Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                ANNO II Num. 42 del 24 Novembre 2008

 

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di Stefano Giovinazzo

 


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La Magistratura é sempre più "leggera"

 

 

di Fabio Miceli

 

Dopo la creazione a Roma nel 2005 di “Accordia” e i positivi risultati raccolti in questi tre anni di attività è già in cantiere e nascerà a breve il primo “fratello”, questa volta in Sicilia. Dovrebbe iniziare la sua attività nel Gennaio 2009 e si tratterà di una camera di conciliazione cui ogni cittadino, medico, assicurazione o struttura sanitaria potrà rivolgersi, qualora si verificassero casi di malasanità per pratiche di equo indennizzo facendo evitare alle parti la lunga e costosa trafila giudiziaria.


La creatura ideata congiuntamente dall Ordine dei medici chirurghi-odontoiatri e l’Ordine degli avvocati di Palermo sarà composta da tre membri: i presidenti dei rispettivi ordini e un giurisperito nominato dai primi due. Insieme avranno il compito di esprimere entro appena 120 giorni, un verdetto. In caso di ricorso inoltrato da parte degli attori in causa la parola passerà a un conciliatore nominato dalla giunta stessa fra gli avvocati o i magistrati in pensione e verranno nominati in rappresentanza dei camici bianchi un medico legale e uno specialista. Solo in caso di mancata risoluzione della controversia ci si rivolgerebbe a un Tribunale, ma è prevedibile che la maggior parte delle vicende potrà risolversi con la soddisfazione di medico e paziente nelle due fasi precedenti.

 

Da quanto si può arguire, è probabile che la suddetta camera di conciliazione, sia uno strumento non per rendere giustizia, ma per monitorare e meglio controllare i flussi delle domande intese a rendere giustizia ai cittadini – avverte il Presidente dell’Associazione Respira, che assiste le vittime della malasanità -. Come noto, i medici hanno uno spirito corporativo molto pronunciato ed è possibile che utilizzino tale strumento, per sviare le richieste risarcitorie, comunque in modo improprio”.

 

Tuttavia, sperando nella buona fede di chi avrà il compito di gestire e far funzionare la camera di conciliazione, questo sembra un provvedimento indispensabile da prendere osservando quanto costano allo stato e alle tasche degli italiani operazioni ritenute sbagliate, presunti errori nella somministrazione dei farmaci e diagnosi mancate: secondo l’Ania in Italia, dal 1996 al 2006, le denunce dei cittadini contro i medici e gli ospedali sono aumentate del 66%, si è passati da 17mila danni segnalati nel 1996 a 28mila una decade dopo. Al giorno d’oggi rappresentano addirittura la metà dei processi per un costo in denaro di 10 miliardi di euro, l’1% del Pil.

 

I sanitari italiani trascorrano 1/3 della propria vita lavorativa sotto processo, una folle e continuo calvario che danneggia l’immagine e ostacola la carriera di un professionista. “Il risultato - sottolinea Amami, Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente - e’ che i nostri specialisti, sentendosi sempre più controllati dalla magistratura e giudicati ancor prima dalla stampa, si trincerino dietro la medicina ‘difensiva’, attuando scelte terapeutiche dettate da cautela giudiziaria più che da reale convincimento scientifico, con gravi ricadute economiche ed assistenziali per la sovraprescrizione di esami, farmaci e ricoveri”.


Per non parlare della lentezza dei processi che ne deriva. Solo il 68% dei rimborsi, nello stesso lasso di tempo, è arrivato a destinazione. Un ritmo diventato insostenibile. Soprattutto il desiderio è quello di selezionare solo le “battaglie” più meritevoli visto che fra centinaia di cause civili e penali in ben due terzi dei casi si concludono con un’assoluzione del chirurgo.


Queste convincenti ragioni sono anche alla base di una proposta di legge appena depositata da Iole Santelli (vicepresidente commissione Affari Costituzionali) e Giuseppe Palumbo (presidente Affari sociali), che ha l'obiettivo di diminuire il disagio di fronte alla crescita prepotente del contenzioso medico legale e alla richiesta di risarcimento a tutti i costi.


Il rischio dell'errore non è eliminabile dall'attività medica, per tale motivo da tempo l'Ordine dei Medici chiede l'introduzione nel Codice Penale del reato specifico di "colpa medica" che solo in Italia non esiste – spiega il Dott. Roberto Miceli, chirurgo di Milano - . Tale grave carenza comporta che tutti i reati di medicina vengano cavillati da giudici ed avvocati per tempi lunghissimi ad evidente danno del paziente ma anche del medico. La distinzione, quindi, dei reati "penali" da quelli "civili" proposti dal sottosegretario Fazio potrebbe (in italia non ci sono certezze) da una parte abbreviare le lungaggini processuali, dall'altra abbassare il muro delle omertà. Se rischio le manette non faccio favori. Da tutto questo si evince che i medici non chiedono l'immunità Berlusconiana, ma anzi la galera per chi disonora il camice immacolato”.


Serve tuttavia rendere obbligatorio alle parti il tentativo di conciliazione e la creazione, anche nella risoluzione di altre questioni, di più camere o enti in grado di rendere ancora più snello il lavoro della Magistratura. Di sicuro tale attività dall’inizio del 2009 perderà un bel po’ di peso.


Foto: http://lnx.pueblounido.it/




 

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