La
Magistratura é sempre più "leggera"
di
Fabio Miceli
Dopo
la creazione a Roma nel 2005 di “Accordia”
e i positivi risultati raccolti in questi tre anni di attività
è già in cantiere e nascerà a breve il primo
“fratello”, questa volta in Sicilia. Dovrebbe iniziare
la sua attività nel Gennaio 2009 e si tratterà di
una camera di conciliazione cui ogni cittadino,
medico, assicurazione o struttura sanitaria potrà rivolgersi,
qualora si verificassero casi di malasanità per pratiche
di equo indennizzo facendo evitare alle parti la lunga e costosa
trafila giudiziaria.
La creatura ideata congiuntamente dall Ordine dei medici chirurghi-odontoiatri
e l’Ordine degli avvocati di Palermo sarà composta
da tre membri: i presidenti dei rispettivi ordini
e un giurisperito nominato dai primi due. Insieme avranno il compito
di esprimere entro appena 120 giorni, un verdetto. In caso di
ricorso inoltrato da parte degli attori in causa la parola passerà
a un conciliatore nominato dalla giunta stessa fra gli avvocati
o i magistrati in pensione e verranno nominati in rappresentanza
dei camici bianchi un medico legale e uno specialista. Solo in
caso di mancata risoluzione della controversia ci si rivolgerebbe
a un Tribunale, ma è prevedibile che la maggior parte delle
vicende potrà risolversi con la soddisfazione di medico
e paziente nelle due fasi precedenti.
“Da
quanto si può arguire, è probabile che la suddetta
camera di conciliazione, sia uno strumento non per rendere giustizia,
ma per monitorare e meglio controllare i flussi delle domande
intese a rendere giustizia ai cittadini – avverte il
Presidente dell’Associazione Respira, che assiste
le vittime della malasanità -. Come noto,
i medici hanno uno spirito corporativo molto pronunciato ed è
possibile che utilizzino tale strumento, per sviare le richieste
risarcitorie, comunque in modo improprio”.
Tuttavia,
sperando nella buona fede di chi avrà il compito di gestire
e far funzionare la camera di conciliazione, questo sembra un
provvedimento indispensabile da prendere osservando
quanto costano allo stato e alle tasche degli italiani operazioni
ritenute sbagliate, presunti errori nella somministrazione dei
farmaci e diagnosi mancate: secondo l’Ania in Italia, dal
1996 al 2006, le denunce dei cittadini contro i medici
e gli ospedali sono aumentate del 66%, si è passati
da 17mila danni segnalati nel 1996 a 28mila una decade dopo. Al
giorno d’oggi rappresentano addirittura la metà dei
processi per un costo in denaro di 10 miliardi di euro, l’1%
del Pil.
I sanitari italiani trascorrano 1/3 della propria vita lavorativa
sotto processo, una folle e continuo calvario che danneggia l’immagine
e ostacola la carriera di un professionista. “Il risultato
- sottolinea Amami, Associazione per i medici
accusati di malpractice ingiustamente - e’ che i nostri
specialisti, sentendosi sempre più controllati dalla magistratura
e giudicati ancor prima dalla stampa, si trincerino dietro la
medicina ‘difensiva’, attuando scelte terapeutiche
dettate da cautela giudiziaria più che da reale convincimento
scientifico, con gravi ricadute economiche ed assistenziali per
la sovraprescrizione di esami, farmaci e ricoveri”.
Per non parlare della lentezza dei processi che ne deriva. Solo
il 68% dei rimborsi, nello stesso lasso di tempo, è arrivato
a destinazione. Un ritmo diventato insostenibile. Soprattutto
il desiderio è quello di selezionare solo le “battaglie”
più meritevoli visto che fra centinaia di cause civili
e penali in ben due terzi dei casi si concludono con un’assoluzione
del chirurgo.
Queste convincenti ragioni sono anche alla base di una proposta
di legge appena depositata da Iole Santelli (vicepresidente
commissione Affari Costituzionali) e Giuseppe Palumbo
(presidente Affari sociali), che ha l'obiettivo di diminuire il
disagio di fronte alla crescita prepotente del contenzioso medico
legale e alla richiesta di risarcimento a tutti i costi.
“Il rischio dell'errore non è eliminabile dall'attività
medica, per tale motivo da tempo l'Ordine dei Medici chiede l'introduzione
nel Codice Penale del reato specifico di "colpa medica"
che solo in Italia non esiste – spiega il Dott.
Roberto Miceli, chirurgo di Milano - . Tale grave carenza
comporta che tutti i reati di medicina vengano cavillati da giudici
ed avvocati per tempi lunghissimi ad evidente danno del paziente
ma anche del medico. La distinzione, quindi, dei reati "penali"
da quelli "civili" proposti dal sottosegretario Fazio
potrebbe (in italia non ci sono certezze) da una parte abbreviare
le lungaggini processuali, dall'altra abbassare il muro delle
omertà. Se rischio le manette non faccio favori. Da tutto
questo si evince che i medici non chiedono l'immunità Berlusconiana,
ma anzi la galera per chi disonora il camice immacolato”.
Serve tuttavia rendere obbligatorio alle parti il tentativo di
conciliazione e la creazione, anche nella risoluzione di altre
questioni, di più camere o enti in grado di rendere ancora
più snello il lavoro della Magistratura. Di sicuro tale
attività dall’inizio del 2009 perderà un bel
po’ di peso.
Foto: http://lnx.pueblounido.it/
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