Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                ANNO II Num. 39 del 3 Novembre 2008

 

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Giovani e alcool, serve un cambio di mentalità

 

di Fabio Miceli

 

Gli italiani hanno un problema e da qualche giorno, dopo che il Governo ha divulgato dati sconcertanti riguardo il nostro consumo di alcool, è nota anche la sua entità. Siamo fortemente a rischio e se non proprio degli schiavi, in parecchi si trovano in balia dell’etanolo, questo almeno quanto emerso alla prima Consulta nazionale sul tema e purtoppo è anche ciò che si è potuto verificare con mano dopo l’ennesimo caso di morte per colpa di questa sostanza.

 

Ed è proprio sulla base dell’ultimo fatto di cronaca nera, la storia del decesso di un ragazzo in conseguenza al suo stato di ubriachezza, che è stato montato un caso. Da quando si è verificato, il 19 ottobre, ci si interroga se la colpa sia da attribuire a chi il vino lo vende di professione o a chi ne fa un uso incosciente. Sembra logico che si la cultura a fare la differenza. Anche i tedeschi bevono tanto e organizzano l’Oktoberfest (la festa della birra più famosa al mondo), poi in questi party consumano dosi considerevoli di birra ma non si sentono mai storie di decessi, contrariamente a quel che succede quando si organizzano in Italia dove a far parlare di sé sono spesso i danni provocati dai partecipanti ubriachi o ancora peggio il fatto tragico. Non è la prima volta che succede, le più recente lo scorso Agosto, vicino a Milano quando durante un Rawe party perse la vita un ragazzo, si è ripetuto il 20 ottobre a Treviso, quando dopo aver partecipato a un festival del vino un ragazzo di 23 anni, ubriaco, è finito sotto un treno trovando la morte.

 

E l’Ombralonga non si ripeterà più, questa è stata questa la sua ultima edizione. Ma cancellando le feste che promuovono uno dei prodotti che ci rende famosi nel mondo si elimina il problema? Non sembra che la colpa sia attribuibile, in questo caso, all’evento trevigiano, però nuovamente è stato punito solo il teatro della tragedia, una cerimonia che da 20 anni ospitava una delle manifestazioni enogastonomiche più importanti del veneto così come, per fare un paragone, nel calcio sono stati danneggiati tutti i tifosi in conseguenza ai fatti violenti avvenuti fuori dagli stadi. Peccato fermare un movimento che in due decennali ha rappresentato l’orgoglio della regione e si era sempre contraddistinto come un festa, dove gli appassionati che vi partecipavano facevano a gara per rispolverare cori e vestiti popolar, l’ orgoglio di una regione. C’erano anche gli esagitati sì, ma negli ultimi anni l’organizzazione si stava impegnando notevolmente per garantire la piena sicurezza. Questo è stato per 20 anni. Ma il problema sta a monte, come evidenziato dall’assemblea promossa dai ministeri del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, perché nel nostro paese si beve tanto e si beve anche a casa, non lo facciamo solo alle feste: uno su tre è consumatore giornaliero di alcol, che allo stesso tempo uccide 25000 italiani ogni anno. In più di nove milioni ne abusano sin da giovanissima età, di cui 740.000 sono minorenni, e più precisamente da quando hanno in media 12,2 anni, contro i 14,4 della media europea.

 

Questo il verdetto definitivo della Giunta: “In Italia paghiamo ancora un prezzo troppo alto per la mortalità a causa di cirrosi epatiche e malattie croniche di fegato così come per incidenti stradali che in alcune province, fino al 57% dei casi, sono attribuibili ai consumi di alcol. Accanto a queste condizioni particolarmente legate a dinamiche di dipendenza, abuso o uso dannoso non vi è dubbio che vi sono seri problemi relativi alla conoscenza, all’informazione nonché alla responsabilità individuale. Il 70% degli italiani non ha idea di come si arrivi al limite di legge previsto per l’idoneità alla guida. Il 50% delle donne continua a bere in gravidanza. Il nostro compito è dunque quello di informare, sensibilizzare contesti, professionisti ( a cominciare dai medici di famiglia), cittadini, ad un corretto rapporto con l’alcol nel rispetto delle scelte individuali e della responsabilità collettiva."


Giusto negare le feste, dunque, se a parteciparvi sono quelli che non sanno badare a stessi, serve ora un cambio di mentalità di fronte all’uso dell’alcol, altrimenti saranno necessari provvedimenti drastici.

 

Foto: www.revestito.it

 


 

 

 

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