Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                ANNO II Num. 44 -l 8 Dicembre 2008

 

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Venezia, marea record tra paura e futuro

 

di Valentina Pannunzi

 

Critica la situazione di Venezia che ha iniziato dicembre all’insegna del maltempo e delle inondazioni che hanno raggiunto punte altissime come non succedeva da oltre 20 anni. Il vento ha fatto alzare la marea fino a 156 cm. Il fenomeno ha interessato le parti più basse della città, in particolare l’area di piazza San Marco, coperta quasi da 80 cm d’acqua. Il servizio di trasporto acqueo nel capoluogo, indipendentemente dallo sciopero degli Rdb Cub, è stato sospeso. Lo rendono noto ai pontili i marinai dell'Actv, una decisione presa per motivi logistici: quando sbarcano i passeggeri non possono scendere dai vaporetti a causa della mancanza di passerelle, che con un'alta marea così sono inservibili.

 

Valori simili, si sono registrati nel febbraio del 1986 con 158 cm d’acqua mentre bisogna risalire al 22 dicembre del 1979 per trovare una misura superiore ai 160 cm che allagò la città. Il record storico dell'alta marea a Venezia, rimane comunque quello del 4 novembre 1966, quando il mare entrò in laguna portando distruzione e morte, e la città finì sotto un metro e 94 centimetri d'acqua. Il sindaco, ha invitato tutti a muoversi il meno possibile onde evitare ulteriori complicazioni dichiarando “E’ un’acqua alta eccezionale, se non è proprio indispensabile meglio non muoversi”. “D’altra parte - ha continuato - sappiamo che misure come queste, oltre il metro e 40, il metro e 60, ogni ‘tot’ si verificano”. Cacciari inoltre ha ricordato che tutti i veneziani sono stati preventivamente avvisati attraverso apposite sirene che segnalano quando il fenomeno è particolarmente rilevante.

 

I più inviperiti sono stati come sempre i commercianti, soprattutto quelli che hanno le vetrine al piano terra e che si sono visti affogare vestiti, mobili e quant’altro. Danni difficili da quantificare, ma sicuramente ingenti. Massimo Cacciari ha ringraziato il ministro Bondi il quale aveva offerto l’aiuto della Protezione civile, ma ha minimizzato: “È stata una marea eccezionale, la quarta in assoluto nell’ultimo secolo - ha rilevato - ma ha fatto solo dei danni, che quantificheremo nei prossimi giorni. Non ci sono stati né morti né feriti, e nessun palazzo è crollato a terra, cose che giustificherebbero lo stato di calamità”. Diversa invece è stata la linea del presidente della provincia Zoggia che ha chiesto lo stato di emergenza per i comuni del Veneto orientale. Inevitabili le polemiche sul Mose, l’opera che se fosse stata attiva, avrebbe evitato l’allagamento. Il sindaco di Venezia, restio sulla diga mobile dichiara “il Mose ci salverà una volta ogni 23 anni, visto che l’ultima acqua alta di questa portata è stata nel 1986”.

 

Le cause che sono a monte di quella che viene definita acqua alta, sono gravi e antiche: essa ha provocato sin da tempi remoti, inondazioni pericolose tali da porre a repentaglio l’esistenza stessa della città. Questo fenomeno è determinato da numerosi fattori e a provocarlo non è la laguna: questa non provoca ma tende a subire. A monte di tutto c è il mare che entrando ogni sei ore in laguna attraverso le interruzioni dei litorali, la purifica asportando nella fase di riflusso, tutte le impurità e gli espurghi della città. Rompendosi questo equilibrio di ‘andata e ritorno’ delle acque del mare, tutto il sistema è destinato a crollare. Gli studiosi affermano che mentre in passato, questo evento si verificava all’incirca una decina di volte per secolo, ultimamente la media è salita a circa trenta volte per decennio e si teme che la situazione possa peggiorare anche in relazione all’effetto serra. Questo trova la conferma in una relazione scritta da un collegio di esperti di livello internazionale: “La laguna è un sistema altamente variabile e complesso, dinamico ed aperto, un mosaico di ecosistemi minori(velme, barene, canali, etc.) tali da rendere difficile la definizione di uno stato di equilibrio. …Un aspetto importante è la relazione tra il livello della città e quello del mare. Una combinazione di vari fattori, come l’eustasismo (n.d.a.: cioè ogni variazione del livello reciproco tra le masse oceaniche e le masse continentali, conseguente a variazioni del livello medio marino), la subsidenza naturale (n.d.a.: cioè movimento di fondo marino, che tende ad abbassarsi sotto il peso dei sedimenti che si accumulano sopra di esso) e quella indotta dalle attività umane(estrazione dell’acqua dal sottosuolo) ha prodotto un netto abbassamento del livello della città rispetto al livello del mare (circa 23 cm nell’ultimo secolo). Ne consegue che la città viene inondata con maggior frequenza”.

 

Il Mose, è un progetto dal valore complessivo di 4,3 miliardi di euro e nasce dalla necessità di fornire un’azione di contrasto all’emergenza dell’acqua alta che, ciclicamente si abbatte sull’area lagunare, il cui suolo rispetto al mare, nell’ultimo secolo, si è abbassato di 23 centimetri. Confermato dal 1996 da tutti i governi italiani, il Mose si articola in una serie di opere: nella prima categoria rientra un sistema di paratoie che in condizioni normali di marea si riempiono d’acqua e restano adagiate in alloggiamenti realizzati sul fondo del mare e consistenti in cassoni prefabbricati di calcestruzzo armato. Ogni paratoia è vincolata è vincolata da un lato ad una cerniera che la rende mobile cosicché, quando è prevista una marea superiore ai 110cm, viene immessa aria compressa che rimuove l’acqua consentendo alla paratoia di sollevarsi dalla superficie del mare, sfruttando la rotazione della cerniera, e di erigersi a difesa della crescente quantità d’acqua che minaccia la costa. Tale sistema, dovrebbe essere realizzato principalmente in tre zone: porto del Lido, di Malamocco, di Chioggia.

 

Ma le opinioni sul Mose non sono tutte positive. Musacchio, eurodeputato del Prc, spiega perché il progetto dovrebbe essere sostituito da uno più efficace : “Il Mose è stato concepito rispondendo ad una loggia antiquata che lo rende poco incisivo e deleterio per l’ambiente, come testimonia una cospicua letteratura tecnico-scientifica in materia, al contrario- prosegue- come sostenuto anche dai comitati locali che lo contrastano, sarebbe più opportuno pensare ad operazioni diverse, rispettose dell’habitat ma capaci allo stesso tempo di incidere realmente sul problema”. Tra le ipotesi alternative, quella che riscuote maggior successo, consiste in una “ ridefinizione del porto della laguna, attraverso il superamento di quelle opere che nell’ultimo secolo sono state realizzate e che hanno impedito lo scorrimento delle acque”. Sulla possibilità che si possa bloccare la realizzazione del Mose, Musacchio si dice ottimista perché "finché non si procede alla costruzione delle paratoie e finché l’Unione Europea continua a puntare il suo faro di attenzione sul progetto e sull’impatto ambientale che esso potrebbe avere, è ancora possibile sperare che il governo riveda la sua posizione e si proceda a scelte alternative”.

 

Foto: www.settemuse.it


 




 

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