| Italia,
paese di disoccupati o di precari?
di
Valentina Pannunzi
Che
in Italia sia difficile trovare lavoro non è una novità,
figuriamoci trovarlo in base alle proprie competenze o agli studi
fatti all’università e i dati riportati dall’Istat
non smentiscono questa scoraggiante realtà. La
disoccupazione è in salita, nel terzo trimestre
dell'anno il numero delle persone in cerca di lavoro ha registrato
il terzo aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.527.000
unità (+127.000 unità, pari al +9% rispetto al terzo
trimestre 2007). Secondo l'Istat, il tasso di
disoccupazione è aumentato di mezzo punto percentuale rispetto
ad un anno prima, posizionandosi al 6,1% , tale
aumento è dovuto anche alla crescita degli inattivi e degli
ex-occupati. In confronto al secondo trimestre 2008, al netto
dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione è diminuito
di un decimo di punto. Il numero di occupati, sempre nel terzo
trimestre dell’anno, è risultato pari a 23.518.000
unità, manifestando un aumento su base annua dello 0,4
% (+101.000 unità), con una crescita in deciso rallentamento
rispetto al passato. Il risultato, rileva l'Istituto, riflette
ancora una volta l'incremento della popolazione straniera registrata
in anagrafe. In termini destagionalizzati, in confronto al secondo
trimestre 2008, l'occupazione nell'insieme del territorio nazionale
ha registrato un marginale incremento, pari allo 0,1%. Il tasso
di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni è diminuito
di un decimo di punto rispetto al terzo trimestre 2007, portandosi
al 59%.
In
calo anche l’occupazione maschile, nel
terzo trimestre dell’anno risulta pari allo 0,2% (-27.000
unità) rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso:
è il primo dato con segno negativo per gli uomini dal quarto
trimestre del 1997. Al contrario, sale l'occupazione femminile:
nello stesso trimestre dell'anno, ha segnato un incremento dell'1,4%
(pari a 127.000 unità), sempre nel confronto con il medesimo
periodo del 2007. Segno positivo anche per l'occupazione straniera
che è cresciuta di 285.000 unità (+152.000 uomini
e +133.000 donne) soprattutto per i neo comunitari e specialmente
nel nord.
Per
quanto riguarda l’occupazione giovanile,
la Banca Centrale europea delinea un peggioramento della situazione
in Italia. Nel 2007 il tasso di disoccupazione giovanile italiano
tra i 15 e i 26 anni è stato del 18,6%, molto al di sopra
rispetto al 15,3% rilevato nello stesso periodo nell'Eurozona.
Per l'Italia è il dato peggiore dal 1983
ad oggi. I precari italiani ammontano complessivamente a 3.3 milioni
di lavoratori. La metà dei precari ha meno di 26 anni e
un futuro ancora tutto da costruire. Il rapporto della Bce individua
tra le cause della disoccupazione giovanile italiana il mercato
del lavoro, da un lato la rigidità nei salari di chi ha
un buon posto di lavoro, dall'altro l'abuso della leva della flessibilità
lavorativa che spesso si trasforma in sfruttamento lavorativo
di lungo periodo, senza formazione e senza possibilità
d'impiego stabile per la persona.
Il
tasso di disoccupazione del Sud (11,8%) è
rimasto molto più elevato in confronto a quello del Nord
(3,8%) e del Centro (6,4%) e si è registrato
anche un allargamento dell’area della disoccupazione soprattutto
per le persone che un anno fa si dichiaravano inattive. Si tratta
spesso di donne che prima erano scoraggiate a trovare un impiego
ma che ora, a causa del peggioramento delle condizioni economiche,
sono costrette comunque a rimettersi in gioco nel mercato del
lavoro. Un’assoluta novità, è che il tasso
di disoccupazione degli immigrati è cresciuto per la prima
volta, passando dal 7,6% del secondo trimestre 2007 all’8,8%
attuale. I settori che hanno registrato una grande perdita
sono stati l’agricoltura che ha registrato un calo di occupati
del 3,1% che ha interessato sia il lavoro autonomo sia quello
dipendente e, sotto il profilo territoriale, il nord e il sud.
L'industria ha avuto un'ulteriore riduzione dell'occupazione -1,0%,
concentrata nel lavoro indipendente. Il terziario, infine, fa
segnare un aumento dell'occupazione su base annua pari all'1,0%.
Ma
non è finita. L’Italia è anche il paese dei
precari, di persone che si trovano con un lavoro
a tempo determinato anche oltre i quarant’anni. Infatti
pensare che il lavoro instabile riguardi solo una particolare
classe d'età e un'area geografica sarebbe un errore. E’
vero che la maggior parte dell'occupazione a tempo determinato
si riguarda i lavoratori dai 15 ai 29 anni, ma è anche
vero che ci sono oltre mezzo milione di precari fra i 30 e i 40
anni e altrettanti dai quarant'anni in su. Non è semplice
passare da un lavoro instabile ad uno stabile e questo incide
anche da un punto di vista demografico della popolazione.
I
precari nel nostro paese sono circa 4.000.000 e i contratti più
diffusi sono quelli a tempo e quelli a progetto. Dal X rapporto
AlmaLaurea presentato il 29 Febbraio 2008 presso l’Università
di Catania, emerge una condizione occupazionale dei laureati stazionaria.
Rispetto al 2007, quando tutti gli indicatori mostravano inequivocabilmente
il segno meno, si osservano lievi segnali di ripresa. Ma solo
limitatamente al primo ingresso nel mercato del lavoro. Segnali
assenti o appena percettibili contraddistinguono il medio-lungo
periodo. Ad un anno dalla laurea lavorano 53 laureati su cento.
Aumenta, in modo lieve, il tasso di occupazione (+0,6 punti percentuali),
diminuisce quello di disoccupazione (-0,5). Aumenta, anche se
di poco, il lavoro stabile (+0,6). A cinque anni dalla laurea
lavorano 85 laureati su cento (- 0,3 punti). A cinque anni dalla
laurea il lavoro stabile si amplia fino a coinvolgere 70 laureati
su cento. Ma resta consistente il lavoro precario:
sia a un anno (48%) che a cinque anni dalla laurea (27%). Le differenze
di genere, pur riducendosi a uno e cinque anni (1-2 punti), rimangono
elevate: 7 punti a uno e a cinque anni dalla laurea. Rimane preoccupante
il divario tra Nord e Sud: 23 punti percentuali a un anno dalla
laurea, 12 punti a cinque anni. Le retribuzioni,
già modeste (1.040 euro mensili netti per un neolaureato,
1.342 dopo cinque anni), continuano a perdere potere d’acquisto.
Fatto 100 il guadagno del laureato del 2001, il laureato intervistato
nel 2007 guadagna 92,9: ancora meno dell’anno precedente
(94,7).
Quanto
alla durata, quella media del contratto flessibile,
in Italia, è di 12,8 mesi ma il 37% dei lavoratori temporanei
firma accordi che garantiscono solo sei mesi di lavoro e solo
il 19,6% dei precari può contare su una occupazione garantita
per due anni. Un futuro troppo corto per fare progetti e questo
bisognerebbe dirlo al ministro Brunetta che parlando dei precari
afferma “Non saranno a spasso, si cercheranno qualcos’
altro da fare. Altri progetti, altre esperienze, magari in giro
per il mondo”. In questo modo, si avrà ancora
una volta la “fuga dei cervelli”
all’estero e l’Italia andrà sempre peggio.
Ma se invece di alzare provasse ad abbassare l’età
pensionistica? Questo è un buon consiglio per il Ministro.
Foto:
www.tvrteleitalia.eu
PER
SAPERNE DI PIU’:
www.istat.it
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