Tradimento,
chi bilancia non sbaglia
di
Fabio Miceli
Gli
ultimi studi condotti sul tradimento hanno sfornato “clamorose”
rivelazioni. Gli italiani tradiscono e lo fanno
spesso, più in città che in campagna, in pausa pranzo
o in chat e come sorta di antidepressivo o antistress. Non si
è stupito nessuno? Nì, verrebbe da rispondere, perché
da una parte si tratta di una scoperta paragonabile a quella dell’acqua
calda e dall’altra può rappresentare una valida occasione
per tornare a parlare dell’argomento che se trattato da
esperti, e non da chi ha diffuso i risultati di questo sondaggio
orribile, può rinfrescarci qualche nozione che queste dicerie
ogni tanto annebbiano. Per esempio invece di continuare a parlare
del tradimento come una calamità naturale che si può
abbattere su qualsiasi coppia impotente nell’evitarla (quasi
come la Peste) magari una maggiore conoscenza dei suggerimenti
forniti dall’ambiente medico abbasserebbe di sicuro il numero
delle “pause di riflessione perché ora
desidero un’altra donna e non sono più innamorato
di mia moglie”. C’è da scommetterlo.
Guardandosi in giro se ne notano molti di quelli che dovrebbero
imparare ad aspettare l’arrivo del giusto treno prima di
impegnarsi in relazioni con i piedi d’argilla. Si vive ancora
con lo stereotipo della sopravvalutazione del sé solo quando
si può sfoggiare un partner. Quanti sono quelli che vedono
in maniera diversa le persone quando sono single da quando no?
Ma di storie per strada se ne vedono tante a volte i protagonisti
sono talmente impauriti da affrontare la vita in solitario che
prima tradiscono e poi mollano la vecchia compagna\o solo quando
son ben sicuri di avere anche il secondo piede ben infilato nell’altra
scarpa. Non sarebbe male imparare a stare un po’ da soli?
“Fra le possibili ipotesi esplicative ci sono sicuramente
quelle appena delineate – conferma lo psicologo
Dr Roberto Cavaliere, iscritto al n.2195 dell’Ordine degli
Psicologi della Campania – ovvero quelle di
tipo sociologico, legate a una visione della coppia “ad
oltranza” pena la perdita di uno status riconosciuto socialmente.
Anche se grandi passi sono stati fatti finora rispetto alle generazioni
passate (vedi l’aumento di convivenze, separazioni e divorzi).
Accanto a queste ipotesi sociologiche ce ne sono altre più
strettamente psicologiche che s’intersecano con
le altre sopracitate. Questa è anche la società
dove ci si lascia con un sms o premendo il pulsante cancella all’interno
di una chat. Si è sempre meno inclini a scendere in profondità
nelle relazioni, a mettersi in discussione, a chiarire che cosa
non va nella coppia. In ogni coppia ci sono tre elementi
l’Io, il Tu e il Noi. Il Noi è
lo spazio di condivisione, di progettualità della coppia,
che crea unione e stabilità nel tempo salvaguardando, anche,
le singole individualità”. Dagli amori eccessivamente
fusionali dell’ideale romantico dove il Noi non lasciava
spazio alle singole individualità, si è arrivati
a un Io e Tu che esaltano le individualità
non lasciando nessuno spazio al Noi. E ciò che si può
e non si vuole costruire all’interno della coppia si va
a trovare fuori. Ci sono sicuramente relazioni, dove per una serie
di ragioni obiettive vigono un’insoddisfazione di fondo
e un disagio non facilmente sanabile o risolvibile. In questi
casi il tradimento ‘salva’
una relazione che altrimenti avrebbe le ore contate. D’altro
canto ci sono anche relazioni che potrebbero migliorare,
costruire e lasciare un maggior spazio al noi e in cui il tradimento
è un ulteriore ostacolo affinché ciò avvenga”.
Ipotesi psicologiche e sociologiche. Già qualcosa di più
di come lo raccontano le telenovele dove le coppie scoppiano perché
il fidanzato si innamora della guardarobiera; per riuscire a mantenere
una relazione bisogna imparare a bilanciare l’Io, il Tu
e il Noi. Ma tornando al tanto criticato sondaggio, secondo l'Associazione
Matrimonialisti Italiani almeno uno dei due partner tradisce
nel 70 % dei casi nel cui 60 % il fatto avviene
sul luogo i lavoro. Gli italiani peccano di lussuria
con un terzo in comodo soprattutto in pausa pranzo e solo uno
su dieci si sente in colpa ed è pentito di quello che ha
fatto. Addirittura otto su dieci si dicono ben contenti della
loro condizione di adulteri. "Nel nostro Paese l'infedeltà
non è più vista in modo tragico – dice
il presidente dell’associazione Gian Ettore Gassani -, tanto
che è soltanto al secondo posto, con il 40 per cento, tra
le ragioni alla base delle fratture coniugali. Sempre più
sessuologi disquisiscono di "adulterio terapeutico che fa
bene all'armonia della coppia. Nella coppia il cosiddetto tradimento
light viene praticato come "una sorta di antidepressivo rispetto
alla fatica del vivere insieme”.
Dichiarazioni che sembrano non essere piaciute a Riccardo e Gloria
Revello dall’Associazione Aiuto Famiglia Onlus:
“Stiamo parlando di un dramma prima che una nota di
costume: perché nella nostra esperienza di contatti con
le richieste di aiuto al sito http://www.aiutofamiglia.it
vengono fuori soprattutto il dolore e la sofferenza di tante coppie
in crisi. Può essere che una metà della coppia,
quella che si stacca, che cerca un nuovo rapporto, veda questo
come il male minore, la ricerca di una soluzione ad uno stato
di sofferenza, ma nessuno, se non qualche caso patologico, può
ritenere la rottura di un matrimonio e il tradimento un qualcosa
di appagante, un fine ultimo da raggiungere. Centinaia e centinaia
di mail giungono al nostro sito e alle quali i nostri volontari
(formati da anni di centri di ascolto e preparazione a livello
universitario sui rapporti di coppia) rispondono gatuitamente
cercando di far fare alle coppie quel percorso di scelta reciproca,
seria e convinta, che al momento del matrimonio forse hanno sottovalutato”.
Se
il tradimento sembra essere continuamente un argomento d’attualità
(probabilmente tutti hanno almeno un amico, parente o conoscente
coinvolto in storie a tre) sbagliato è sicuramente parlarne
dando verdetti supportati da fantomatiche cifre ricavate dal nulla
che poco o nulla hanno a che vedere con la realtà. Il Dottor
Maurizio Brasini, Psicoterapeuta Docente di Psicoterapia
presso l'Università degli studi de l'Aquila -, attacca
chi sporca con la superficialità il suo lavoro e quello
dei colleghi.
Dottore che senso dare a questi dati?
Il mio primo sintetico commento è che non hanno senso.
Innanzitutto, perché non si capisce chi ha raccolto questi
numeri, su quale campione, in che modo, etc. etc. Per cui i dati
non sono "leggibili". Ma, cosa più grave, se
non ci si lascia ingannare dal trucco ipnotico dei numeri che
parlano da soli, si coglie l'intenzione di proporre un'idea preconfezionata
appoggiandosi su qualche numero messo lì ad arte. L'idea
preconfezionata è quella generica di una dissoluzione della
morale: o tempora o mores. Nient'altro che il caposaldo universale
del pensiero conservatore, presente in ogni epoca e in ogni parte
del mondo. Ipotesi legittima, per quanto un po' generica, ma che
comunque dovrebbe essere il punto di partenza per un procedimento
che, attraverso la raccolta dei dati, possa portare a una ragionevole
conferma o a una smentita della stessa. Qui invece le ipotesi
sembra che vengano dopo, sotto forma di spiegazioni possibili
per un dato di fatto considerato assodato: il tradimento è
stato sdoganato. Siamo un popolo di infedeli senza più
il senso di colpa, che utilizza il tradimento come un antistress
e/o un antidepressivo. Che poi, se fosse vero, verrebbe da chiedersi:
e non è una buona notizia? Ma i dati presentati lo dimostrano
oltre ogni ragionevole dubbio?
Andando con ordine. Si parla di adulterio in 7 coppie
su 10.
Prima di tutto, parlare di coppie fedeli-infedeli non ha senso;
bisogna parlare di individui. Altrimenti,poniamo che mia moglie
mi tradisca: vengo contato anche io come coppia infedele? Se ogni
volta che in una coppia c'è un caso di infedeltà
la coppia viene contata come infedele, ci sono 3 possibilità
su 4 di finire in questa categoria e 1 sola possibilità
di risultare come coppia fedele. E poi che significa che gli uomini
tradiscono più delle donne? Questa cos'è, una legge
di natura? In tal caso dovrebbe essere una invariante, costante
in ogni luogo e in ogni tempo. O dipende dall'esistenza di una
doppia morale? Allora il quadro non sembra molto diverso dal passato.
O è una
questione contingente, del tipo che gli uomini hanno più
frequentazioni sociali e quindi maggiori occasioni? Non ci è
dato di saperlo, e non c'è modo di stabilire alcun nesso
logico tra questo dato e l'ipotesi che siamo diventati tutti dei
traditori disinvolti ed amorali. Osservare poi che i tradimenti
oggi avvengono soprattutto sul lavoro e nella pausa pranzo, secondo
l'articolo, è un indizio di una modalità di tradimento
mordi-e-fuggi, tipica del nostro stile di vita. Sbagliato. L'ufficio
e la pausa
pranzo sono tipiche del nostro modo di vivere, così come
la vita errante nei pascoli e il pane e formaggio erano (e sono)
tipici della pastorizia. Il tradimento, come ogni fatto della
vita, si incastra necessariamente nel modo di vivere. Il tradimento
avviene lì perché è lì che la gente
vive, ed è lì che si creano le occasioni: e dove
altro dovrebbe avvenire? . Se ci fossero i numeri per sostenere
l'ipotesi che il di tradimento oggi è qualitativamente
diverso dal passato, o che gli Italiani tradiscono in modo diverso
da altri popoli, saremmo di fronte ad un fenomeno interessante
da discutere e da studiare.
Ma
poi sarà così vero che solo l’1% si senta
in colpa? Si sente parlare di numerosi casi di persone cadute
in gravi stati di depressione dopo aver tradito. La maggior parte
poi lascia la compagnia perché si sente in colpa?
Ora, tanto per cominciare, io vorrei sapere come si fa a misurare
il senso di colpa delle persone. Si domanda: "scusi lei si
sente in colpa?"; oppure: "da 1 a 10, lei quanto si
è sentito in colpa?". In psicologia sociale è
noto il fenomeno secondo il quale tutti noi tendiamo a rendere
conto di ciò che facciamo, ad ogni costo. Tendiamo a mantenere
la nostra coerenza innanzitutto. Propongo un altro esperimento,
a mio avviso più attendibile; prendiamo 100 soggetti colti
in flagranza di tradimento, domandiamo loro se si vergognano,
e prendiamo nota non soltanto delle risposte, ma anche dei segnali
non verbali della vergogna (rossore, deviazione dello guardo verso
il basso, abbassamento del capo). Scommetto di tasca mia che la
percentuale sale ben al di sopra del 10%. Se tiriamo in ballo
le emozioni, la comprensione di un fenomeno così complesso
deve necessariamente tenere conto dell'intreccio tra emozioni,
pensieri e comportamenti. Dire che ci si sente meno in colpa e
quindi si tradisce di più è una iper-semplificazione
indebita.
E
per concludere sembra che il tradimento non sia più visto
dalle “vittime” una cosa così grave. Che ne
pensa?
A me risulta che la morale cattolica da sempre incoraggi il perdono
per il tradimento, e che l'unità della famiglia sia sempre
stata considerata un valore da preservare ad ogni costo. Se per
la Chiesa il matrimonio non consumato può essere annullato,
il tradimento va perdonato, taciuto, dimenticato. In un paese
cattolico, dove il divorzio esiste da meno di 40 anni, che il
40% delle separazioni oggi sia imputabile ad un tradimento suggerisce
casomai quanto venga preso sul serio un tale evento. Se non ci
accontentiamo dell'idea che la scappatella antidepressiva sia
un segno dei nostri tempi moderni corrotti e decadenti, dobbiamo
fronteggiare la complessità del fenomeno tradimento, nelle
sue dimensioni psicologiche, relazionali e socio-culturali. Dobbiamo
mettere insieme il generale e il particolare, cercare le invarianze
e distinguere i casi specifici. Solo allora smetteremo di accontentarci
delle risposte mordi-e-fuggi o usa-e-getta, che dir si voglia.
Solo allora cominceremo a porci delle buone domande sul tradimento.
Foto:
ciottopeste.altervista.org
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