Giovani
e alcool, serve un cambio di mentalità
di
Fabio Miceli
Gli
italiani hanno un problema e da qualche giorno, dopo che il Governo
ha divulgato dati sconcertanti riguardo il nostro consumo
di alcool, è nota anche la sua entità.
Siamo fortemente a rischio e se non proprio degli schiavi, in
parecchi si trovano in balia dell’etanolo, questo almeno
quanto emerso alla prima Consulta nazionale sul tema e purtoppo
è anche ciò che si è potuto verificare con
mano dopo l’ennesimo caso di morte per colpa di questa sostanza.
Ed
è proprio sulla base dell’ultimo fatto di cronaca
nera, la storia del decesso di un ragazzo in conseguenza
al suo stato di ubriachezza, che è stato montato
un caso. Da quando si è verificato, il 19 ottobre, ci si
interroga se la colpa sia da attribuire a chi il vino lo vende
di professione o a chi ne fa un uso incosciente. Sembra logico
che si la cultura a fare la differenza. Anche i tedeschi bevono
tanto e organizzano l’Oktoberfest (la festa della birra
più famosa al mondo), poi in questi party consumano dosi
considerevoli di birra ma non si sentono mai storie di decessi,
contrariamente a quel che succede quando si organizzano in Italia
dove a far parlare di sé sono spesso i danni provocati
dai partecipanti ubriachi o ancora peggio il fatto tragico. Non
è la prima volta che succede, le più recente lo
scorso Agosto, vicino a Milano quando durante un Rawe party perse
la vita un ragazzo, si è ripetuto il 20 ottobre a Treviso,
quando dopo aver partecipato a un festival del vino un ragazzo
di 23 anni, ubriaco, è finito sotto un treno trovando la
morte.
E
l’Ombralonga non si ripeterà
più, questa è stata questa la sua ultima
edizione. Ma cancellando le feste che promuovono uno dei prodotti
che ci rende famosi nel mondo si elimina il problema? Non sembra
che la colpa sia attribuibile, in questo caso, all’evento
trevigiano, però nuovamente è stato punito solo
il teatro della tragedia, una cerimonia che da 20 anni ospitava
una delle manifestazioni enogastonomiche più importanti
del veneto così come, per fare un paragone, nel calcio
sono stati danneggiati tutti i tifosi in conseguenza ai fatti
violenti avvenuti fuori dagli stadi. Peccato fermare un movimento
che in due decennali ha rappresentato l’orgoglio della regione
e si era sempre contraddistinto come un festa, dove gli appassionati
che vi partecipavano facevano a gara per rispolverare cori e vestiti
popolar, l’ orgoglio di una regione. C’erano anche
gli esagitati sì, ma negli ultimi anni l’organizzazione
si stava impegnando notevolmente per garantire la piena sicurezza.
Questo è stato per 20 anni. Ma il problema sta a monte,
come evidenziato dall’assemblea promossa dai ministeri del
Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, perché
nel nostro paese si beve tanto e si beve anche a casa, non lo
facciamo solo alle feste: uno su tre è consumatore giornaliero
di alcol, che allo stesso tempo uccide 25000 italiani ogni anno.
In più di nove milioni ne abusano sin da giovanissima età,
di cui 740.000 sono minorenni, e più precisamente da quando
hanno in media 12,2 anni, contro i 14,4 della media europea.
Questo
il verdetto definitivo della Giunta: “In
Italia paghiamo ancora un prezzo troppo alto per la mortalità
a causa di cirrosi epatiche e malattie croniche di fegato così
come per incidenti stradali che in alcune province, fino al 57%
dei casi, sono attribuibili ai consumi di alcol. Accanto a queste
condizioni particolarmente legate a dinamiche di dipendenza, abuso
o uso dannoso non vi è dubbio che vi sono seri problemi
relativi alla conoscenza, all’informazione nonché
alla responsabilità individuale. Il 70% degli italiani
non ha idea di come si arrivi al limite di legge previsto per
l’idoneità alla guida. Il 50% delle donne continua
a bere in gravidanza. Il nostro compito è dunque quello
di informare, sensibilizzare contesti, professionisti ( a cominciare
dai medici di famiglia), cittadini, ad un corretto rapporto con
l’alcol nel rispetto delle scelte individuali e della responsabilità
collettiva."
Giusto negare le feste, dunque, se a parteciparvi sono quelli
che non sanno badare a stessi, serve ora un cambio di mentalità
di fronte all’uso dell’alcol, altrimenti saranno necessari
provvedimenti drastici.
Foto:
www.revestito.it
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