Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                ANNO II Num. 45 del 15 Dicembre 2008

 

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Moschee, gli italiani vogliono decidere

 

di Fabio Miceli

 

Torna prepotentemente d’attualità un argomento che più volte è già finito agli onori delle cronache a causa della sua importanza. Gli italiani, volenti o nolenti, dividono il proprio di territorio con una foltissima delegazione di cittadini (in prevalenza nordafricani) professanti la religione mussulmana, fortemente credente ma soprattutto meticolosamente praticante il proprio culto.
Se a un cattolico per essere definito praticante viene chiesto di recitare qualche preghiera quotidiana e recarsi alla messa della domenica, chi è devoto ad Allah spende diligentemente gran parte della sua esistenza nell’ impegnarsi nel rispettare alla lettere ogni indicazione fornita dal Corano. Compreso il rigidissimo “Ramadam”.


E in Italia li si mette nelle condizioni di farlo, infatti le moschee nel nostro paese sono sempre di più. Crescono a un ritmo forsennato, ne nasce una ogni quattro giorni, come rivela l’ultima indagine del Cesis, il Centro nazionale dei servizi di sicurezza. Erano 351 nel 2000, 735 a inizio 2007, oggi sono oltre ottocento. Spesso sorgono in luoghi pubblici, altre volte nascoste in garage e fabbriche abbandonate. Ma non esiste alcuna mappa ufficiale, quindi limitate capacità di controllo di cosa succeda all’interno di questi “covi”, veri e propri punti di ritrovo e di scambio culturale dei fedeli.
Ed è proprio questa limitata capacità di controllo al loro interno la causa scatenante del caso più discusso degli ultimi giorni. Da quanto diffuso dalle agenzie, Digos e Polizia, grazie all’uso di intercettazioni fornite da cimici sapientemente posizionate, hanno sgominato una mini banda di fondamentalisti avente come base la moschea Onlus Pace di Macherio (MI). Organizzavano una serie attentati una serie di attentati, a Milano, in punti strategici come la Caserma Perucchetti dell’Esercito e l'ufficio immigrazione della questura del capoluogo lombardo. Le due menti dell’operazione erano Ilami Rachid, 42 anni, e Abdelkader Ghaffir, 31 anni, due marocchini residenti nel capoluogo, l’accusa a loro carico è inquietante. Terrorismo.


Tra i pochi particolari emersi i due marocchini non appartengono direttamente ad Al Qaeda, ma era a questo gruppo che si sentivano legati. la loro azione, al quanto rudimentale, rivela anche le limitata disponibilità economiche a disposizione del progetto, costruito in gran parte grazie a informazioni apprese su internet (come l’utilizzo di una bombola d’ossigeno come esplosivo). A inchiodare gli attentatori alcune frasi da loro pronunciate nei locali del centro culturale di Macherio, dove si svolgevano delle riunioni serali alle quali partecipavano anche altre cinque o sei persone. I toni usati nei dialoghi erano decisamente fondamentalisti
"Ci vuole qualcosa che rimanga nella storia, così avresti il riconoscimento di Dio e raggiungeresti la grazia di Dio", si sente in una delle registrazioni risalenti a settembre 2008. "L'Italia uccide a Kabul, dobbiamo vendicarci". Il discorso poi si accende e si fornisce qualche altro particolare:
"Ti voglio dire, per esempio, se entrassi in una caserma dei carabinieri, dove ci sono 10 o 15 militari e li terrorizzassi...”. “Con questi miscredenti - si dicono Rachid e Ghafir - non si può trovare il modo di collaborare... pensa agli italiani mandati in Afghanistan, vanno lì e ammazzano solo gli innocenti... dobbiamo praticare la Jihad qui, abbiamo a portata di mano questa roba qui... io combatto, giuro che combatto... io e te dobbiamo fare i sopralluoghi, individuare gli obiettivi... .A Natale andrò in Duomo e metterò qualche bomba cinese - si dicono ancora i due - le vendono i cinesi, fanno pum, di quelle, con i nostri soldi possiamo comprarne anche cento o duecento pezzi... li mettiamo in una macchina". E poi ancora: "Servono le bombe di gas - dice ancora Rachid - te lo giuro su Dio... esplode tutto insieme... ci vuole una pianificazione studiata bene". "Certi fratelli vendono l'esplosivo... sono dei combattenti dei musulmani, perché loro dci ammazzano i figli e allora anche noi dobbiamo ammazzare i loro figli".

 

La continua crescita in Italia di moschee e centri culturali più o meno ufficiali, in seguito a questo ennesimo caso di attività volte atte a finanziare il terrorismo ha accesso un forte dibattito fra le massime cariche istituzionali (un altro precedente clamoroso il processo a carico dell’Imam della moschea di Milano terminato con il proscioglimento dell’imputato per prescrizione). Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha prendere una posizione forte e decisa come il proponimento di una Moratoria di due anni, la sospensione della scadenza di una obbligazione concessa per legge quando sopraggiungono casi eccezionali, sulla costruzione delle Moschee in modo da garantire . capillari controlli in tutti i centri culturali islamici attualmente presenti.


''Le moschee veri luoghi di culto in Italia sono due, una a Roma e una a Milano; di moschee tra vingolette, che non sono solo moschee, negli ultimi anni ne e' stata aperta una ogni 4-5 giorni Bisogna attivarsi, bisogna accendere un riflettore su questi luoghi, questi siti che non sono mai denominati moschee, ma sono centri culturali dove si fa di tutto, si fa somministrazione di cibo, si fa scuola, e si fa anche - in alcuni casi, e' dimostrato - reclutamento e finanziamento per attivita' terroristiche”.

 

Difficile sbilanciarsi con l’ombra del pericolo di cadere in discorsi razzisti e superficiali dietro l’angolo. In Italia esiste la libertà di culto e di religione ed è cura dello Stato e dei Comuni soddisfare il bisogno dei credenti. Il Papa in risposta al Ministro Maroni si era invece schierato alla continuazionenella costruzione di sempre nuovi luoghi di culto. Ma d’altro canto sul piatto vi è l’incolumità dei cittadini. In tema di Moschee dunque quindi la soluzione più obiettiva sembra quella del vicesindaco del capoluogo meneghino Riccardo Decorato. Siamo in democrazia, lasciamo ai numeri la responsabilità di sentenziare un verdetto.
A Milano ogni venerdì ci sono 3.000 musulmani che pregano in 5 luoghi diversi, di cui due sono strutture comunali. Nuovi spazi di preghiera? Sarebbe più corretto interpellare i milanesi con un Referendum e subordinare la scelta al loro consenso. Sua Eminenza parla giustamente in toni ecumenici, ma il comune di Milano deve tenere conto di fattori molto concreti, e in primo luogo la sicurezza dei cittadini”.

 




 

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