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Venezia,
marea record tra paura e futuro
di Valentina
Pannunzi
Critica
la situazione di Venezia che ha iniziato dicembre all’insegna
del maltempo e delle inondazioni che hanno raggiunto punte
altissime come non succedeva da oltre 20 anni. Il vento
ha fatto alzare la marea fino a 156 cm. Il fenomeno ha interessato
le parti più basse della città, in particolare l’area
di piazza San Marco, coperta quasi da 80 cm d’acqua. Il
servizio di trasporto acqueo nel capoluogo, indipendentemente
dallo sciopero degli Rdb Cub, è stato sospeso. Lo rendono
noto ai pontili i marinai dell'Actv, una decisione presa per motivi
logistici: quando sbarcano i passeggeri non possono scendere dai
vaporetti a causa della mancanza di passerelle, che con un'alta
marea così sono inservibili.
Valori
simili, si sono registrati nel febbraio del 1986 con 158 cm d’acqua
mentre bisogna risalire al 22 dicembre del 1979 per trovare una
misura superiore ai 160 cm che allagò la città.
Il record storico dell'alta marea a Venezia,
rimane comunque quello del 4 novembre 1966, quando il mare entrò
in laguna portando distruzione e morte, e la città finì
sotto un metro e 94 centimetri d'acqua. Il sindaco, ha invitato
tutti a muoversi il meno possibile onde evitare
ulteriori complicazioni dichiarando “E’ un’acqua
alta eccezionale, se non è proprio indispensabile meglio
non muoversi”. “D’altra parte - ha continuato
- sappiamo che misure come queste, oltre il metro e 40, il metro
e 60, ogni ‘tot’ si verificano”. Cacciari inoltre
ha ricordato che tutti i veneziani sono stati preventivamente
avvisati attraverso apposite sirene che segnalano quando il fenomeno
è particolarmente rilevante.
I
più inviperiti sono stati come sempre i commercianti,
soprattutto quelli che hanno le vetrine al piano terra e che si
sono visti affogare vestiti, mobili e quant’altro. Danni
difficili da quantificare, ma sicuramente ingenti. Massimo Cacciari
ha ringraziato il ministro Bondi il quale aveva offerto l’aiuto
della Protezione civile, ma ha minimizzato: “È
stata una marea eccezionale, la quarta in assoluto nell’ultimo
secolo - ha rilevato - ma ha fatto solo dei danni, che quantificheremo
nei prossimi giorni. Non ci sono stati né morti né
feriti, e nessun palazzo è crollato a terra, cose che giustificherebbero
lo stato di calamità”. Diversa invece è
stata la linea del presidente della provincia Zoggia che ha chiesto
lo stato di emergenza per i comuni del Veneto orientale. Inevitabili
le polemiche sul Mose, l’opera che se fosse stata attiva,
avrebbe evitato l’allagamento. Il sindaco di Venezia, restio
sulla diga mobile dichiara “il Mose ci salverà
una volta ogni 23 anni, visto che l’ultima acqua alta di
questa portata è stata nel 1986”.
Le
cause che sono a monte di quella che viene definita acqua
alta, sono gravi e antiche: essa ha provocato
sin da tempi remoti, inondazioni pericolose tali da porre a repentaglio
l’esistenza stessa della città. Questo fenomeno
è determinato da numerosi fattori
e a provocarlo non è la laguna: questa non provoca ma tende
a subire. A monte di tutto c è il mare che entrando ogni
sei ore in laguna attraverso le interruzioni dei litorali, la
purifica asportando nella fase di riflusso, tutte le impurità
e gli espurghi della città. Rompendosi questo equilibrio
di ‘andata e ritorno’ delle acque del mare, tutto
il sistema è destinato a crollare. Gli studiosi affermano
che mentre in passato, questo evento si verificava all’incirca
una decina di volte per secolo, ultimamente la
media è salita a circa trenta volte per decennio
e si teme che la situazione possa peggiorare anche in relazione
all’effetto serra. Questo trova la conferma in una relazione
scritta da un collegio di esperti di livello internazionale:
“La laguna è un sistema altamente variabile e
complesso, dinamico ed aperto, un mosaico di ecosistemi minori(velme,
barene, canali, etc.) tali da rendere difficile la definizione
di uno stato di equilibrio. …Un aspetto importante è
la relazione tra il livello della città e quello del mare.
Una combinazione di vari fattori, come l’eustasismo (n.d.a.:
cioè ogni variazione del livello reciproco tra le masse
oceaniche e le masse continentali, conseguente a variazioni del
livello medio marino), la subsidenza naturale (n.d.a.: cioè
movimento di fondo marino, che tende ad abbassarsi sotto il peso
dei sedimenti che si accumulano sopra di esso) e quella indotta
dalle attività umane(estrazione dell’acqua dal sottosuolo)
ha prodotto un netto abbassamento del livello della città
rispetto al livello del mare (circa 23 cm nell’ultimo secolo).
Ne consegue che la città viene inondata con maggior frequenza”.
Il
Mose, è un progetto dal valore complessivo di
4,3 miliardi di euro e nasce dalla necessità di fornire
un’azione di contrasto all’emergenza dell’acqua
alta che, ciclicamente si abbatte sull’area lagunare, il
cui suolo rispetto al mare, nell’ultimo secolo, si è
abbassato di 23 centimetri. Confermato dal 1996 da tutti i governi
italiani, il Mose si articola in una serie di opere:
nella prima categoria rientra un sistema di paratoie che in condizioni
normali di marea si riempiono d’acqua e restano adagiate
in alloggiamenti realizzati sul fondo del mare e consistenti in
cassoni prefabbricati di calcestruzzo armato. Ogni paratoia è
vincolata è vincolata da un lato ad una cerniera che la
rende mobile cosicché, quando è prevista una marea
superiore ai 110cm, viene immessa aria compressa che rimuove l’acqua
consentendo alla paratoia di sollevarsi dalla superficie del mare,
sfruttando la rotazione della cerniera, e di erigersi a difesa
della crescente quantità d’acqua che minaccia la
costa. Tale sistema, dovrebbe essere realizzato principalmente
in tre zone: porto del Lido, di Malamocco, di Chioggia.
Ma
le opinioni sul Mose non sono tutte positive. Musacchio,
eurodeputato del Prc, spiega perché il progetto
dovrebbe essere sostituito da uno più efficace
: “Il Mose è stato concepito rispondendo ad una
loggia antiquata che lo rende poco incisivo e deleterio per l’ambiente,
come testimonia una cospicua letteratura tecnico-scientifica in
materia, al contrario- prosegue- come sostenuto anche
dai comitati locali che lo contrastano, sarebbe più opportuno
pensare ad operazioni diverse, rispettose dell’habitat ma
capaci allo stesso tempo di incidere realmente sul problema”.
Tra le ipotesi alternative, quella che riscuote
maggior successo, consiste in una “ ridefinizione del
porto della laguna, attraverso il superamento di quelle opere
che nell’ultimo secolo sono state realizzate e che hanno
impedito lo scorrimento delle acque”. Sulla possibilità
che si possa bloccare la realizzazione del Mose, Musacchio si
dice ottimista perché "finché non si procede
alla costruzione delle paratoie e finché l’Unione
Europea continua a puntare il suo faro di attenzione sul progetto
e sull’impatto ambientale che esso potrebbe avere, è
ancora possibile sperare che il governo riveda la sua posizione
e si proceda a scelte alternative”.
Foto:
www.settemuse.it
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