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Sostegno a distanza, un abbraccio senza confini
di Anna Civitillo
SaD, "Sostegno a Distanza": tre parole semplici ma di grande importanza per milioni di bambini sfortunati. Tre parole per dire "Da oggi mi prendo cura di te, entri a far parte della mia vita, della mia famiglia e faccio questo perché tu possa, domani, diventare artefice della tua vita, là dove sei nato". "Sostenere a distanza", dunque, significa farsi carico di un bambino, permettergli di avere un futuro migliore, dargli l'opportunità di studiare, di crescere, di imparare un mestiere, restando all'interno della propria comunità e nel Paese d'origine.
Si è concluso proprio nei giorni scorsi a Brescia (28 febbraio-1 marzo) il IX Forum Nazionale del Sostegno a Distanza, l'appuntamento annuale organizzato dal ForumSad (Forum Permanente per il Sostegno a Distanza), l'organizzazione maggiormente rappresentativa di quanti operano con progetti di sostegno a distanza in Italia. Dal Forum è emerso che il SaD coinvolge milioni di italiani ed è la forma più diffusa di partecipazione popolare per contribuire alla lotta contro la povertà, le ingiustizie e la violenza. Il SaD, infatti, raccoglie miliardi di euro di solidarietà, molto di più dei fondi stanziati dallo Stato per la cooperazione internazionale, riuscendo a realizzare progetti anche nei luoghi più lontani e difficili.
Le organizzazioni che si occupano di sostegno a distanza sono di diverso genere (associazioni di fatto, organizzazioni non governative, enti religiosi o morali, associazioni di volontariato) e possono essere di piccole o grandi dimensioni. Abbiamo rivolto qualche domanda a Valeria Palmieri, fondatrice e presidente di Namastè - Onore a te Onlus, un'associazione laica di San Lazzaro di Savena (BO) che dal 1996 aiuta bambini e ragazzi in condizioni di estrema povertà a vivere e studiare nel proprio paese (India) senza essere costretti, per sopravvivere, a subire violenze, sfruttamento o sradicamento dalla loro terra.
Come nasce Namastè?
Nasce dal mio desiderio di trovare un modo sicuro e partecipato di fare del bene a qualche bambino tra i più poveri del mondo: avevo adottato a distanza un bambino in India (sono senza figli) e sono andata a trovarlo nel suo orfanotrofio. Rendendomi conto delle pessime condizioni in cui versavano quei bambini, molti dei quali neppure orfani, ho pensato che potevo fare qualcosa di più che adottarne uno a distanza e ho cominciato, così, a far propaganda tra amiche e colleghe. Poi, entrata in rotta di collisione con la struttura orfanotrofio, ho portato via tutti i bambini da noi adottati a distanza ed ho creato case-famiglia per chi non ne aveva una, mentre gli altri sono tornati a casa loro, aiutati da noi a mangiare e studiare.
Cosa significa "namastè"? Qual è la vostra mission?
Letteralmente significa "Mi inchino a te". È un gesto utilizzato come saluto per gli Hindu (le due mani unite a portate all'altezza del cuore con il capo leggermente chino). È un gesto di amicizia e cortesia, ma anche un ringraziamento. La nostra mission è prevalentemente educativa (io ero un'insegnante) perché un bambino non ha solo bisogno di cibo e di un tetto sulla testa per vivere e crescere nel miglior modo possibile: deve poter studiare ed essere seguito, sapere di avere qualcuno su cui contare nei momenti difficili. Ma col tempo i nostri progetti si sono ampliati e diversificati, per aderire meglio alle situazioni reali: ci occupiamo anche di anziani (vedove in particolare), costruzione di case, imprenditoria femminile (microcredito) e sport.
Ci parla del vostro progetto di adozione a distanza? Come avviene in pratica? Quanto costa e come sono utilizzati i soldi dell'adozione?
Il nostro "sostegno a distanza" è assolutamente personalizzato: il sostenitore scrive, manda lettere e regali, può venire in India a trovare il "suo" bimbo, oppure decidere di costruirgli la casa, comprargli la bicicletta.Il costo varia dai 150 ai 450 euro l'anno, a seconda della volontà del sostenitore e dei bisogni del bambino. Alcuni bambini (quelli in case-famiglia) li manteniamo noi completamente, gli altri dipende dalle situazioni: diamo dei soldi solo nel caso in cui non ci siano padri alcolizzati, altrimenti ci limitiamo a fornire materiali (scolastici, alimentari, medici) e servizi (trasporti, lezioni di supporto, dispensario, asilo).
Qual è, ad oggi, il grado di adesione delle famiglie italiane? Quanto è importante che l'impegno sia mantenuto nel tempo?
Noi chiediamo un impegno di almeno 3 anni, ma di solito chi adotta uno dei nostri bimbi lo porta fino ai 18 anni. La fidelizzazione è altissima (97%) per lo stretto rapporto che noi incoraggiamo fortemente tra famiglia e bambino. La durata dell'impegno è fondamentale: altrimenti che senso ha parlare di "adozione"?
Periodicamente saltano fuori degli scandali per la sottrazione indebita di fondi destinati ai bambini. Qual è la sua opinione al riguardo? Come mai accadono queste cose?
Purtroppo queste cose succedono, soprattutto nelle grosse organizzazioni non sostenute dal volontariato e in cui c'entra la politica, in qualche modo. È una cosa disgustosa e che fa molto male a tutte le organizzazioni oneste, ma malauguratamente piuttosto facile da realizzarsi. Non ci sono controlli "veri" da parte di nessuno. Ci si limita a controlli formali. Come nel caso del 5 per mille. Noi siamo stati esclusi perchè ho dimenticato una fotocopia assolutamente inutile da allegare alla domanda: così organizzazioni che nulla hanno a che fare con il no-profit si prenderanno anche i soldi destinati a Namastè per un cavillo formale. E a nessuno, giornalisti in primis, gliene può fregare di meno. Siamo moltissime (soprattutto piccole) associazioni ad aver avuto questa batosta, mentre la CRI e la FAO spendono e spandono in feste, regali e alberghi di lusso.
PER SAPERNE DI PIU':
Associazione Namastè
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