Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                ANNO II Num. 37 del 20 Ottobre 2008

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Sopravvivere alla vita

 

di Susanna D'Aliesio

 

CATANIA, 6 Ott - “La pensione non bastava per le spese mediche per curare la moglie, gravemente malata, perciò un pensionato e' diventato pusher. Si e' giustificato così un uomo di 67 anni arrestato dalla guardia di finanza di Catania per spaccio di sostanze stupefacenti. Il pensionato vendeva marijuana, anche ai minorenni, ai giardinetti della villa comunale Giovanni Pacini. Le Fiamme gialle gli hanno sequestrato 7 kg e mille euro ritenute provento dello spaccio. Denunciata anche la moglie, 64enne.” (ANSA)

 

Questa notizia ha fatto il giro dell’Italia in poco tempo e in varie versioni tanto che si è arrivato a perderne il senso originale. Ci sono due variabili principali da considerare: il tempo ed il gergo. Solitamente il tempo che si dedica ad una notizia è diverso a seconda del media che si utilizza ed è condizionato dalla scaletta che si deve seguire, dall’importanza che questa notiziola ricopre nei confronti delle altre. In televisione e su internet in particolare l’obiettivo che si persegue è quello di catturare l’attenzione dello spettatore o del lettore con delle frasi brevi e di forte impatto. Fa molta più audience un “pusher pensionato” che un “uomo che vende marijuana”.

 

Mi sembra opportuno evidenziare un fenomeno relativo all’uso dei media e agli effetti che ne derivano, tecnicamente è chiamato agenda setting. Brevemente si può dire che la priorità che viene attribuita dal media a quella determinata notizia diviene anche la mia priorità. Questo cosa vuol dire? Che in un particolare quanto anomalo contesto come quello italiano in cui nelle mani di una sola persona sono concentrati poteri della sfera politica e della sfera mass mediale è più facile che le notizie televisive siano “condizionate”.

 

Ora sfrondiamo del superfluo. Il pensionato. Perché pensionato? Perché identificare un uomo dall’appartenenza ad uno status, come se questo lo giustificasse o lo rendesse più colpevole? Come i rom o i neri o gli extracomunitari di turno violentatori o ladri ecc. L’uomo, Michele Bonvenga, sceglie di vendere marijuana. Si è chiamata con il termine generico droga e come tale dalle autorità italiane è trattata. La marijuana è una droga leggera ma messa dalle autorità italiane nella stessa tabella delle droghe pesanti come cocaina, eroina, ecstasy.

 

Basta digitarne il nome su Google, e vi invito a farlo, per vedere in quanti e in quali paesi è legalizzata. Non per sminuire la gravità del fatto ma perché conoscere è fondamentale per poter capire e saper prendere le distanze dalle campagne pubblicitarie di turno che a seconda della provenienza etichettano l’oggetto negativamente o positivamente. Quindi non credere a nessuno? Assolutamente no, ma capire la fonte di provenienza per fare una tara di ciò che si viene detto. Ora torniamo al nostro, una volta arrestato entra in gioco la parola “pensionato”. L’uomo giustifica la vendita dicendo che la sua pensione sociale non bastava a pagare le cure della moglie malata.

 

Questa dichiarazione è come un rizoma, si apre a grappolo e ci rimanda a tanti mondi: ai pensionati, messi in ginocchio negli ultimi anni le cui pensioni spesso non arrivano a superare i 300€; ai ragazzi che cercano sempre di più che sicurezze gli arrivino dall’esterno; agli anziani e quindi nonni simbolo di una saggezza, in questo caso, masticata dalla disperazione; qualcosa ci sembra familiare forse perché non è l’unico caso che abbiamo sentito dove una coppia di anziani è in qualche modo correlata al mondo della droga.

 

Ricordate gli anziani che danno la loro pensione ai boss di camorra ben sapendo che la investiranno in droga ma che gli ritornerà indietro raddoppiata (leggi Gomorra di Roberto Saviano). L’anno scorso furono arrestati 15 sessantenni dalla GdF con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga internazionale. Importavano dalla Colombia e dall’Olanda marijuana, hashish e cocaina che smistavano in Lombardia, Piemonte e Puglia. Nel 2001 arrestati dieci sessantenni perché avevano deciso che essere corrieri di droga fruttava molto di più che essere pensionati. Nel 2005 arrestati 2 coniugi settantenni per spaccio di cocaina. Si possono passare ore a spulciare i giornali in cerca di notizie simili che sono altro che infrequenti.

 

L’empatia ci permette di metterci nei panni di un uomo di 67 anni che arriva a vendere marijuana a dei minorenni che potrebbero essere tutti suoi nipoti per salvare la vita della persona che ama. Voi cosa scegliereste? Non si può condividere una scelta del genere, i nostri figli potrebbero essere i compratori di una leggera stecca di marijuana o di una più distruttiva dose di cocaina, forse si può tentare di capirla per prevenire fatti come questo. Chiediamoci se sia più grave che le droghe pesanti o leggere siano vendute da ragazzi o da anziani? Forse all’inizio c’è disperazione in entrambi, c’è la mancanza totale di strumenti, di reagire, la voglia di sopravvivenza che ti costringe a piegarti, a venir meno ai tuoi principi o a quelli che la tua famiglia ti ha insegnato.

 

A vendere un prodotto che danneggia un compratore alla ricerca di evasione, di piacere. Quanto deve apparire orribile la realtà a questi occhi perché si arrivi ad una decisione del genere? Dovremmo inorridire, ma nei confronti di un sistema che non ci garantisce una qualità di vita soddisfacente, nei confronti di un sistema che ci costringe a scegliere tra noi e un altro, all’homo homini lupus. Non dobbiamo lasciare che la paura e la disperazione ci facciano uccidere l’un l’altro.

 

Foto: www.puntodemocratico.it

 

 

 

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