Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                 ANNO III Num. 9 del 9 Marzo 2009

 

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Volontari in Colombia, risponde solo la Sicilia

 

di Daniele Cimò

 

 


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Siamo un popolo di marinai, non di navigatori

 

di Fabio Miceli

 

 

Nonostante l’inarrestabile diffondersi di chat e social network quali Facebook e dei vari portali organizzatori di forum e discussioni gli italiani, confronto agli altri cittadini europei, risultano ancora poco in confidenza con le nuove tecnologie, specialmente nei confronti di internet. Lo ha riferito l’Istat, al termine di un’indagine relativa al consumo dei beni tecnologici per il 2008 che, numeri alla mano, ha reso noto un dato piuttosto inaspettato. Siamo al fanalino di coda in Europa in termini di accesso a internet da casa, sia tradizionale che in banda larga e in comparazione agli altri paesi, guardiamo gli altri dagli inferi del quart’ultimo posto con un tasso di penetrazione del 42% rispetto alla media europea del 60%. Non si rischia la retrocessione ma certo è evidente che questo tipo di tecnologia ci ancora troppo estraneo, peggio di noi solo in Grecia, Romania e Bulgaria.


In termini di Digital Divide siamo dunque considerati un paese a rischio. Col termine inglese (divario digitale) si intende il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie) e chi no.. Tuttavia vi è consenso nel riconoscere che condizioni economiche, di istruzione e l'assenza di infrastrutture siano i principali cause alle spalle della mancanza di un computer. In poche parole chi non usa internet è perché al giorno d’oggi, dove il business viaggia sfrecciando su bande invisibili, non può permettersi di farlo, restando così escluso dalle mille meraviglie messe a disposizione dalla rete.


Non siamo un popolo di navigatori e allo stesso tempo l’unico paese in Europa a non aver registrato un incremento rispetto l’anno precedente, scendendo addirittura di un punto (nel 2007 la media era del 43%). Vicini all'Italia troviamo Paesi come Cipro (43%), mentre Olanda, Svezia e Danimarca registrano un tasso di penetrazione quasi doppio. In famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni che possiedono un accesso ad Internet da casa mediante banda larga la situazione non cambia: anche in questo caso l'Italia si colloca solo al ventesimo posto con un tasso di penetrazione del 31% rispetto alla media europea del 48%. Altra storia in Olanda, Danimarca e Svezia dove si è potuto registrare un tasso di penetrazione più che doppio. Al Paesi dove stati sostenuti investimenti importanti a favore della diffusione della rete. Palma d’oro per i paesi che nell’ultimo anno hanno investito maggiormente sull'accesso ad Internet mediante banda larga va assegnata a Grecia e la Romania, dove si evidenziano incrementi relativi rispettivamente del 70% e del 40%.

 

Non tutti possiamo permettercelo e le cause della creazione di “classi” sono ad oggi oggetto di studio. La mancanza di infrastrutture adeguate però sembra farla da padrone e basti pensare che l'8 per cento della nostra popolazione non ha una connessione veloce a internet e vi sono appena 147 utenti di banda larga ogni mille abitanti. Alla luce dei dati forniti dall’Istat il divario digitale sembra essere legato a fattori: generazionali: le famiglie più tecnologiche infatti sono quelle con almeno un minore. Queste possiedono almeno un personal computer e accesso a Internet nel 74.3% e nel 60,9% dei casi; culturali: in quanto il divario tecnologico fra Nord e Sud è in aumento. Sono le famiglie del Centro e del Nord a possedere le quote più elevate di beni tecnologici (52% di PC contro 44,9), economiche: Il 49,9% delle famiglie italiane non possiede un personal computer e il 58% non accede a Internet da casa. Fra le ragioni del mancato accesso a Internet, aumenta rispetto agli anni passati l'indicazione da parte degli intervistati della mancanza di capacità, segnalata nel 40,6% dei casi.


La risposta più convincente al particolare periodo negativo per chi investe nella comunicazione in rete l’ha fornita la “Digital Divide”, lanciando sul mercato “Eolo”. “I numeri del Digital Divide al Nord e in generale in Italia sono davvero preoccupanti e i disagi che esso crea sono enormi – dichiara Luca Spada, amministratore delegato di NGI-. Per questo abbiamo deciso di investire nella ricerca e nelle nuove tecnologie: per soddisfare questa crescente domanda di mercato. E la risposta di NGI si chiama EOLO, un prodotto nato con l’obiettivo di portare la banda larga nelle zone scoperte e non fornite dal servizio ADSL. In pochi mesi, ad esempio, grazie ad EOLO, il 90% delle famiglie residenti in Valtellina è stata finalmente raggiunta dalla banda larga”.

 

Foto: http://ilsognodiuncurioso.splinder.com

 




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