| Il
riciclo, passo dell’l’Italia verso Kyoto e l’UE
di
Matteo Auriemma
Lo
studio analizza le performance dell’industria del riciclo,
una vera e propria “industria nell’industria”,
che nel 2007 è cresciuta a un ritmo pari al 17,2%, in netta
controtendenza rispetto agli altri comparti, e tra il 2000 e il
2005 ha visto aumentare le imprese del 13% (sono circa 2.500 in
totale) e gli occupati del 47% (al 2005 erano circa 13.000).
In Italia, secondo i dati della pubblicazione,
nel corso del 2007 sono state avviate a recupero e riciclo circa
52 milioni di tonnellate di rifiuti (una cifra pari al doppio
della quantità di rifiuti urbani prodotti nel nostro paese
ogni anno) con evidenti vantaggi per l’ambiente derivanti
dalla riduzione dell’uso di risorse (rinnovabili e non rinnovabili),
dalla riduzione dei consumi energetici e idrici, e dalla riduzione
delle emissioni atmosferiche legate direttamente o indirettamente
ai cicli produttivi. Basti pensare che per la produzione di acciaio,
alluminio, piombo e carta, oltre il 50% degli input produttivi
è costituito da scarti o rifiuti avviati a riciclo, mentre
per alcuni tipi di vetro si può raggiungere anche il 95%.
“Il sistema del recupero-riciclo - sostiene
Duccio Bianchi, dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia,
nonché autore dello studio - ha dato vita a un vero e proprio
comparto industriale, tecnologicamente e ambientalmente avanzato,
in grado di coniugare le esigenze della tutela con quelle dello
sviluppo”.
Secondo lo studio, ipotizzando per il 2020 un
ulteriore sviluppo dell’industria del riciclo e dei suoi
volumi, con una crescita del 15% rispetto ai livelli attuali,
si potrebbe raggiungere un doppio risultato, da un lato di ridurre
i consumi energetici di 5 ulteriori milioni di tep, (tonnellate
equivalenti di petrolio), pari al 32% dell’obiettivo nazionale
di efficienza energetica al 2020 e dall’altro di ridurre
le emissioni di CO2 di oltre 17 milioni di tonnellate, pari al
18% dell’obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni
al 2020.
Per quanto riguarda il nostro paese “gli
impatti” della filiera di recupero e riciclo, ad oggi, sono
pari a minor consumo di energia per 15 milioni di TEP (tonnellata
equivalente di petrolio), minori emissioni di CO2 per un totale
di 55 milioni di tonnellate equivalenti. Ne “Il riciclo
ecoefficiente” si fa riferimento anche all’apporto
decisivo che il riciclo potrebbe garantire al raggiungimento degli
obiettivi stabiliti per l’Italia dal programma conosciuto
come “20 20 20” dell’Unione Europea.
“Un’industria che nel solo continente europeo - prosegue
Bianchi - è cresciuta dal 2000 ad oggi di oltre 50 punti
percentuali, a ritmi più di tre volte superiori rispetto
all’indice della produzione industriale nello stesso periodo.
Il rapporto - conclude Bianchi - analizza per ciascun materiale
i risultati delle analisi ambientali e del ciclo di vita, evidenziando
inoltre il contributo che il riciclo nel suo complesso può
garantire all’Italia nel compimento degli obblighi comunitari
e in termini di benefici per l’ambiente”.
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