Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                ANNO II Num. 43 del 1 Dicembre 2008

 

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di Stefano Giovinazzo

 


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Circo, ora inizia il vero spettacolo

 

di Fabio Miceli

 

Quali sono le star del circo che vi ritornano immediatamente alla memoria quando pensate a cosa più vi faceva divertire quando eravate piccini? Sinceramente mi viene da rispondere con prontezza gli animali. Come erano buffi travestiti con indumenti stravaganti e che pacchia quando si alzavano sulle zampe posteriori per salutare il pubblico. E le scimmie poi erano di sicuro le più buffe, per non parlare di quanto era coraggioso il domatore dei leoni. Che spasso! Bé i bambini di domani dovranno trovare un altro modo per divertirsi in quanto a breve inizierà la graduale dismissione dell'uso degli animali da parte dei circhi ai quali verrà negato il sostegno economico fornito dallo stato e da loro finora beneficiato. E’ tutto contenuto in una proposta di legge recentemente presentata. Una svolta per gli organizzatori di tali show decisamente negativa ma che garantirà a specie tropicali di continuare la loro esistenza la dove un disegno divino li a posti.

 

Niente più Dumbo con che fa l’equlibrista o le terribili tigri evidentemente imbambolate che nulla possono contro il Breavehart di turno. Un cambiamento terribile pensando a quei felici pomeriggi passati sotto il tendone, ma quando cresci poi ti raccontano che una volta spente le luci dietro le quinte gli animali si divertono molto poco. Ora qualcuno si è reso conto che tale spettacolo ha di diverso dalla Corrida sono l’assenza di una vittima nel suo atto conclusivo. Certi filmati ci mostrano bestie trattate “come bestie” (e solitamente non si usa questo paragone per descrivere situazioni positive), rinchiuse e legate in gabbie piccolissime e costrette a subire condizioni di vita per loro insopportabili. Almeno fino a quando si accendono i riflettori. Davanti ai numerosi pargoli appaiono così belle che sembrano sorridere, adornate con pregiate stoffe africane e capaci di catturare l’attenzione dello spettatore tanto da proiettarla per portarla per un istante nel continente nero, nella Savana, il tutto in un clima di gioia data dall’apparente fratellanza fra l’uomo e un animale così intelligente da essere in grado di riconoscere i comandi del padrone per assumere, quando richiesto, posture a immagine e somiglianza dell’essere umano che ha di fronte. Tutti sanno che questi vengono trasferiti dal loro habitat naturale per essere lobotomizzati e costretti ad agire contro la propria natura. La chiamano valorizzazione delle loro capacità, sinceramente non so quanto importi a un elefante saper fare il buffone. Avrà lui i suoi modi per divertirsi e non credo francamente ci abbia mai chiesto aiuto per rallegrarsi.

 

Gradualmente lo Stato, che è quello che finanzia tali circhi come stabilito da un’obsoleta legge del 1968, interromperà loro tali rifornimenti per dirottarli a chi punterà sulle piroette degli acrobati e le gag dei clown. Si tratta di finanziamenti fondamentali per la sopravvivenza della maggior parte di essi, il panorama è abbastanza ampio e dietro ai noti Togni e Orfei esistono numerose realtà più piccole che da sole non potrebbero campare senza l’aiuto del Ministero per i Beni.

 

All’Enpa si esulta dopo la proposta presentata presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati dall'On. Gabriella Giammanco. Il responsabile dell’Ente Protezione Animali, Giovanni Guadagna, ci illustra un quadro sconcertante in cui emergono retroscena raccapriccianti riguardo il dietro le quinte di questa forma di intrattenimento.

 

Come funzionano i finanziamenti statali a beneficio dei circhi?
Si tratta di una questione da anni al centro di un ampio dibattito. Questo anche a causa della nota polemica sull’uso degli animali. I finanziamenti vengono elargiti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, tramite una quota del FUS, Fondo Unico dello Spettacolo. Si tratta dello stesso capitolo di spesa che finanzia la Lirica, la Danza, le attività cinematografiche ed altre spettacolari (teatro dei burattini etc ...). La parte destinata al circo non è una grande aliquota (non raggiunge il 2%) ma è pur vero che riguarda un numero di imprese esigue rispetto ad altri settori (all’incirca un centinaio contro le migliaia di altri). La ripartizione tra le imprese circensi alimenta, poi, altre numerose polemiche questa volta tutte interne al mondo del circo. Infatti, i circhi maggiormente finanziati (cifre minime comprese tra 50 e 100 euro annui) sono meno di una decina. Da soli, però, assorbono quasi il 50% del sottocapitolo relativo al finanziamento per l’attività in Italia.

 

Quali sono le aziende che beneficiano di più contributi?
Primeggia Pista 2000 srl, la quale gestisce la vecchia insegna del Moira Orfei, attestata intorno ai 300.000 euro annui. I circhi maggiormente foraggiati sono quasi tutti iscritti all’Ente Nazionale Circhi, principale associazione di categoria. Una miriade di circhi riceve contributi al di sotto dei 50.000 euro. Si tratta di quote che mantengono in vita uno spettacolo ormai lontanissimo dalle iperboliche cifre di afflusso di visitatori che caratterizzavano lo spettacolo viaggiante alla fine degli anni settanta. Per un piccolo circo, ossia la maggioranza di quelli esistenti in Italia, potere ricevere 40-50 mila euro in tre-quattro anni, significa potere continuare a vivere.
Il panorama del circo tradizionale italiano appare fortemente frammentato in una miriade di imprese, spesso caratterizzate da forti litigi che vanno ben al di là della semplice concorrenza. Buona parte dei circhi sono di medie e, soprattutto, piccole dimensioni. Presentano uno spettacolo vecchio ed, in buona parte, incapace di evolversi oltre l’uso degli animali. Questi, di fatto, rimangono come retaggio di uno spettacolo ormai abbandonato dalle significative affluenze di pubblico. E’ un mondo cristallizzato, tenuto artificiosamente in vita, in una lunga ed inesorabile agonia, purtroppo partecipata, loro malgrado, da alcune migliaia di animali. Si tratta di una cinquantina di elefanti, di almeno un paio di centinaia di grandi felini (tigri sopratutto, ma anche leoni e leopardi), un migliaio di equidi, ed alcune centinaia tra dromedari, lama, bovini, pesci (sopratutto piranha e squali), pinguini, orsi, scimmie, cani, giraffe, rinoceronti, ippopotami, coccodrilli, molti serpenti e, finanche, aracnidi (ragni e scorpioni). Molti di questi animali sono considerati dalla legge pericolosi per la salute e l’incolumità del pubblico, ma la legge che ne aveva vietato il possesso per tutti i privati detentori, venne modificata in favore delle imprese circensi, le quali, ora, dovrebbero possedere una autorizzazione prefettizia, rilasciata previo parere delle autorità sanitarie. Queste, infine, dovrebbero attenersi agli stessi criteri che, prima della modifica del 1998, avevano di fatto negato la presenza nei circhi di elefanti, orsi, tigri, scimmie etc. Da quell’anno gli incidenti sono ovviamente continuati con cadenza quasi annuale. Il primo della lista è proprio l’iper finanziato circo di Moira Orfei. In due casi si trattò di incidenti mortali.

 

Che cosa non sappiamo delle moderne tecniche di addestramento degli animali orientate (secondo all’Ente Nazionale Circhi) al loro benessere psico-fisico?
L’uso spettacolare degli animali nei circhi si basa sulla costrizione in spazi inevitabilmente ristretti. Ad imporli sono le stesse caratteristiche itineranti del circo. L’esempio più immediato riguarda due delle condizioni di detenzioni più avvilenti, ossia le catene metalliche per gli elefanti e le ridotte dimensioni dei carrozzoni a gabbia metallica per i grandi felini. Trattandosi di “condizioni minime per garantire il benessere degli animali” era più logico pensare che, se impossibilitato a rispettare le misure prestabilite, il circo non avrebbe più potuto utilizzare grandi felini. In Italia, invece, si modificarono le misure per consentire ai carrozzoni di potere passare le gallerie autostradali. Sulle condizioni di addestramento il metodo è ormai noto da decenni. Anzi, a rivendicarlo in opposizioni alle accuse di un addestramento fatto di punizioni corporali, sono proprio i circensi. Loro lo definiscono “addestramento con dolcezza”, ma la sua tecnica, mirabilmente spiegata in un incredibile libro di Liana Orfei, si basa sull’ossessiva imposizione di ordini che, se correttamente eseguiti, comportano la somministrazione di un premio; viceversa si esegue una punizione descritta sotto forma di PUNGOLATURE e FRUSTATE. Il premio è in genere cibo. La base di questo addestramento è (per dirla senza eufemismi) il ricatto del cibo! Un animale in addestramento mangia tantissimo (per le tigri della Orfei, fino a cinque chilogrammi di carne su otto giornaliere) sebbene a piccoli bocconi per soddisfare la logica del premio. Tale alienante condizionamento è stato meglio spiegato dall’etologia moderna. Ogni animale ha attorno a se un confine ideale bandito ad ogni intrusione sia di consimili che di altre specie tra cui l’uomo. Invaso tale spazio, l’animale cerca una via di fuga; se non la trova possono manifestarsi violenti ed apparentemente imprevedibili fenomeni di aggressività. In alcuni specie tali manifestazioni sono essere in prevenute perchè annunciate, ad esempio, nella mimica facciale. E’ il caso del leone (definito dalla signora Orfei leale), meno nella tigre (definita “vigliacca”). Altri animali, invece, sono indomabili, malgrado “vengano riempiti di botte”. E’ il caso, ad esempio, delle iene utilizzate dallo zio (Olando) della Signora Orfei. Le iene, in quel caso, saltavano sull’addestratore munito di uno sgabello, e lo distruggevano a morsi (... lo sgabello). E’ proprio lo sgabello, ancor prima della frusta, ad essere utilizzato anche per l’addestramento dei felini. Un noto addestratore circense francese, Alfred Curt, scoprì infatti che i suoi animali ne avevano una incredibile paura. In tale maniera, munito di sgabello e frusta, veniva violato lo spazio di fuga fino a che, le impaurite tigri, venivano costrette a scappare su un piedistallo lasciato a loro disposizione. Cibo e paura, pertanto, sono gli elementi base di tale addestramento. Questo nelle migliore delle ipotesi

 

Le viene in mente un caso clamoroso da raccontare?
Si quello di alcuni animalisti inglesi che riuscirono a farsi assumere come stallieri da uno dei più famosi circhi inglesi, noto proprio per l’addestramento con dolcezza, la realtà svelata fu ben diversa. Nel Mary Chipperfield, gli elefanti venivano addestrati con la forza di centinaia di colpi di spranga d’acciaio, mentre altre violente sprangate erano riservate per leoni e scimpanzè. Il circo venne poi condannato da un tribunale inglese. Ultimamente le critiche rivolte alle elargizioni degli emolumenti statali, si sono ulteriormente rinvigorite alla luce dei sempre più frequenti interventi della Forze Dell’Ordine, non solo per i casi di maltrattamenti di animali ma , anche, per la triste realtà di molti lavoratori del circo. In più di un caso il reato contestato è stato addirittura quello di riduzione in schiavitù e numerosi circensi sono stati sottoposti a misure cautelari. Ad ogni modo i finanziamenti ricevono una costante opposizione non tanto perchè il contribuente si ritrova a finanziare una attività ritenuta non etica e, pertanto, non condivisibile, quanto per il fatto che l’emolumento statale è reso possibile perchè la vecchia legge sul circo (marzo 1968) riconosce loro una incredibile “funzione sociale”. Tutti i circhi che hanno avuto i loro dirigenti arrestati a causa delle condizioni di mantenimento di alcuni lavoratori, hanno ricevuto e, continueranno a ricevere, i finanziamenti del Ministero per i Beni Culturali. Questo, a dire il vero, ha previsto alcuni limiti, tra cui la mancata elargizione nel caso di riscontro del reato di maltrattamento di animali. Cambiato il rappresentante legale, il circo torna, però, “pulito”.

 

Oltre a quella dell’On.Giammarco l’Enpa è la mente di altre iniziativein Parlamento ?
Si, quest’ultima prevede, oltre alla limitazione delle licenze, anche la veicolazione delle quote FUS al circo senza animali. Pure quest’ultima proposta prevede, come quelle elaborate da ENPA, l’immediato divieto di ogni ulteriore acquisizione di animali e la riduzione, in tempi brevi, di quelli già detenuti. Per ENPA, le proposte di legge vanno a tutela dello stesso circo ormai sorpassato dalle tecniche spettacolari del nuovo circo contemporaneo, tutto senza animali. Difficilmente, però, con tale sistema contributivo sarà possibile una reale incentivazione al cambiamento ed il vecchio circo continuerà inevitabilmente il suo penoso oblio. Cirque de Soleil è la prova vivente di come un circo senza torture sia già realtà. La forma di intrattenimento nata in Canada stupisce ed entusiasma il mondo dal 1982 grazie alla impareggiabile creatività dei suoi creatori. Che non si venga a raccontare che il circo senza animali non sarà più lo stesso.

 

 

Foto: http://www.enpa.it/it/+

 

PER SAPERNE DI PIU’:

Il dossier “Il circo prigione per animali”, nelle pagine dell’Ufficio Cattività di www.enpa.it



 

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