Settimanale online di informazione                                                                                                                                                                                ANNO II Num. 36 del 13 Ottobre 2008

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Chi è nato prima,il "Bullo" o il cortisolo?

 

di Fabio Miceli

 

Vi può sembrare possibile che il bullismo si possa ricondurre unicamente a fattori biologici invece che a una pessima educazione ricevuta nei primi anni di vita dai teppisti di turno? Si ritorna a parlare di un argomento tornato alla ribalta mediatica dopo il boom dei videofonini, che nient’altro ha fatto che dare maggior popolarità a un fenomeno sempre esistito sia nelle scuole che in strada come all’interno degli spogliatoi delle scuole calcio, nelle piazze di paese fino ad arrivare addirittura dentro gli oratori sotto gli occhi poco vigili del prete della parrocchia. Ma che impresa titanica tentare di trovargli delle cause, ma soprattutto delle soluzioni, anche perchè pensandoci bene questo fenomeno sempre al centro dell’attenzione quando si parla di giovani, a maggior ragione in seguito alla riforma scolastica proposta dal Ministro Gelmini che lo ha addirittura usato come cavallo di battaglia per giustificare l’introduzione del maestro unico, nient’altro è che il mobbing o il nonnismo chiamato con un altro nome, quindi cosa vuol dire cercare di eliminarlo? Un po’ come immolarsi nel tentativo di eliminare l’ingiustizia o la povertà nel mondo.

 

Questi quesiti sorgono alla luce dell’ennesima spiegazione offerta da parte di un’ equipe di scienziati, questa volta dell’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, saliti all’onore delle cronache per aver individuato nei livelli innati dell’ormone di cortisolo i principali aghi della bilancia nello stabilire chi è teppista e chi no. In situazioni di stress, infatti, come quando siamo in preda a impulsi violenti, nelle persone “normali” questi aumentano e consentono al nostro cervello di riuscire a controllare la situazione e ad affrontarla con produdenza e responsabilità, come confermato in un esperimento durante il quale alcuni teen ager britannici venivano sottoposti a situazioni stressanti simulate in laboratorio e divisi in due gruppi: coloro che provenivano da un’infanzia emotivamente “tranquilla” e quelli che invece si erano resi protagonisti in passato di gravi comportamenti antisociali. Al termine del test, come conferma delle aspettative, i secondi registravano bassi valori di cortisolo, prova che queste persone sono realmente meno in grado di controllare le proprie emozioni.

 

Quindi trovata la causa del bullismo? Macchè. E l’educazione famigliare che se completamente sbagliata è in grado di lasciare macchie indelebili per tutta vita? E l’ambiente sociale circostante? Bullo non si può nascere ma lo si diventa come conseguenza di infiniti fattori presenti che caratterizzano la quotidianità, il cortisolo sembra essere solo una conseguenza, come conferma anche la Dott.ssa Rosalia Cipollina, collaboratrice della sezione di psicologia scolastica del sito http://www.iltuopsicologo.it.

 

“Ciò che la ricerca forse non chiarisce del tutto e se la bassa produzione di cortisolo sia un fattore innato o non sia conseguenza invece dell'educazione ricevuta in passato. Quest'ultima infatti potrebbe produrre non solo modifiche comportamentali ma anche ormonali. In ogni caso ritengo che la solo componente ormonale non sia sufficiente ad attivare comportamenti di bullismo, ma richiede necessariamente l'influenza di variabili ambientali e situazionali. Una visione solo "organicistica" del bullismo non aiuta assolutamente ad affrontarlo ma potrebbe rappresentare una pericolosa deresponsabilizzazione degli agenti educativi (famiglia, scuola, comunità)preposti a prevenire e contrastare il fenomeno”.

 

“Ritengo che oltre all'ambiente socio-familiare – aggiunge il Dott. Marco Messina, Redattore Web e Responsabile Comunicazione e Marketing di Italiasalute.it – una grossa fetta di responsabilità sia da attribuire anche alle esperienze fatte e, non per ultimo, alle difficoltà relazionali del bambino sottovalutate e trascurate magari per lungo tempo”.

 

 

 

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