Circo,
ora inizia il vero spettacolo
di
Fabio Miceli
Quali
sono le star del circo che vi ritornano immediatamente alla memoria
quando pensate a cosa più vi faceva divertire quando eravate
piccini? Sinceramente mi viene da rispondere con prontezza gli
animali. Come erano buffi travestiti con indumenti stravaganti
e che pacchia quando si alzavano sulle zampe posteriori per salutare
il pubblico. E le scimmie poi erano di sicuro le più buffe,
per non parlare di quanto era coraggioso il domatore dei leoni.
Che spasso! Bé i bambini di domani dovranno trovare un
altro modo per divertirsi in quanto a breve inizierà
la graduale dismissione dell'uso degli animali da parte dei circhi
ai quali verrà negato il sostegno economico fornito dallo
stato e da loro finora beneficiato. E’ tutto contenuto in
una proposta di legge recentemente presentata. Una svolta
per gli organizzatori di tali show decisamente negativa ma che
garantirà a specie tropicali di continuare la loro esistenza
la dove un disegno divino li a posti.
Niente
più Dumbo con che fa l’equlibrista o le terribili
tigri evidentemente imbambolate che nulla possono contro il Breavehart
di turno. Un cambiamento terribile pensando a quei felici
pomeriggi passati sotto il tendone, ma quando cresci
poi ti raccontano che una volta spente le luci dietro le quinte
gli animali si divertono molto poco. Ora qualcuno si è
reso conto che tale spettacolo ha di diverso dalla Corrida sono
l’assenza di una vittima nel suo atto conclusivo. Certi
filmati ci mostrano bestie trattate “come bestie”
(e solitamente non si usa questo paragone per descrivere situazioni
positive), rinchiuse e legate in gabbie piccolissime e costrette
a subire condizioni di vita per loro insopportabili. Almeno fino
a quando si accendono i riflettori. Davanti ai numerosi pargoli
appaiono così belle che sembrano sorridere, adornate con
pregiate stoffe africane e capaci di catturare l’attenzione
dello spettatore tanto da proiettarla per portarla per un istante
nel continente nero, nella Savana, il tutto in un clima di gioia
data dall’apparente fratellanza fra l’uomo e un animale
così intelligente da essere in grado di riconoscere i comandi
del padrone per assumere, quando richiesto, posture a immagine
e somiglianza dell’essere umano che ha di fronte. Tutti
sanno che questi vengono trasferiti dal loro habitat naturale
per essere lobotomizzati e costretti ad agire contro la propria
natura. La chiamano valorizzazione delle loro capacità,
sinceramente non so quanto importi a un elefante saper fare il
buffone. Avrà lui i suoi modi per divertirsi e non credo
francamente ci abbia mai chiesto aiuto per rallegrarsi.
Gradualmente
lo Stato, che è quello che finanzia tali circhi
come stabilito da un’obsoleta legge del 1968, interromperà
loro tali rifornimenti per dirottarli a chi punterà sulle
piroette degli acrobati e le gag dei clown. Si tratta
di finanziamenti fondamentali per la sopravvivenza della maggior
parte di essi, il panorama è abbastanza ampio e dietro
ai noti Togni e Orfei esistono numerose realtà più
piccole che da sole non potrebbero campare senza l’aiuto
del Ministero per i Beni.
All’Enpa
si esulta dopo la proposta presentata presso la Sala Stampa della
Camera dei Deputati dall'On. Gabriella Giammanco.
Il responsabile dell’Ente Protezione Animali, Giovanni Guadagna,
ci illustra un quadro sconcertante in cui emergono retroscena
raccapriccianti riguardo il dietro le quinte di questa forma di
intrattenimento.
Come
funzionano i finanziamenti statali a beneficio dei circhi?
Si tratta di una questione da anni al centro di un ampio dibattito.
Questo anche a causa della nota polemica sull’uso degli
animali. I finanziamenti vengono elargiti dal Ministero per i
Beni e le Attività Culturali, tramite una quota del FUS,
Fondo Unico dello Spettacolo. Si tratta dello stesso capitolo
di spesa che finanzia la Lirica, la Danza, le attività
cinematografiche ed altre spettacolari (teatro dei burattini etc
...). La parte destinata al circo non è una grande aliquota
(non raggiunge il 2%) ma è pur vero che riguarda un numero
di imprese esigue rispetto ad altri settori (all’incirca
un centinaio contro le migliaia di altri). La ripartizione tra
le imprese circensi alimenta, poi, altre numerose polemiche questa
volta tutte interne al mondo del circo. Infatti, i circhi maggiormente
finanziati (cifre minime comprese tra 50 e 100 euro annui) sono
meno di una decina. Da soli, però, assorbono quasi il 50%
del sottocapitolo relativo al finanziamento per l’attività
in Italia.
Quali
sono le aziende che beneficiano di più contributi?
Primeggia Pista 2000 srl, la quale gestisce la vecchia insegna
del Moira Orfei, attestata intorno ai 300.000 euro annui.
I circhi maggiormente foraggiati sono quasi tutti iscritti all’Ente
Nazionale Circhi, principale associazione di categoria. Una miriade
di circhi riceve contributi al di sotto dei 50.000 euro. Si tratta
di quote che mantengono in vita uno spettacolo ormai lontanissimo
dalle iperboliche cifre di afflusso di visitatori che caratterizzavano
lo spettacolo viaggiante alla fine degli anni settanta. Per un
piccolo circo, ossia la maggioranza di quelli esistenti in Italia,
potere ricevere 40-50 mila euro in tre-quattro anni, significa
potere continuare a vivere.
Il panorama del circo tradizionale italiano appare fortemente
frammentato in una miriade di imprese, spesso caratterizzate da
forti litigi che vanno ben al di là della semplice concorrenza.
Buona parte dei circhi sono di medie e, soprattutto, piccole dimensioni.
Presentano uno spettacolo vecchio ed, in buona parte, incapace
di evolversi oltre l’uso degli animali. Questi, di fatto,
rimangono come retaggio di uno spettacolo ormai abbandonato dalle
significative affluenze di pubblico. E’ un mondo cristallizzato,
tenuto artificiosamente in vita, in una lunga ed inesorabile agonia,
purtroppo partecipata, loro malgrado, da alcune migliaia di animali.
Si tratta di una cinquantina di elefanti, di almeno un paio di
centinaia di grandi felini (tigri sopratutto, ma anche leoni e
leopardi), un migliaio di equidi, ed alcune centinaia tra dromedari,
lama, bovini, pesci (sopratutto piranha e squali), pinguini, orsi,
scimmie, cani, giraffe, rinoceronti, ippopotami, coccodrilli,
molti serpenti e, finanche, aracnidi (ragni e scorpioni). Molti
di questi animali sono considerati dalla legge pericolosi
per la salute e l’incolumità del pubblico,
ma la legge che ne aveva vietato il possesso per tutti i privati
detentori, venne modificata in favore delle imprese circensi,
le quali, ora, dovrebbero possedere una autorizzazione prefettizia,
rilasciata previo parere delle autorità sanitarie. Queste,
infine, dovrebbero attenersi agli stessi criteri che, prima della
modifica del 1998, avevano di fatto negato la presenza nei circhi
di elefanti, orsi, tigri, scimmie etc. Da quell’anno gli
incidenti sono ovviamente continuati con cadenza quasi annuale.
Il primo della lista è proprio l’iper finanziato
circo di Moira Orfei. In due casi si trattò di incidenti
mortali.
Che
cosa non sappiamo delle moderne tecniche di addestramento degli
animali orientate (secondo all’Ente Nazionale Circhi) al
loro benessere psico-fisico?
L’uso spettacolare degli animali nei circhi si basa sulla
costrizione in spazi inevitabilmente ristretti. Ad imporli sono
le stesse caratteristiche itineranti del circo. L’esempio
più immediato riguarda due delle condizioni di detenzioni
più avvilenti, ossia le catene metalliche per gli elefanti
e le ridotte dimensioni dei carrozzoni a gabbia metallica per
i grandi felini. Trattandosi di “condizioni minime per garantire
il benessere degli animali” era più logico pensare
che, se impossibilitato a rispettare le misure prestabilite, il
circo non avrebbe più potuto utilizzare grandi felini.
In Italia, invece, si modificarono le misure per consentire ai
carrozzoni di potere passare le gallerie autostradali. Sulle condizioni
di addestramento il metodo è ormai noto da decenni. Anzi,
a rivendicarlo in opposizioni alle accuse di un addestramento
fatto di punizioni corporali, sono proprio i circensi. Loro lo
definiscono “addestramento con dolcezza”, ma la sua
tecnica, mirabilmente spiegata in un incredibile libro di Liana
Orfei, si basa sull’ossessiva imposizione di ordini
che, se correttamente eseguiti, comportano la somministrazione
di un premio; viceversa si esegue una punizione
descritta sotto forma di PUNGOLATURE e FRUSTATE.
Il premio è in genere cibo. La base di questo addestramento
è (per dirla senza eufemismi) il ricatto del cibo! Un animale
in addestramento mangia tantissimo (per le tigri della Orfei,
fino a cinque chilogrammi di carne su otto giornaliere) sebbene
a piccoli bocconi per soddisfare la logica del premio. Tale alienante
condizionamento è stato meglio spiegato dall’etologia
moderna. Ogni animale ha attorno a se un confine ideale bandito
ad ogni intrusione sia di consimili che di altre specie tra cui
l’uomo. Invaso tale spazio, l’animale cerca una via
di fuga; se non la trova possono manifestarsi violenti ed apparentemente
imprevedibili fenomeni di aggressività. In alcuni specie
tali manifestazioni sono essere in prevenute perchè annunciate,
ad esempio, nella mimica facciale. E’ il caso del leone
(definito dalla signora Orfei leale), meno nella tigre (definita
“vigliacca”). Altri animali, invece, sono indomabili,
malgrado “vengano riempiti di botte”. E’ il
caso, ad esempio, delle iene utilizzate dallo zio (Olando) della
Signora Orfei. Le iene, in quel caso, saltavano sull’addestratore
munito di uno sgabello, e lo distruggevano a morsi (... lo sgabello).
E’ proprio lo sgabello, ancor prima della frusta, ad essere
utilizzato anche per l’addestramento dei felini. Un noto
addestratore circense francese, Alfred Curt, scoprì infatti
che i suoi animali ne avevano una incredibile paura. In tale maniera,
munito di sgabello e frusta, veniva violato lo spazio di fuga
fino a che, le impaurite tigri, venivano costrette a scappare
su un piedistallo lasciato a loro disposizione. Cibo e
paura, pertanto, sono gli elementi base di tale addestramento.
Questo nelle migliore delle ipotesi
Le
viene in mente un caso clamoroso da raccontare?
Si quello di alcuni animalisti inglesi che riuscirono a farsi
assumere come stallieri da uno dei più famosi circhi inglesi,
noto proprio per l’addestramento con dolcezza, la realtà
svelata fu ben diversa. Nel Mary Chipperfield, gli elefanti venivano
addestrati con la forza di centinaia di colpi di spranga
d’acciaio, mentre altre violente sprangate erano
riservate per leoni e scimpanzè. Il circo venne poi condannato
da un tribunale inglese. Ultimamente le critiche rivolte alle
elargizioni degli emolumenti statali, si sono ulteriormente rinvigorite
alla luce dei sempre più frequenti interventi della Forze
Dell’Ordine, non solo per i casi di maltrattamenti di animali
ma , anche, per la triste realtà di molti lavoratori del
circo. In più di un caso il reato contestato è stato
addirittura quello di riduzione in schiavitù e numerosi
circensi sono stati sottoposti a misure cautelari. Ad ogni modo
i finanziamenti ricevono una costante opposizione non tanto perchè
il contribuente si ritrova a finanziare una attività ritenuta
non etica e, pertanto, non condivisibile, quanto per il fatto
che l’emolumento statale è reso possibile perchè
la vecchia legge sul circo (marzo 1968) riconosce loro una incredibile
“funzione sociale”. Tutti i circhi che hanno avuto
i loro dirigenti arrestati a causa delle condizioni di mantenimento
di alcuni lavoratori, hanno ricevuto e, continueranno a ricevere,
i finanziamenti del Ministero per i Beni Culturali. Questo, a
dire il vero, ha previsto alcuni limiti, tra cui la mancata elargizione
nel caso di riscontro del reato di maltrattamento di animali.
Cambiato il rappresentante legale, il circo torna, però,
“pulito”.
Oltre a quella dell’On.Giammarco l’Enpa è
la mente di altre iniziativein Parlamento ?
Si, quest’ultima prevede, oltre alla limitazione delle licenze,
anche la veicolazione delle quote FUS al circo senza animali.
Pure quest’ultima proposta prevede, come quelle elaborate
da ENPA, l’immediato divieto di ogni ulteriore acquisizione
di animali e la riduzione, in tempi brevi, di quelli già
detenuti. Per ENPA, le proposte di legge vanno a tutela dello
stesso circo ormai sorpassato dalle tecniche spettacolari del
nuovo circo contemporaneo, tutto senza animali. Difficilmente,
però, con tale sistema contributivo sarà possibile
una reale incentivazione al cambiamento ed il vecchio circo continuerà
inevitabilmente il suo penoso oblio. Cirque de Soleil è
la prova vivente di come un circo senza torture sia già
realtà. La forma di intrattenimento nata in Canada stupisce
ed entusiasma il mondo dal 1982 grazie alla impareggiabile creatività
dei suoi creatori. Che non si venga a raccontare che il circo
senza animali non sarà più lo stesso.
Foto:
http://www.enpa.it/it/+
PER
SAPERNE DI PIU’:
Il
dossier “Il circo prigione per animali”,
nelle pagine dell’Ufficio Cattività di www.enpa.it
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