che ogni lingua ha la sua specifica recitazione e gestualità; quindi i toni dei doppiatori, pur esprimendo nella loro lingua la recitazione dei personaggi, si appoggiano sempre a movimenti e mimiche peculiari di un'altra lingua. I tedeschi sono inconfondibili: per loro il verbo si trova sempre alla fine della frase. Ecco quindi che il corpo enfatizza sempre il termine delle locuzioni, perché è lì che racchiusa la sostanza del messaggio, la parte più intensa. Anche i francesi si fanno riconoscere facilmente per il loro labiale.
"Voci nell'ombra". Espressione davvero poetica. Quali altre figure di pertinenza linguistica sono "nell'ombra" di un buon audiovisivo?
I dialogisti e gli adattatori, come dicevamo, e il direttore del doppiaggio ( venerdì 23 maggio presenzieranno al seminario proprio alcuni direttori di doppiaggio, ndr ). Il direttore è davvero un secondo regista dell'opera: suggerisce le impostazioni delle voci, ha il compito di monitorare il loro lavoro anche dal punto di vista drammatico nella lingua d'arrivo.
Questo corso di laurea propone l'insegnamento di tecniche sulla mediazione linguistica a tutto campo: sviluppa anche il linguaggio del turismo, per esempio. Ma, all'interno di quelli che definiamo testi espressivi, cosa è più agevole per un traduttore che voglia cimentarsi in esperienze diverse? Passare dagli script cinematografici o televisivi alla letteratura, o magari il contrario?
La fedeltà all'autore nel caso di quelle che ormai si definiscono riduzioni cinematografiche e televisive non è problema importante come in letteratura. La traduzione letteraria è un'operazione più culturale: quella degli audiovisivi è sì una interpretazione, ma di carattere assolutamente più mediatico. I problemi che deve affrontare un traduttore nell'editoria letteraria sono più complessi dal punto di vista del rispetto dello stile dell'autore e della sua cultura. Quello che conta nelle sceneggiature è molto di più far arrivare la sostanza dei dialoghi.
Marinella Rocca Longo è docente di Lingua e letteratura inglese all’Università Roma Tre, attualmente presidente del Collegio Didattico in Lingue e culture straniere e responsabile del settore lingua e traduzione inglese. Da quattro anni dirige il Master in “Linguaggi del turismo e comunicazione interculturale” presso l’Università Roma Tre. Ha organizzato convegni e manifestazioni culturali su vari temi letterari, dalla letteratura barocca, all’alchimia, al dandysmo, al teatro. Ha scritto libri e articoli sulla letteratura Inglese, Neozelandese e sull’Eurolinguistica.
Foto: www.suzannegaudetbenefit.com
PER SAPERNE DI PIU':
http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/doppiaggio.htm
www.pinoinsegno.it
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