Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                ANNO II Num. 44 - 8 Dicembre 2008

 

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Tradimento, chi bilancia non sbaglia

 

di Fabio Miceli

 

Gli ultimi studi condotti sul tradimento hanno sfornato “clamoroserivelazioni. Gli italiani tradiscono e lo fanno spesso, più in città che in campagna, in pausa pranzo o in chat e come sorta di antidepressivo o antistress. Non si è stupito nessuno? Nì, verrebbe da rispondere, perché da una parte si tratta di una scoperta paragonabile a quella dell’acqua calda e dall’altra può rappresentare una valida occasione per tornare a parlare dell’argomento che se trattato da esperti, e non da chi ha diffuso i risultati di questo sondaggio orribile, può rinfrescarci qualche nozione che queste dicerie ogni tanto annebbiano. Per esempio invece di continuare a parlare del tradimento come una calamità naturale che si può abbattere su qualsiasi coppia impotente nell’evitarla (quasi come la Peste) magari una maggiore conoscenza dei suggerimenti forniti dall’ambiente medico abbasserebbe di sicuro il numero delle “pause di riflessione perché ora desidero un’altra donna e non sono più innamorato di mia moglie”. C’è da scommetterlo. Guardandosi in giro se ne notano molti di quelli che dovrebbero imparare ad aspettare l’arrivo del giusto treno prima di impegnarsi in relazioni con i piedi d’argilla. Si vive ancora con lo stereotipo della sopravvalutazione del sé solo quando si può sfoggiare un partner. Quanti sono quelli che vedono in maniera diversa le persone quando sono single da quando no? Ma di storie per strada se ne vedono tante a volte i protagonisti sono talmente impauriti da affrontare la vita in solitario che prima tradiscono e poi mollano la vecchia compagna\o solo quando son ben sicuri di avere anche il secondo piede ben infilato nell’altra scarpa. Non sarebbe male imparare a stare un po’ da soli?


“Fra le possibili ipotesi esplicative ci sono sicuramente quelle appena delineate – conferma lo psicologo Dr Roberto Cavaliere, iscritto al n.2195 dell’Ordine degli Psicologi della Campaniaovvero quelle di tipo sociologico, legate a una visione della coppia “ad oltranza” pena la perdita di uno status riconosciuto socialmente. Anche se grandi passi sono stati fatti finora rispetto alle generazioni passate (vedi l’aumento di convivenze, separazioni e divorzi). Accanto a queste ipotesi sociologiche ce ne sono altre più strettamente psicologiche che s’intersecano con le altre sopracitate. Questa è anche la società dove ci si lascia con un sms o premendo il pulsante cancella all’interno di una chat. Si è sempre meno inclini a scendere in profondità nelle relazioni, a mettersi in discussione, a chiarire che cosa non va nella coppia. In ogni coppia ci sono tre elementi l’Io, il Tu e il Noi. Il Noi è lo spazio di condivisione, di progettualità della coppia, che crea unione e stabilità nel tempo salvaguardando, anche, le singole individualità”. Dagli amori eccessivamente fusionali dell’ideale romantico dove il Noi non lasciava spazio alle singole individualità, si è arrivati a un Io e Tu che esaltano le individualità non lasciando nessuno spazio al Noi. E ciò che si può e non si vuole costruire all’interno della coppia si va a trovare fuori. Ci sono sicuramente relazioni, dove per una serie di ragioni obiettive vigono un’insoddisfazione di fondo e un disagio non facilmente sanabile o risolvibile. In questi casi il tradimento ‘salva’ una relazione che altrimenti avrebbe le ore contate. D’altro canto ci sono anche relazioni che potrebbero migliorare, costruire e lasciare un maggior spazio al noi e in cui il tradimento è un ulteriore ostacolo affinché ciò avvenga”.


Ipotesi psicologiche e sociologiche. Già qualcosa di più di come lo raccontano le telenovele dove le coppie scoppiano perché il fidanzato si innamora della guardarobiera; per riuscire a mantenere una relazione bisogna imparare a bilanciare l’Io, il Tu e il Noi. Ma tornando al tanto criticato sondaggio, secondo l'Associazione Matrimonialisti Italiani almeno uno dei due partner tradisce nel 70 % dei casi nel cui 60 % il fatto avviene sul luogo i lavoro. Gli italiani peccano di lussuria con un terzo in comodo soprattutto in pausa pranzo e solo uno su dieci si sente in colpa ed è pentito di quello che ha fatto. Addirittura otto su dieci si dicono ben contenti della loro condizione di adulteri. "Nel nostro Paese l'infedeltà non è più vista in modo tragico – dice il presidente dell’associazione Gian Ettore Gassani -, tanto che è soltanto al secondo posto, con il 40 per cento, tra le ragioni alla base delle fratture coniugali. Sempre più sessuologi disquisiscono di "adulterio terapeutico che fa bene all'armonia della coppia. Nella coppia il cosiddetto tradimento light viene praticato come "una sorta di antidepressivo rispetto alla fatica del vivere insieme”.


Dichiarazioni che sembrano non essere piaciute a Riccardo e Gloria Revello dall’Associazione Aiuto Famiglia Onlus: “Stiamo parlando di un dramma prima che una nota di costume: perché nella nostra esperienza di contatti con le richieste di aiuto al sito http://www.aiutofamiglia.it vengono fuori soprattutto il dolore e la sofferenza di tante coppie in crisi. Può essere che una metà della coppia, quella che si stacca, che cerca un nuovo rapporto, veda questo come il male minore, la ricerca di una soluzione ad uno stato di sofferenza, ma nessuno, se non qualche caso patologico, può ritenere la rottura di un matrimonio e il tradimento un qualcosa di appagante, un fine ultimo da raggiungere. Centinaia e centinaia di mail giungono al nostro sito e alle quali i nostri volontari (formati da anni di centri di ascolto e preparazione a livello universitario sui rapporti di coppia) rispondono gatuitamente cercando di far fare alle coppie quel percorso di scelta reciproca, seria e convinta, che al momento del matrimonio forse hanno sottovalutato”.

 

Se il tradimento sembra essere continuamente un argomento d’attualità (probabilmente tutti hanno almeno un amico, parente o conoscente coinvolto in storie a tre) sbagliato è sicuramente parlarne dando verdetti supportati da fantomatiche cifre ricavate dal nulla che poco o nulla hanno a che vedere con la realtà. Il Dottor Maurizio Brasini, Psicoterapeuta Docente di Psicoterapia presso l'Università degli studi de l'Aquila -, attacca chi sporca con la superficialità il suo lavoro e quello dei colleghi.


Dottore che senso dare a questi dati?

Il mio primo sintetico commento è che non hanno senso. Innanzitutto, perché non si capisce chi ha raccolto questi numeri, su quale campione, in che modo, etc. etc. Per cui i dati non sono "leggibili". Ma, cosa più grave, se non ci si lascia ingannare dal trucco ipnotico dei numeri che parlano da soli, si coglie l'intenzione di proporre un'idea preconfezionata appoggiandosi su qualche numero messo lì ad arte. L'idea preconfezionata è quella generica di una dissoluzione della morale: o tempora o mores. Nient'altro che il caposaldo universale del pensiero conservatore, presente in ogni epoca e in ogni parte del mondo. Ipotesi legittima, per quanto un po' generica, ma che comunque dovrebbe essere il punto di partenza per un procedimento che, attraverso la raccolta dei dati, possa portare a una ragionevole conferma o a una smentita della stessa. Qui invece le ipotesi sembra che vengano dopo, sotto forma di spiegazioni possibili per un dato di fatto considerato assodato: il tradimento è stato sdoganato. Siamo un popolo di infedeli senza più il senso di colpa, che utilizza il tradimento come un antistress e/o un antidepressivo. Che poi, se fosse vero, verrebbe da chiedersi: e non è una buona notizia? Ma i dati presentati lo dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio?


Andando con ordine. Si parla di adulterio in 7 coppie su 10.
Prima di tutto, parlare di coppie fedeli-infedeli non ha senso; bisogna parlare di individui. Altrimenti,poniamo che mia moglie mi tradisca: vengo contato anche io come coppia infedele? Se ogni volta che in una coppia c'è un caso di infedeltà la coppia viene contata come infedele, ci sono 3 possibilità su 4 di finire in questa categoria e 1 sola possibilità di risultare come coppia fedele. E poi che significa che gli uomini tradiscono più delle donne? Questa cos'è, una legge di natura? In tal caso dovrebbe essere una invariante, costante in ogni luogo e in ogni tempo. O dipende dall'esistenza di una doppia morale? Allora il quadro non sembra molto diverso dal passato. O è una
questione contingente, del tipo che gli uomini hanno più frequentazioni sociali e quindi maggiori occasioni? Non ci è dato di saperlo, e non c'è modo di stabilire alcun nesso logico tra questo dato e l'ipotesi che siamo diventati tutti dei traditori disinvolti ed amorali. Osservare poi che i tradimenti oggi avvengono soprattutto sul lavoro e nella pausa pranzo, secondo l'articolo, è un indizio di una modalità di tradimento mordi-e-fuggi, tipica del nostro stile di vita. Sbagliato. L'ufficio e la pausa
pranzo sono tipiche del nostro modo di vivere, così come la vita errante nei pascoli e il pane e formaggio erano (e sono) tipici della pastorizia. Il tradimento, come ogni fatto della vita, si incastra necessariamente nel modo di vivere. Il tradimento avviene lì perché è lì che la gente vive, ed è lì che si creano le occasioni: e dove altro dovrebbe avvenire? . Se ci fossero i numeri per sostenere l'ipotesi che il di tradimento oggi è qualitativamente diverso dal passato, o che gli Italiani tradiscono in modo diverso da altri popoli, saremmo di fronte ad un fenomeno interessante da discutere e da studiare.

 

Ma poi sarà così vero che solo l’1% si senta in colpa? Si sente parlare di numerosi casi di persone cadute in gravi stati di depressione dopo aver tradito. La maggior parte poi lascia la compagnia perché si sente in colpa?
Ora, tanto per cominciare, io vorrei sapere come si fa a misurare il senso di colpa delle persone. Si domanda: "scusi lei si sente in colpa?"; oppure: "da 1 a 10, lei quanto si è sentito in colpa?". In psicologia sociale è noto il fenomeno secondo il quale tutti noi tendiamo a rendere conto di ciò che facciamo, ad ogni costo. Tendiamo a mantenere la nostra coerenza innanzitutto. Propongo un altro esperimento, a mio avviso più attendibile; prendiamo 100 soggetti colti in flagranza di tradimento, domandiamo loro se si vergognano, e prendiamo nota non soltanto delle risposte, ma anche dei segnali non verbali della vergogna (rossore, deviazione dello guardo verso il basso, abbassamento del capo). Scommetto di tasca mia che la percentuale sale ben al di sopra del 10%. Se tiriamo in ballo le emozioni, la comprensione di un fenomeno così complesso deve necessariamente tenere conto dell'intreccio tra emozioni, pensieri e comportamenti. Dire che ci si sente meno in colpa e quindi si tradisce di più è una iper-semplificazione indebita.

 

E per concludere sembra che il tradimento non sia più visto dalle “vittime” una cosa così grave. Che ne pensa?
A me risulta che la morale cattolica da sempre incoraggi il perdono per il tradimento, e che l'unità della famiglia sia sempre stata considerata un valore da preservare ad ogni costo. Se per la Chiesa il matrimonio non consumato può essere annullato, il tradimento va perdonato, taciuto, dimenticato. In un paese cattolico, dove il divorzio esiste da meno di 40 anni, che il 40% delle separazioni oggi sia imputabile ad un tradimento suggerisce casomai quanto venga preso sul serio un tale evento. Se non ci accontentiamo dell'idea che la scappatella antidepressiva sia un segno dei nostri tempi moderni corrotti e decadenti, dobbiamo fronteggiare la complessità del fenomeno tradimento, nelle sue dimensioni psicologiche, relazionali e socio-culturali. Dobbiamo mettere insieme il generale e il particolare, cercare le invarianze e distinguere i casi specifici. Solo allora smetteremo di accontentarci delle risposte mordi-e-fuggi o usa-e-getta, che dir si voglia. Solo allora cominceremo a porci delle buone domande sul tradimento.

 

Foto: ciottopeste.altervista.org





 

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