Sopravvivere
alla vita
di
Susanna D'Aliesio
CATANIA,
6 Ott - “La pensione non bastava per le spese mediche per
curare la moglie, gravemente malata, perciò un pensionato
e' diventato pusher. Si e' giustificato così un uomo di
67 anni arrestato dalla guardia di finanza di Catania per spaccio
di sostanze stupefacenti. Il pensionato vendeva marijuana, anche
ai minorenni, ai giardinetti della villa comunale Giovanni Pacini.
Le Fiamme gialle gli hanno sequestrato 7 kg e mille euro ritenute
provento dello spaccio. Denunciata anche la moglie, 64enne.”
(ANSA)
Questa
notizia ha fatto il giro dell’Italia in poco tempo e in
varie versioni tanto che si è arrivato a perderne il senso
originale. Ci sono due variabili principali da considerare: il
tempo ed il gergo. Solitamente
il tempo che si dedica ad una notizia è diverso a seconda
del media che si utilizza ed è condizionato dalla scaletta
che si deve seguire, dall’importanza che questa notiziola
ricopre nei confronti delle altre. In televisione e su internet
in particolare l’obiettivo che si persegue è quello
di catturare l’attenzione dello spettatore o del lettore
con delle frasi brevi e di forte impatto. Fa molta più
audience un “pusher pensionato” che un “uomo
che vende marijuana”.
Mi
sembra opportuno evidenziare un fenomeno relativo all’uso
dei media e agli effetti che ne derivano, tecnicamente
è chiamato agenda setting.
Brevemente si può dire che la priorità che
viene attribuita dal media a quella determinata notizia diviene
anche la mia priorità. Questo cosa vuol dire?
Che in un particolare quanto anomalo contesto come quello italiano
in cui nelle mani di una sola persona sono concentrati poteri
della sfera politica e della sfera mass mediale è più
facile che le notizie televisive siano “condizionate”.
Ora
sfrondiamo del superfluo. Il pensionato. Perché pensionato?
Perché identificare un uomo dall’appartenenza ad
uno status, come se questo lo giustificasse o lo rendesse più
colpevole? Come i rom o i neri o gli extracomunitari di turno
violentatori o ladri ecc. L’uomo, Michele Bonvenga,
sceglie di vendere marijuana. Si è chiamata con
il termine generico droga e come tale dalle autorità italiane
è trattata. La marijuana è una droga leggera ma
messa dalle autorità italiane nella stessa tabella delle
droghe pesanti come cocaina, eroina, ecstasy.
Basta
digitarne il nome su Google, e vi invito a farlo, per vedere in
quanti e in quali paesi è legalizzata. Non per sminuire
la gravità del fatto ma perché conoscere è
fondamentale per poter capire e saper prendere le distanze dalle
campagne pubblicitarie di turno che a seconda della provenienza
etichettano l’oggetto negativamente o positivamente. Quindi
non credere a nessuno? Assolutamente no, ma capire la fonte di
provenienza per fare una tara di ciò che si viene detto.
Ora torniamo al nostro, una volta arrestato entra in gioco la
parola “pensionato”. L’uomo giustifica
la vendita dicendo che la sua pensione sociale non bastava a pagare
le cure della moglie malata.
Questa dichiarazione è come un rizoma,
si apre a grappolo e ci rimanda a tanti mondi: ai pensionati,
messi in ginocchio negli ultimi anni le cui pensioni spesso non
arrivano a superare i 300€; ai ragazzi che cercano sempre
di più che sicurezze gli arrivino dall’esterno; agli
anziani e quindi nonni simbolo di una saggezza, in questo caso,
masticata dalla disperazione; qualcosa ci sembra familiare forse
perché non è l’unico caso che abbiamo sentito
dove una coppia di anziani è in qualche modo correlata
al mondo della droga.
Ricordate
gli anziani che danno la loro pensione ai boss di camorra ben
sapendo che la investiranno in droga ma che gli ritornerà
indietro raddoppiata (leggi Gomorra di Roberto Saviano).
L’anno scorso furono arrestati 15 sessantenni dalla GdF
con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata
al traffico di droga internazionale. Importavano dalla Colombia
e dall’Olanda marijuana, hashish e cocaina che smistavano
in Lombardia, Piemonte e Puglia. Nel 2001 arrestati dieci sessantenni
perché avevano deciso che essere corrieri di droga fruttava
molto di più che essere pensionati. Nel 2005 arrestati
2 coniugi settantenni per spaccio di cocaina. Si possono passare
ore a spulciare i giornali in cerca di notizie simili che sono
altro che infrequenti.
L’empatia
ci permette di metterci nei panni di un uomo di 67 anni che arriva
a vendere marijuana a dei minorenni che potrebbero essere tutti
suoi nipoti per salvare la vita della persona che ama. Voi cosa
scegliereste? Non si può condividere una scelta del genere,
i nostri figli potrebbero essere i compratori di una leggera stecca
di marijuana o di una più distruttiva dose di cocaina,
forse si può tentare di capirla per prevenire fatti come
questo. Chiediamoci se sia più grave che le droghe pesanti
o leggere siano vendute da ragazzi o da anziani? Forse all’inizio
c’è disperazione in entrambi, c’è
la mancanza totale di strumenti, di reagire, la voglia di sopravvivenza
che ti costringe a piegarti, a venir meno ai tuoi principi o a
quelli che la tua famiglia ti ha insegnato.
A
vendere un prodotto che danneggia un compratore alla ricerca di
evasione, di piacere. Quanto deve apparire orribile la realtà
a questi occhi perché si arrivi ad una decisione del genere?
Dovremmo inorridire, ma nei confronti di un sistema che non ci
garantisce una qualità di vita soddisfacente, nei confronti
di un sistema che ci costringe a scegliere tra noi e un altro,
all’homo homini lupus. Non dobbiamo lasciare
che la paura e la disperazione ci facciano uccidere l’un
l’altro.
Foto:
www.puntodemocratico.it
|